Sulla “Semiotica degli oggetti” Versus 91/92, a cura di Michela Deni

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[ITA] Review of “Semiotica degli oggetti”, Versus special issue 91/92, Michela Deni, eds. With Giacomo Festi.

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  S ULLA “S EMIOTICA DEGLI OGGETTI ” V  ERSUS 91/92,  A CURA DI M ICHELA D ENI Giacomo Festi e Andrea ValleIl numero doppio di Versus  raccoglie nove contributioriginali, tra cui sette di semiotici italiani e due di areafrancese, di molti degli autori che in questi ultimi diecianni si sono occupati di oggetti con pubblicazioni dedicate,saggi o interi testi: dalla curatrice Deni 1 , a Marrone 2 ; daFontanille 3 , a Bordron 4 ; da Proni 5 , a Marsciani 6 : tutti hannointrapreso un approfondimento in primis bibliografico dellaquestione degli oggetti di vita quotidiana. Manca solamente,a voler scorrere la lista, uno dei pionieri in ambitoitaliano della semiotica degli oggetti, Andrea Semprini. Nonè la prima volta, va detto, che una rivista di semioticacompie un’operazione simile: già Protée , infatti, con ilnumero monografico dedicato agli oggetti, poi comparsoampliato in traduzione Meltemi sotto la cura di Marrone eLandowski, ci dava un quadro variegato intorno alla nozioneproblematica, su cui vorremo tornare, di interoggettività odi società degli oggetti.Si tratterà quindi per noi di osservare a che punto è lostato della ricerca intorno agli oggetti e, soprattutto,quali sono le ricadute della semiotica degli oggetti per unasemiotica generale. Spingeremo fin là la nostra riletturarafforzati in questo dalla mancanza di una declinazionetematica più specifica del numero in questione, comericonosce la Deni stessa in apertura.In riferimento al tema comune, gli oggetti, si potrebbepensare che la forma dell’oggetto  Versus , riprendendo itermini della mereologia di Bordron (1991), sia quelladell’ agglomerato , con almeno una parte legante rispetto atutti i saggi. Tuttavia, possiamo sostenere che esso   1  Cf. Deni 2003. 2  Cf. Landowski, Marrone 2002. 3  Cf. il saggio sull’ergonomia in Pozzato   (1995) e quello sulla patinain Marrone, Landowski (2002). 4  Cf. il saggio sulla mereologia degli oggetti (1991). 5  Cf. il suo lavoro pubblicato on line su Ocula . 6  Cf. il saggio su tappi e cavatappi in Marsciani 1999.  assomiglia maggiormente ad una configurazione , definibilecome un tutto le cui parti sono simili per genere ma nonnecessariamente per specie. Le diverse specie di saggi nondipendono solo dalle diverse tematizzazioni dovute alle ovviedifferenti scelte di oggetti d’analisi, ma da qualcos’altroche ci ha spinto ad affrontare una presentazione del volumeseguendo l’articolazione interna alla semiotica che la vuoledispiegata su più piani. Partiremo dal descrittivo, valutandoi risultati cui sono pervenuti i nostri autori, tirando inanticipo le somme, per poi spostarci alle operazioni, allivello metodologico (come si costituisce un corpus dioggetti, come si organizza l’analisi, come si gestiscel’eterogeneità dei dati) per finire necessariamente ad unlivello epistemologico e filosofico (qual è il postodell’oggetto nell’edificio semiotico). Ecco che i nove saggisi orientano diversamente rispetto a questa multilivellarità.Per dare un’idea: almeno uno è esclusivamente epistemologico(Bordron), un altro chiaramente metodologico (Proni), unaltro ancora più descrittivo rispetto a categorieprestabilite (Mangano-Marrone), ma la maggior parte mescolainevitabilmente le prospettive, come cercheremo di mostrarelungo il nostro percorso di rilettura.A saggiare secondo questi tre filtri i contributipresenti in “La semiotica degli oggetti”, è agevole osservarecome il filo rosso che intrama l’intero numero 91/92 di VS possa essere individuato nella vocazione eminentementedescrittiva che accomuna la maggior parte dei saggi. Così,l’analisi dell’oggetto tecnologico “sbattitore” ad opera diMangano e Marrone si propone, secondo quanto osservato dallacuratrice Michela Deni, come “studio sociosemiotico che nontralascia nulla: c’è l’analisi del nome genericodell’oggetto; la descrizione di un modello specifico; ladescrizione delle sue parti e delle azioni possibili;l’analisi del manuale di istruzioni e del ricettario cheaccompagna l’oggetto; lo studio del packaging.” (Deni: 9) 7 Marsciani si cimenta in una disamina minuziosa dell’og-getto-rubinetto che lo conduce ad una tipologia quadri-partita, costituita in base alla messa in variazione di tretratti: “un innesto sulla tubazione di arrivo dell’acqua, una   7  Laddove non venga indicata la data a seguito del nome dell’autore siintende che il contributo si riferisce al numero di Versus  indiscussione.  bocchetta da cui l’acqua può uscire e, tra queste due, unmeccanismo di apertura e chiusura del flusso, una saracinescaregolabile” (Marsciani: 132). La tipologia permette poi dimettere in luce le diverse modalità che assume la sintassigestuale iscritta, così come l’insieme delle differentivalorizzazioni estesiche. Dusi e Montanari si propongono diallestire una mappa degli usi e delle pratiche connessi altelefono cellulare: il “possibile percorso interpretativo”che ne consegue si snoda tra due versanti, una ricognizionedell’ “implicito delle nostre pratiche e comportamenti dellavita abitudinaria” (Dusi e Montanari: 181), da un lato, e,dall’altro, una galleria di “Visioni”, cioè di “configu-razioni cinematografiche in cui si iscrive l’oggetto-telefonino” (Dusi e Montanari: 193). Normanni dedica 40pagine ad una ricognizione della “Stimmung”, intesa comerelazione tra oggetti d’arredamento e intimità domestica:ricognizione che delinea una mappa dell’ “evoluzione della Stimmung   [stessa], letta attraverso l’evoluzione degliarredamenti e del gusto della decorazione interna” (Normanni:88). Il contributo di Zinna, con una focalizzazioneravvicinatissima, prelude ad una microsemiotica deglioggetti, poiché riscrive l’opposizione flochiana trafilosofia PC e Apple sul meccanismo di accensione/spe-gnimento, che pure permette di ipotizzare, in conclusione,una “sémiotique des commandes” (Zinna: 236), il cuifunzionamento risulta descrivibile attraverso una relazionedi tipo semisimbolico. Dunque, complessivamente, un insieme di analisi chefanno dell’acribia dell’indagine un valore, riconoscendogiustamente nella necessità di rendere conto dellacomplessità dei tratti rivelati dagli oggetti il primocompito di un’analisi sociosemiotica: si tratterà allora dicartografare quella che è stata definita (in un contributoassai vicino al V S  in questione per temi, autori,riferimenti) “la società degli oggetti” (Landowski e Marrone2002), proprio al fine di evitare un calco della teoria sulsuo oggetto, secondo un modus operandi  che schiaccerebbe la“variabilità dei tratti figurativi con cui può essere coltoun oggetto” (Marsciani, 132). In ogni caso, e pur tenendo benpresente questo postulato di complessità, nel vagliarel’insieme dei risultati di queste prime prospettiveconsiderate, accomunabili da un intento di tipo eminentemente  descrittivo, pare possibile ricavare un tratto comune,sottolineato da più autori: quello della “definizione di unostatuto relazionale dell’oggetto”, a cui, “faticosamente”,l’analisi giunge (secondo quanto osservato da Normanni: 126).Possono così concludere analogamente Mangano e Marrone:“Dovrebbe essere chiaro, alla fine di quest’analisi, cheintendere lo sbattitore dal punto di vista della suasignificazione- come inconsapevolmente fa, ben prima delsemiologo, un gran numero di comuni mortali […]- comportal’abbandono dell’idea ingenua di oggetto  come entitàontologicamente autonoma e come realtà empirica indipendenteda qualsiasi soggettività” (Mangano e Marrone: “Conclusioni”,176). D’altra parte i due autori potevano osservare inprecedenza che: “La sociosemiotica degli oggetti ha da tempoinsegnato che in essi non c’è nulla di “oggettivo”, che senzauna qualche relazione con uno o più soggetti, nonché conaltri soggetti non umani, nessun oggetto assume e manifestail proprio significato” (Mangano e Marrone:154).Parrebbe così che il risultato cruciale cui conduce la“sociosemiotica degli oggetti” consista nel ricondurrel’oggetto al suo statuto relazionale: lo svelamentoparadossale operato dalla semiotica degli oggetti rispetto alsenso comune sta nel negare ogni natura oggettualedell’oggetto. Dunque, non c’è oggetto senza un soggetto. Etuttavia, viene da chiedersi se quello che viene individuatocome un risultato non è a tutti gli effetti un postulatodella semiotica, stabilizzato una quarantina d’anni fa, nelmomento in cui la Semantica strutturale  riscriveva lapolarità filosofica Soggetto/Oggetto iscrivendola nel modelloattanziale, ed intendendo quest’ultimo, “innanzitutto, comeestrapolazione della struttura sintattica” 8 . Postulato (ènoto a tutti) canonizzato nel Dictionnaire , laddove sidefinisce l’attante come “type d’unité syntaxique, decaractère proprement formel, antérieurement à toutinvestissement sémantique et/ou idéologique” (Greimas eCourtés, Dictionnaire I,  v. Actant , 1.). Nella semioticagenerativa Soggetto e Oggetto sono posizioni definite da una“relazione teleologica”, così che la “categoria attanziale”risulta “articolata secondo il desiderio” (Greimas 1966:241): se è possibile distinguere tra Soggetto e Oggetto è   8  Greimas 1966: 253.  perché la relazione orientata permette di stabilire unadifferenza esclusivamente posizionale tra i due attanti.Questo tratto, però, non ha nessuna implicazione sull’inve-stimento semantico della categoria stessa. Se valesse questopresupposto, parrebbe allora esserci un certo pedagogismo nelrimarcare in fine di partita un postulato dell’analisi: quasia dimostrarlo attraverso l’analisi stessa, come perscongiurare “un condizionamento culturale [che] sembrabloccarci all’interno di una concezione materialista. Che habisogno di trovare giustificazioni di altro ordine quando sitrova a dover fare i conti con la fluidità dei confini tramondo delle persone e mondo delle cose” (Normanni: 100).Ora, laddove si escludano intenti palesemente didattici(laddove, cioè, non si debba convertire l’atteggiamento“ingenuo”, per così dire, in atteggiamento semiotico), sipotrebbe osservare come, quantomeno, la semiotica abbiasbloccato un simile impasse  fin dalla sua fondazionedisciplinare. Si tratterà allora di capire meglio, più chequali oggetti, di quale “oggetto” si parli. Per rispondereperciò all’interrogativo posto dal rilievo datoall’affermazione della natura relazionale di oggetti esoggetti, vale la pena di osservare i criteri di allestimentodei corpora  di riferimento delle analisi. Ad esempio, perMarsciani, proprio perché “quotidianamente maneggiamorubinetti”, “una semiotica degli oggetti dovrebbe servire ascompaginare questa naturalezza per tentare di ricostruire ilsenso complesso di sequenze gestuali alle quali non facciamoabitualmente caso” (Marsciani: 131). Per Dusi e Montanari lasemiotica in generale si porrebbe analogamente come “studiodel banale: non dell’ovvio ma di ciò che si nasconde dietrol’ovvio e l’evidente”: in particolare, gli oggettitecnologici sono così comuni da “far, al contrario, ritenerea qualcuno che esso non costituisca un problema di tiposemiotico”: l’analisi semiotica sconfessa questo “miopesnobismo” (Dusi e Montanari: 181) dedicandosi, nell’esempiofornito dagli autori, proprio ai telefoni cellulari. Ancora,Normanni si interroga sul “fattore intimità” connesso allospazio domestico (Normanni: 87) ed indaga il caso Ikea, percui la multinazionale del mobile riesce a riaffermare ilvalore della domesticità anche attraverso “la faticadell’intimità”: “percorso dell’acquisto” che si snoda tra“idea di intimità” e “nascita del mobile” (Normanni: 122).
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