Una nazione e il suo immaginario. La rivolta contro le chiudende dal mito alle fonti d’archivio (1832-1848)

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   . Sul catasto in Sardegna cfr. L ODDO C ANEPA (  ).  . Una imponente mole di documentazione di natura fiscale che sarebbe utilissima agli studi sulle proprietà in Sardegna si trova nel Fondo Intendenza di Finanza, conservato presso l’Archivio di Stato diCagliari, parzialmente censito, non ancora inventariato e dunque non accessibile al pubblico. Chi scriveha potuto apprezzare la qualità e la quantità di questo fondo nell’ambito di un progetto di censimento ar-chivistico svoltosi tra il  e il  .  . La ricostruzione delle maglie patrimoniali delle famiglie del Cagliaritano è resa particolarmentedifficoltosa dalla mancanza degli atti notarili della tappa di insinuazione cagliaritana relativi alla primametà dell’Ottocento, forse andati perduti durante il secondo conflitto mondiale.  . Per quanto riguarda i  Quinque libri dell’arcidiocesi di Cagliari cfr. l’inventario a cura di C ABIZZO - SU , M ARONGIU , U RAS (  ).  Una nazione e il suo immaginario.La rivolta contro le chiudendedal mito alle fonti d’archivio (  -  ) di Giampaolo Salice  .  Introduzione Il presente saggio anticipa alcuni dei risultati di una ricerca ancora in corso, avente peroggetto il processo di formazione della nazione risorgimentale in Sardegna. Ambien-te sociale e morale difficile da definire per i non pochi ostacoli documentali presen-tati dal caso sardo, per il quale non disponiamo di dati catastali  e fiscali  omogenei ecapillari se non a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.In un quadro simile è cruciale la fonte notarile  che, se intrecciata con le infor-mazioni genealogiche fornite dai libri parrocchiali  , permette di ricostruire con buo-na approssimazione sia la dimensione patrimoniale di un cognome sia le strategie dialleanza da questo perseguite. Archivi parrocchiali, diocesani e statali contribuisconoinoltre a precisare il contesto simbolico, culturale e istituzionale che fa da sfondo aqueste avanzate socio-economiche. Per la gran parte dei cognomi che compongonol’élite di cui si tratta in questo saggio, l’accumulazione di capitale fondiario ha srcinenello spazio agrario locale, governato da un complesso sistema di gestione e accessocollettivo alle risorse fondiarie.Non è questa la sede di un approfondimento sul tema del confronto tra gestioneindividualistica e collettiva della terra; basterà tenere presente come l’effetto dellacompetizione tra questi due sistemi gestionali non consista solo nella frammentazio-ne della sfera locale in “partiti” avversari, ma anche nell’emersione di una nuova ge-rarchia di valori caratterizzati dalla mescolanza tra bisogno di conservazione e neces-sità di cambiamento. Il paesaggio sociale che prende forma in una simile atmosfera   . Sul termine “borghesia” cfr. R  OMANELLI (  a); sul suo utilizzo nell’ambito dei democratici fran-cesi del  XIX secolo cfr. B RACCO (  ). Sul dibattito storiografico in tema di borghesia italiana cfr. R  O - MANELLI (  b); M ERIGGI , T ILLY  (  ); B ANTI (  ); C ARTER  (  ).  . «Parler de “bourgeoisie italienne” ne va pas sans difficultés. Si le substantif pose toujours les mê-mes problèmes sur l’srcine du terne et sur ses diverses acceptions, l’adjectif, quant à lui, suggère une im- possible synthèse entre des situations locales très différentes» (R  OMANELLI ,  , p.  ).  . Diversamente da quanto comunemente sostenuto, il regio editto sopra le chiudende del  ottobre  non introduce la proprietà perfetta in Sardegna, ma si limita a fornire la cornice regolamentare per il   GIAMPAOLO SALICE  può essere meglio colto attraverso il complesso della documentazione disponibile, co-sì attenuando gli effetti distorsivi derivanti da un ricorso prevalente o esclusivo allafonte processuale o governativa. Come abbiamo avuto modo di notare altrove (Sali-ce,  ), le dichiarazioni rese ad esempio in ambito processuale non sono sempre af-fidabili: dietro il termine “pastore” o “contadino”, col quale nella Sardegna dei primidecenni dell’Ottocento centinaia di persone si qualificano al cospetto del giudice, sicelano paesaggi sociali complessi. “Pastore” è il proprietario di centinaia di capi di be-stiame e di un consistente patrimonio fondiario; pastore è anche il socio minore diquest’ultimo, o il suo servo. Allo stesso modo, contadino non è solo il bracciante agri-colo senza terra, ma anche il medio coltivatore dotato di aratro e quello ricco, che svet-ta in cima alla scala sociale comunitaria. Se dirsi pastore o contadino può significarecose così diverse, è allora necessario mettere simili etichette alla prova degli archivi,anche per proteggersi dal rischio di far scomparire interi settori del corpo sociale allosguardo di chi lo indaga.Forse è proprio l’assenza di un’adeguata illuminazione documentale che ha spin-to non pochi studiosi in passato a sostenere che le élite di tipo borghese in Sardegnasiano state il frutto dei processi confusi e contraddittori con i quali nell’Ottocento siè proceduto alla liquidazione del regime feudale, alla sdemanializzazione delle terre,allo scioglimento delle pratiche collettive, alla chiusura dei terreni, alla quotizzazionee redistribuzione dei demani comunali. Solo in tempi relativamente recenti è stato no-tato (Ortu,  ) come la borghesia ottocentesca in Sardegna avesse invece radici pa- trimoniali ben piantate nel Settecento e qualche volta persino nel Seicento. Quando,nel  , la corte sabauda lascia la Sardegna dopo una residenza forzata di tre lustri,molti dei pastori e dei contadini benestanti sono già imparentati con i nobili di pae-se, ai quali hanno fatto credito o dei quali sono da tempo affittuari secondo tradizio-ni inventate fin dal Settecento.er molti di questi cognomi in ascesa preferiamo utilizzare il termine “proto-bor-ghesia” perché i codici comportamentali, i gusti estetici, le sensibilità che li caratte-rizzano non rispondono ancora a quel modello di “borghesità” che si impone nel-l’Europa del  XIX secolo come matrice di uno stereotipo di classe sociale del quale astento ancora oggi riusciamo a fare a meno  . Saranno i loro figli notai, avvocati, intel-lettuali, medici e ingegneri, funzionari dell’amministrazione feudale e di quella stata-le, a sintonizzarsi con i modelli culturali, «de nature fort composite et aux significa-tions complexes», direbbe Raffaele Romanelli, ai quali guarda l’intero mondo “bor-ghese” dell’Europa del tempo  .Tuttavia, quando, a partire dal primo Ottocento, le riforme di riassetto fondiario– prima tra tutte l’editto delle chiudende del   – impattano sulla realtà socio-eco-   proprietario che volesse chiudere il proprio appezzamento di terreno al fine di sottrarlo alla gestione col-lettiva. Della verifica è incaricato l’intendente provinciale, che rilascia il dispaccio autorizzativo con l’as- senso formale del consiglio comunitativo e dei probi uomini della comunità. Per l’analisi dettagliata del provvedimento da un punto di vista giuridico cfr. B IROCCHI (  ). Sul problema della proprietà fondia-ria nel contesto istituzionale e giuridico sardo in età moderna cfr. D ONEDDU (  ).  . Non poca influenza avranno anche sulle successive interpretazioni storiografiche. Per fare solo unesempio, Bruno Josto Anedda, nel saggio biografico introduttivo all’edizione del  Diario politico curata da Ti-to Orrù e Carlino Sole, definisce Bitti un villaggio senza classi in cui «non esistevano proprietari fondiari»(A SPRONI ,  , p.  ). Simile interpretazione viene riproposta successivamente da P ILIA (  , pp.  -  ).  . Com’è noto, Giovanni Maria Angioy, leader della “Sarda Rivoluzione”, era nativo di Bono, comunitàche offrirà supporto militare al compaesano, per poi spaccarsi violentemente negli anni della Restaurazione.  . UNA NAZIONE E IL SUO IMMAGINARIO   nomica sarda, questa élite ha iniziato da tempo a tessere le strategie che la trasforme-ranno in gruppo di potere nazionale. La rivolta contro le chiudende, che nel  spez-za l’ordine pubblico delle regioni più pastorali della Sardegna, rappresenta un mo-mento decisivo nel processo di maturazione della nuova élite borghese. Da un lato ilconfronto con l’apparato repressivo dello Stato accelera il processo di inserimento diquesto ceto dirigente (e della sua battaglia socio-patrimoniale) entro il quadro defi-nito dalla legalità statale; dall’altro le “memorie” della rivolta condizioneranno in mo-do decisivo sia le forme sia i contenuti della partecipazione dell’élite intellettuale e po-litica sarda alla rivoluzione risorgimentale italiana  .Obiettivo del presente saggio è dunque mostrare come la rivolta del  , diver-samente da quanto tradizionalmente sostenuto, vada letta non come ribellione prole-taria al padronato agrario, ma come reazione di una nuova classe dirigente decisa adaffermare anche con la violenza il proprio ruolo nel processo di trasformazione degliassetti fondiari, all’alba del Risorgimento in Sardegna.  .  Le trame rurali di una rivolta “borghese” Un sincronismo sospetto sembra muovere le mani che tra il luglio e l’agosto del  ro- vesciano, incendiano e distruggono le chiusure che stanno modificando l’aspetto del paesaggio rurale in numerose comunità della Sardegna centro-settentrionale. La tem- pistica sembra svelare i network che abbracciano l’orizzonte territoriale che fa da sce-nario alla rivolta, secondo dinamiche che paiono orchestrate da una classe dirigente lo-cale consapevole. Ed è proprio il fatto che il disordine si impossessi dei villaggi nellestesse settimane, negli stessi giorni, perfino nelle stesse ore a costituire un elementoqualificante del sommovimento del  . Perché per il resto le modalità con le quali nel-l’estate di quell’anno si rovesciano i muretti a secco non sono né nuove né inedite.A Bono, regione storica del Goceano, le chiudende sono state motivo di forte ten-sione sociale fin dai primi anni Venti del secolo, subito dopo la promulgazione del ce-lebre editto che ne ha regolamentato la formazione in tutto il Regno. In un paese nelquale le ferite inferte dalla fallita rivoluzione antifeudale di fine Settecento non sonoancora completamente rimarginate  , le chiusure diventano il catalizzatore di tensioniche sembrano rinverdire l’antica contrapposizione tra “agiojani” e “lealisti”. Nel  i   . Su Bonifacio Cocco e gli altri rivoluzionari processati dallo Stato all’indomani della rivoluzionesarda di fine Settecento cfr. D EL P IANO (  ).  . Archivio di Stato di Cagliari ( ASCA ), Segreteria di Stato, serie II , vol.  .  .  Ibid  .  . Antonio Rodriguez nel  è giudice della sala criminale del tribunale della Reale Udienza di Sar-degna.  . ASCA , Segreteria di Stato, serie II , vol.  .   GIAMPAOLO SALICE muri eretti dal parroco Salvatore Satta e dal nobile don Raimondo Angioy vengonocontestate dal consiglio del villaggio. Quest’ultimo gode dell’appoggio di GiovanniMulas e del notaio Bonifacio Cocco, il quale, dopo essere passato dal partito “pa-triottico” guidato dal suo compaesano Giovanni Maria Angioy a quello lealista e mo-narchico, è diventato uno dei più accesi persecutori dei suoi ex alleati “rivoluziona-ri”  . Secondo uno schema che si riprodurrà anche nel  , da scontro interno allaclasse dirigente comunitaria il dissenso sulle chiudende di Bono si tramuta presto inmoto popolare: la propaganda orchestrata dalla fazione dei Cocco e dei Mulas deto-na nella domenica di Pasqua del  , quando una folla minacciosa chiede a gran vo-ce l’abbattimento dei muri delle chiusure. La contestazione investe non solo le chiu-dende di Satta e di Angioy, ma anche quelle di Tommaso Demartis e Salvatore Man-chinu, secondo marito di Mattia Mulas, nonna paterna del ministro d’età giolittianaFrancesco Cocco Ortu e srcinaria della vicino villaggio di Benetutti.Proprio Benetutti, quando nel  l’attacco alle chiudende travolge l’intero Nuo-rese, sarà tra le comunità più colpite. L’  agosto l’avvocato Raffaele Frau Melis, con-sultore delegato della curia del Goceano, scrive al viceré per informarlo che nei salti diBenetutti «in queste scorse notti vennero diroccate da venti tanche con averne getta-to per terra il muro barbaro che, nella maggior parte, le cingeva avendone incendiato pure alcune»  . Secondo la memoria del reggente l’Ufficio fiscale generale dell’  set-tembre successivo  , è a Benetutti che divampa il rogo più impressionante tra tuttiquelli che incendiano il Nuorese.Come nove anni prima a Bono, anche a Benetutti i leader delle distruzioni sonoesponenti delle famiglie più ricche e influenti del paese. All’indomani delle rivolte, lacommissione militare mista guidata dal giudice della Reale Udienza Antonio Rodri-guez  condanna Andrea Maria Cocco Basole, proprietario terriero e di bestiame, più volte consigliere comunale e membro della locale compagnia barracellare, a sette an-ni di carcere; il fratello Gavino, anch’egli ricco possidente di terre e bestiame, è con-dannato all’ergastolo, mentre Salvatore Mulas è condannato a morte (la pena verrà poicommutata in ergastolo).Questo non è l’embrione di un proletariato che si ribella al processo di accumu-lazione srcinaria condotto dalla borghesia col sostegno dello Stato. Sia a Bono che aBenetutti, Cocco e Mulas sono cognomi contadini la cui ascesa ha avuto inizio in pie-na età moderna, grazie ad accorte politiche matrimoniali e successorie. Un panoramadi valori e mentalità che hanno formato uomini come Fedele Mulas Cocco, sindacodi Benetutti nel  , condannato nel  a dieci anni di reclusione per aver parteci- pato ai moti contro le chiudende  . Il padre, Fedele Mulas Pala, è tra i pochissimi al-fabetizzati nella Benetutti del Settecento. Presente alle sedute più importanti del con-   . L’editto del  , che istituisce i consigli comunitativi in Sardegna, introduce per la prima voltauna regolamentazione unitaria e stabile per gli organi rappresentativi dei comuni rurali, i quali vengono posti sotto la protezione del sovrano e così sottratti all’ingerenza baronale. Cfr. M ATTONE (  ).  . ASCA ,  Reale Udienza , Cause civili , pp.  -  , b.  , f.  .  . Ivi, b.  , f.  .  . Ivi, b.  , f.  .  . Il debito, per un ammontare di circa  scudi, è stato acceso diversi anni prima dal padre del ca- valiere a favore di Giovanni Maria Cois e Battista Fadda del villaggio barbaricino di Orani ( ibid  .).  .  Ibid  .  . Con questo argomento Mulas si appella alla Reale Udienza contro la sentenza di primo gradoemessa dalla curia maggiore del contado di Goceano a favore di Minutili il  settembre  ( ibid  .).  . Così ad esempio, nel secondo Settecento, Luisa Mulas Pala, l’unica figlia femmina di SalvatoreMichele e di Giovanna Pala, sposa Giuseppe Carta Farina, rampollo di una famiglia la cui nobiltà risale alCinquecento. In ASCA ,  Antico archivio regio ,  Parlamenti , vol.  , cc.  ss. è presente il fascicolo  Procehi-mentssobreladescendenciade Gaspar y Juan Agustì Carta ,contenente il privilegio di nobiltà concesso daCarlo  V  nel  a Francisco Carta di Benetutti.  . Paolo Mulas Pala (Benetutti,  -  ) viene ordinato sacerdote e in tale veste compare in diversifascicoli processuali concernenti la sua famiglia. Cfr. ad esempio la causa contenuta in ASCA ,  Reale Udien- za , Cause civili , pp.  -  , b.  , f.  .  . UNA NAZIONE E IL SUO IMMAGINARIO   siglio comunitativo  , è tra i protagonisti della crescita giurisdizionale del Comune in-sieme alle altre principali famiglie della comunità  . Quando, nel  , accetta di te-stimoniare in occasione di un processo per abigeato, ha sessantacinque anni e dichia-ra che la sua professione è gestire un patrimonio che ammonta a oltre  .  scudi  .Fedele Mulas Pala è a sua volta erede di una storia di prestigio familiare che nel pri-mo Settecento è già solida: il padre Salvatore Michele Mulas è così ricco da garantire i prestiti altrui  . Nel  il nobile Giuseppe Minutili pretende da Mulas la restituzionedel credito di cui questi è fideiussore  ; ma Mulas oppone resistenza, avendo Minutilidichiarato pubblicamente estinto il suo credito  . E siccome Minutili è «un cavallero»– afferma Mulas – la sua «palabra es mas fuerte que un instrumento publico»  . Il fat-to che Salvatore Michele Mulas rovesci sul nobile la sua stessa superiorità di casta è spiadel mutamento profondo che già nel Settecento interessa la rete di potere locale. La de-bolezza della nobiltà si acuisce nel corso del secolo, e i proto-borghesi ne approfittanosia acquistando i beni che i nobili sono costretti a vendere sia rilevandone i debiti, ma-gari in cambio un matrimonio che ne nobiliti i discendenti  . A fine secolo l’avanzatadei Mulas sul terreno nobiliare si serve della breccia aperta dalle contese processuali chefavoriscono il mescolarsi di patrimoni nobili e contadini, dando vita a un’élite localeche, negli stessi anni, mette radici anche sul terreno ecclesiastico  .La politica matrimoniale assicura alleanze anche con le altre famiglie contadineemergenti sia dentro che fuori il villaggio. Il matrimonio tra Mattia Cocco e FedeleMulas Pala darà alla luce tre figli: i primi due, Fedele e Salvatore, verranno condanna-ti rispettivamente a dieci anni e all’ergastolo per i disordini del  . Un terzo figlio,Giovanni Agostino, morirà prima dei tumulti degli anni Trenta, dopo aver dato i na-tali a Mattia Mulas Sotgiu, che come abbiamo visto sposerà in seconde nozze uno dei proprietari contestati nel tumulto di Bono degli anni Venti.I Cocco di Benetutti hanno importanti legami anche con le famiglie proto-borghesidel vicino villaggio di Nule. Vincoli che sono sia di tipo affettivo che di segno diame-tralmente opposto: un’efferata faida e una lunga striscia di sangue ha infatti trasformato
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