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Università degli Studi di Messina Facoltà di Scienze Politiche Vincoli finanziari e vincoli di sviluppo alle migrazioni internazionali. Un approfondimento della migration hump di Erica Picciolo Relatore:

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Università degli Studi di Messina Facoltà di Scienze Politiche Vincoli finanziari e vincoli di sviluppo alle migrazioni internazionali. Un approfondimento della migration hump di Erica Picciolo Relatore: Guido Signorino A. A. 2009/2010 INTRODUZIONE La presente tesi si pone come obiettivo quello di giungere ad una più profonda e chiara comprensione della relazione che lega sviluppo e migrazione internazionale, offrendo un contributo all avanzamento dello stato della conoscenza sul tema; un tema, a mio parere, estremamente attuale e controverso, che coniuga due fenomeni fondamentali della nostra contemporaneità più recente, capaci di dominare i dibattiti nei salotti politici nazionali e internazionali, di attrarre i riflettori dei grandi mass media, di suscitare le speranze e le paure più recondite delle opinioni pubbliche. Il punto di partenza consiste nell esplicitare l esatta interpretazione di sviluppo sulla quale si fonda l intera architettura e il senso del lavoro svolto: una concezione di ampio respiro che supera l imperativo asettico e superficiale, a volte crudele, della crescita del Prodotto Interno Lordo per ridonare centralità alla persona e alle collettività, focalizzandosi sulle molteplici tessere che compongono il puzzle del benessere umano, sorgente unica della dignità e della libertà degli individui e dei popoli. Una volta fornita la chiave di lettura principale, si è proceduto alla descrizione dei molteplici canali attraverso cui la mobilità internazionale si 1 ripercuote sul progresso delle comunità d origine, la piena cognizione dei quali permetterebbe di annoverarli proficuamente tra gli strumenti delle politiche di sviluppo, come auspicato dall UNDP nel Rapporto sullo Sviluppo Umano pubblicato nel In terzo luogo, si è tentata una sintetica ricognizione delle principali teorie che si sono occupate degli effetti dei processi di sviluppo intervenienti e dei livelli di benessere esistenti in un area sul volume delle migrazioni che da essa si dipartono; quali sono gli elementi distintivi di queste elaborazioni concettuali, su quali fattori di mutamento si concentrano, le motivazioni per cui si sono prima affermate e in seguito hanno ceduto il passo a nuovi schemi interpretativi. Facendo tesoro di quanto appreso dall analisi dei nessi bilaterali che rendono interdipendenti sviluppo e migrazione, si è poi impostato uno studio econometrico articolato in tre momenti: la verifica della maggiore capacità esplicativa del fenomeno migratorio presentata da un indicatore di benessere alternativo e più evoluto rispetto al reddito pro capite, l Indice di Sviluppo Umano; la misurazione dell impatto che alcune variabili connesse in vario modo allo sviluppo sono in grado di esercitare sull ampiezza dei contingenti migratori, facilitandone od ostacolandone la formazione e l accesso; l introduzione di considerazioni di tipo distributivo nell interpretazione dei vincoli finanziari che limitano la stessa possibilità 2 di scegliere la migrazione come strumento di miglioramento delle proprie condizioni di vita. effettuate. Il lavoro, infine, si conclude ricomponendo gli esiti delle analisi 3 CAPITOLO I L IMPATTO DELLA MIGRAZIONE SULLO SVILUPPO Un lavoro che si occupi dello sviluppo e delle sue interconnessioni con il fenomeno migratorio non può certo esimersi dal chiarire in via preliminare il significato attribuito a questo concetto; ciò è reso ancor più necessario dal fatto che l ampiezza e la complessità della realtà da esso denotata e gli strumenti per la sua rilevazione e misurazione sono da tempo oggetto di dibattito. Nella nostra epoca di materialismo imperante molto spesso il concetto di sviluppo è stato ridotto a quello di mera crescita del prodotto o del reddito. Nonostante sviluppo e crescita siano spesso usati nella terminologia comune come sinonimi, tra i due corrispondenti fenomeni, per quanto correlati, non c è identità; ciò è chiaro sin dai tempi di Aristotele, il quale sottolineava come la ricchezza non costituisse altro che un mezzo per la realizzazione di altri fini umani 1. L aumento delle risorse disponibili è sicuramente un elemento determinante per il progresso di una comunità, ma di per sé non è elemento sufficiente a realizzarlo: fondamentale è il modo in cui quelle risorse aggiuntive vengono utilizzate per incrementare il benessere della popolazione, quindi per migliorarne la condizione non solo 1 Amartya Sen, Lo Sviluppo è Libertà (Milano: Mondadori, 2000), p. 20; UNDP, Human Development Report Concept and Measurement of Human Development (New York: Oxford University Press, 1990), p. 9. 4 sul versante prettamente economico, ma anche su quello dei rapporti sociali e della riduzione delle disuguaglianze, su quello dei diritti civili e politici, su quello della salute e dell istruzione e così via. Non a caso l esperienza ci mostra che esistono paesi con livelli di reddito pro capite non molto elevati ma capaci di assicurare ai loro popoli maggior benessere rispetto a paesi più ricchi. Una definizione critica e innovativa di sviluppo, ampiamente condivisa nella letteratura più recente sulle migrazioni, è quella data dal premio Nobel Amartya Sen nel suo libro Lo Sviluppo è Libertà. Sen concepisce lo sviluppo come un processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani 2, processo che deve svolgersi attraverso l emancipazione dell individuo da vari tipi di illibertà che ne mortificano l azione e la capacità di incidere sulla realtà; il processo di sviluppo deve dunque materializzarsi nell affermazione e nel consolidamento di cinque libertà strumentali (le libertà politiche, le infrastrutture economiche, le occasioni sociali, le garanzie di trasparenza e la sicurezza protettiva), distinte, ma al tempo stesso interconnesse, sia tra loro che nel perseguimento del fine comune, cioè la promozione della libertà complessiva degli esseri umani di vivere il genere di vita che hanno motivo di apprezzare 3. 2 Sen, Lo Sviluppo è Libertà cit., p Ivi, p L approccio di Sen si pone quindi chiaramente in contrasto con quanti considerano lo sviluppo come semplice sinonimo di crescita economica. Sen non nega l importanza che l incremento della ricchezza riveste nell espansione delle capabilities individuali e nel conseguimento dello sviluppo come da lui inteso; egli semplicemente ne sottolinea il ruolo strumentale nel processo di espansione delle libertà, e comunque in concomitanza con il ruolo di altri fattori che ne accrescono o ne deprimono l effetto sul risultato finale. Chi vuole capire la natura dello sviluppo deve anche capire la relazione tra ricchezza e successo, fra merci e capacitazioni (capabilities), fra la nostra prosperità economica e il nostro poter vivere come desideriamo [ ] l utilità della ricchezza sta nelle cose che ci permette di fare, nelle libertà sostanziali che ci aiuta a conseguire; ma questa correlazione non è né esclusiva né uniforme 4. La centralità dell uomo e una concezione multidimensionale dello sviluppo sono alla base anche della definizione datane dallo United Nations Development Programme (UNDP) nel suo primo Rapporto sullo Sviluppo Umano (o Human Development Report) nel 1990: lo sviluppo umano è un processo di espansione delle scelte delle persone, scelte che possono essere infinite ma tra le quali emergono come essenziali e propedeutiche rispetto a tutte le altre il godere di una vita sana e longeva, essere istruiti e avere accesso alle risorse necessarie a condurre uno stile di vita dignitoso, 4 Ivi, pp in un contesto generale che garantisca le libertà politiche, rispetti i diritti umani e la dignità personale. Lo sviluppo permette alle persone di compiere queste scelte. Nessuno può garantire la felicità umana [ ] ma il processo di sviluppo dovrebbe almeno creare un ambiente che contribuisca a far sì che le persone esprimano pienamente le loro potenzialità, sia a livello individuale che a livello collettivo, e abbiano una possibilità ragionevole di condurre vite produttive e creative in sintonia con i loro bisogni e interessi 5. A tali visioni complesse dello sviluppo possono ricondursi il longevo e ampio filone di critica al Pil pro capite, come asettica, monodimensionale e limitativa misura dello sviluppo, e il dibattito a favore di strumenti alternativi che permettano di cogliere in maniera più esaustiva le varie componenti e le sfumature di un fenomeno essenzialmente qualitativo. Per quanto il Pil pro capite possa apparire una rappresentazione quanto meno rozza dello sviluppo e delle sue variegate manifestazioni di benessere e di libertà, essa rimane comunque tra le più utilizzate grazie alle sue caratteristiche di oggettività, reperibilità e comparabilità. L esigenza di creare una misura dello sviluppo che ne sintetizzasse la complessità, ma che allo stesso tempo permettesse un oggettiva e 5 UNDP, Human Development Report 1990 cit., p immediata comparazione tra realtà diverse, in modo da affermarsi quale effettiva alternativa al Pil pro capite, ha condotto, nei primi anni novanta, all elaborazione in seno all UNDP dello Human Development Index (HDI o ISU utilizzando l acronimo del corrispondente italiano). La duplice necessità che si pone alla base di questo indicatore emerge chiaramente dalle parole che Mahbub ul Haq, ideatore del Rapporto sullo Sviluppo Umano, pronuncia per superare lo scetticismo di coloro che, come Sen, in sede di concepimento dell HDI, non ritenevano opportuna la creazione di una misura di sintesi dell ampia mole di informazioni e di dati sullo sviluppo contenuti nei Rapporti, in quanto, qualunque ne fosse stata la formulazione, sarebbe stata comunque macchiata, al pari del Pil, dal peccato originale del riduttivismo : abbiamo bisogno di una misura dello stesso livello di immediatezza del PNL solo un numero ma una misura che non sia cieca rispetto agli aspetti sociali delle vite umane come lo è il PNL 6. L HDI è un indice complesso che misura i risultati medi in tre dimensioni fondamentali dello sviluppo umano: una vita longeva e sana, l accesso alla conoscenza e un decente standard di vita 7 ( rappresentate rispettivamente dall aspettativa di vita alla nascita, dal livello educativo (tasso di alfabetizzazione degli adulti più tasso combinato di iscrizione primaria, secondaria e terziaria) e dal Pil pro capite). Questo indice e i suoi 6 Amartya Sen, Assessing Human Development in Human Development Report 1999, New York: Oxford University Press, 1999, p UNDP, Human Development Report Overcoming Barriers: Human Mobility and Development (New York: Palgrave Macmillan, 2009), p componenti costituiranno la variabile fondamentale utilizzata in questo lavoro per condurre l analisi quantitativa del rapporto tra sviluppo e migrazione. 1.1 Migrazione e sviluppo: una relazione biunivoca La relazione tra migrazione e sviluppo è stata definita come unsettled 8 (irrisolta). Non è infatti possibile stabilire tra i due fenomeni una direzione causale univoca; al contrario, essi si intrecciano e si intersecano in una rete di connessioni reciproche non sempre facile da districare, e nella quale si inseriscono anche le influenze di fenomeni terzi ma ad ognuno di essi singolarmente associati e non sempre chiaramente identificabili come distinti. La migrazione è tradizionalmente attribuita all assenza di sviluppo, o più precisamente alla squilibrata distribuzione dello sviluppo e delle opportunità a livello mondiale. Per comprendere l entità di tale squilibrio basti pensare che oggi un sesto della popolazione mondiale detiene l 80% del reddito globale, mentre i restanti cinque sesti sono costretti a spartirsi ciò che rimane 9. Sulla base di questo assunto i modelli sulle migrazioni 8 Demetrios G. Papademetriou, e Philip L. Martin, The Unsettled Relationship: Labor Migration and Economic Development (Westport: Greenwood Press, 1991). 9 Philip Martin, The Trade, Migration and Development Nexus, 30 Agosto 2006 (http:// pp meno recenti, utilizzano proxy dello sviluppo, come ad esempio i differenziali salariali, per spiegare l entità e la direzione dei flussi; secondo tale approccio la consistenza dei flussi migratori in uscita sarebbe inversamente proporzionale al livello di sviluppo. Analisi più recenti (Martin, Taylor, De Haas, Olesen, Massey) mettono in discussione l impostazione rigidamente lineare di questi modelli, dimostrando come in una prima fase un aumento dello sviluppo sia associato ad un incremento e non ad una riduzione della migrazione. Tali approcci teorici verranno affrontati in dettaglio nel capitolo successivo. La cosa che al momento è importante sottolineare è che essi dimostrano che la relazione sviluppo-migrazione non è inversamente lineare, e che lo stesso processo di sviluppo non solo causa, ma addirittura presuppone la migrazione: la migrazione non è soltanto un effetto collaterale indesiderato ma una parte integrale di più ampi processi di trasformazione sociale ed economica [ ] i processi di sviluppo non solo facilitano la migrazione, ma è lo stesso processo di sviluppo ad essere condizionato dal trasferimento di lavoro agricolo al settore urbano sia all interno che attraverso i confini nazionali. 10 La migrazione e lo sviluppo sono processi funzionalmente e reciprocamente connessi 10. Guardando all altra direzione del nesso migrazione-sviluppo si può affermare che la mobilità internazionale non solo influenza lo sviluppo umano di chi migra, ma anche lo sviluppo di chi resta. Se questo impatto sia positivo o negativo è stato e continua ad essere oggetto di una vastissima letteratura, frutto dello scontro tra posizioni favorevoli e posizioni avverse alla migrazione, le une e le altre dominanti o minoritarie a seconda degli alterni momenti di ottimismo o pessimismo e dei prevalenti approcci teorici, ma nessuna delle due mai definitivamente vincente: la realtà infatti si è dimostrata troppo complessa e varia per essere inquadrata in degli schemi teorici che pretendevano di stabilire in maniera deterministica e universale quale sarebbero stati gli effetti della migrazione sullo sviluppo di un area 11. Una grave pecca dell intera letteratura riguardante le migrazioni e lo sviluppo è stata quella di concentrarsi solo su una delle due direttrici del nesso migrazione-sviluppo, di studiare le cause e gli impatti della migrazione separatamente 12, oltre ad analizzarli in maniera del tutto 10 Hein de Haas, Turning the Tide? Why Development Instead of Migration Policies are Bound to Fail, International Migration Institute Working Paper N 2, 2006: p Hein de Haas, Migration and Development: A Theoretical Perspective, COMCAD Working Paper N 29, 2007: p Ivi, p astratta dal più ampio contesto di trasformazione economica e sociale. Questa impostazione ha prodotto delle conclusioni in qualche modo claudicanti dal momento che è probabile che i fattori di sviluppo che influenzano le decisioni migratorie ne determinino anche i risultati in termini di sviluppo 13 dei paesi coinvolti. Lo scopo di quanto sinora detto è far comprendere che migrazione e sviluppo non possono essere considerati due fenomeni nettamente separati e separabili nell analisi, come la congiunzione e farebbe erroneamente supporre 14 ; al contrario la migrazione è un processo inerente allo sviluppo, che al tempo stesso possiede le sue autonome dinamiche, e che attraverso queste a sua volta incide sullo sviluppo stesso 15 : la migrazione non è una variabile indipendente che spiega il cambiamento, ma è una variabile endogena, che così come è parte integrale del cambiamento stesso così, in pari misura, può rendere possibili ulteriori cambiamenti 16. Una più chiara comprensione della catena di relazioni che intercorrono tra i due fenomeni è una conditio sine qua non per l elaborazione di politiche efficaci nel raggiungimento dell obiettivo perseguito, sia che esso sia costituito dal contenimento dei flussi sia che 13 Ibid. 14 Ronald Skeldon, Migration and Development, ( paper presentato allo United Nations Expert Group Meeting On International Migration and Development in Asia and the Pacific, Bangkok, Thailandia, Settembre 2008): p De Haas, Migration and Development cit., p Ivi, p miri al potenziamento degli effetti positivi della migrazione sullo sviluppo. Troppo spesso infatti le politiche adottate si sono rivelate miopi, se non anche controproducenti, non solo per la criticabile separazione tra politiche migratorie e politiche di sviluppo (che determina la gestione separata di due settori strettamente connessi), ma soprattutto perché basate su un erronea comprensione dei due fenomeni e delle reciproche interdipendenze. 1.2 L impatto della migrazione sullo sviluppo dei paesi d origine secondo i diversi approcci teorici Tutti gli studiosi delle migrazioni concordano sul fatto che essa costituisca un evento che si ripercuote non solo sui soggetti che decidono di emigrare, ma anche sui paesi da cui essi emigrano. Il modo in cui questa decisione si riflette sullo sviluppo dei paesi d origine invece rimane oggetto di controversia nel mondo accademico e di conseguenza in quello delle istituzioni preposte alle politiche di sviluppo e migratorie. I cinquant anni in cui il dibattito sul tema è stato più intenso possono essere suddivisi in periodi, ognuno dei quali caratterizzato dalla predominanza di una determinata scuola di pensiero sul rapporto migrazione e sviluppo (a sua volta generalmente rispondente ai canoni di 13 interpretazione propri dell approccio in quel momento prevalente nella più vasta teoria sociale 17 ). In particolare fino agli anni 90 si sono contrapposti due filoni teorici fortemente deterministici e netti nell abbracciare l uno una visione ottimistica e l altro una visione pessimistica dell impatto della migrazione sulle aree d origine. Il primo approccio, che può essere definito teoria della crescita bilanciata, è stato prevalente fino agli anni 70 e può essere collegato, in generale,alla dottrina sociologica del funzionalismo e, in particolare, per quanto strettamente inerente allo studio delle migrazioni, alla teoria neoclassica e a quella della developmentalist modernization; il secondo approccio, detto dello sviluppo asimmetrico, che ha affermato la sua influenza nel ventennio 70-90, ha una matrice strutturalista ed è riconducibile alle teorie della dipendenza neomarxiste e alla teoria della causazione cumulativa di Gunnar Myrdal. L ottimismo dei neoclassici è giustificato dall idea base secondo cui la migrazione consentirebbe un allocazione ottimale del lavoro, determinando nell area di emigrazione un progressivo aumento della produttività marginale di tale fattore e quindi dei salari. Lo sviluppo, che in questo caso coincide con il cammino verso l equilibrio, sarebbe realizzato attraverso il classico sistema dell aggiustamento del prezzo dei fattori di produzione. La migrazione, resa scevra da qualsiasi fardello sociale ed emotivo, incarna 17 Ivi. 14 l essenza stessa della libera scelta dell individuo, effettuata sulla base del confronto razionale tra costi e benefici. L ottimismo dei fautori della visione developmentalist si fonda invece principalmente sulle risorse in termini di capitale (rimesse), conoscenze, esperienze e imprenditorialità che il migrante avrebbe acquisito all estero e che deciderebbe di reinvestire nel paese d origine, svolgendo così il ruolo di agente di innovazione e di sviluppo. Queste attese positive erano in gran parte supportate dalla storia delle migrazioni europee tra il 1800 e il 1900, quindi dall esperienza di paesi che negli anni 60 avevano ormai raggiunto, o stavano per raggiungere, elevati livelli di sviluppo: la convinzione generale era che la stessa esperienza si sarebbe ripetuta identica per i paesi di nuova decolonizzazione, che quindi vennero chiamati in via di sviluppo 18. L approccio strutturalista è permeato da un assoluto pessimismo: le migrazioni non rappresentano l esito di una decisione individuale o familiare; al contrario esse costituiscono l antitesi stessa della scelta, cioè una costrizione resa inevitabile sia dai vinco
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