Neuropolitica. Come le scienze del cervello.pdf

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See discussions, stats, and author profiles for this publication at: https://www.researchgate.net/publication/262142535 Neuropolitica. Come le scienze del cervello possono modificare l'agenda pubblica Article · January 2007 CITATIONS READS 0 83 1 author: Andrea Lavazza Centro universitario internazionale, Arezzo, Italy 60 PUBLICATIONS

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  See discussions, stats, and author profiles for this publication at: https://www.researchgate.net/publication/262142535 Neuropolitica. Come le scienze del cervellopossono modificare l'agenda pubblica  Article  · January 2007 CITATIONS 0 READS 83 1 author:Some of the authors of this publication are also working on these related projects: Free Will and Cognitive Enhancement   View projectCognitive enhancers and competitive-selective contexts   View projectAndrea LavazzaCentro universitario internazionale, Arezzo, Italy 60   PUBLICATIONS   70   CITATIONS   SEE PROFILE All content following this page was uploaded by Andrea Lavazza on 08 May 2014. The user has requested enhancement of the downloaded file.                                             I temi della bioetica si sono allargati dall’ambito scientifico a quello tecnologico-sanitario. Toccano in profondità la sfera personale, per poi confluire in quella pubblica, sia delle «agenzie morali» (chiese, gruppi d’opinione, accademie), sia della politica in senso proprio. Ciò che poteva sembrare confinato ad aspetti estremi dell’esistenza investe ora le concezioni più generali della vita e della persona. A lla luce dei più recenti sviluppi della discussione in materia di bioetica, chesono giunti a coinvolgere le stesse visioni comprensive che informano le sceltefondamentali al di là e al di sopra della democrazia procedurale 1 , non sembraprematuro portare all’attenzione, perché sia oggetto di esplicite riflessioni, uncampo dai confini ancora incerti che potremmo chiamare neuropolitica 2 . Unconcetto attualmente assai lasco, legato agli straordinari progressi delle scien-ze del cervello e al complesso delle loro implicazioni etiche, legali e sociali( Elsi   nell’acronimo inglese). Esso accoglie al suo interno gli aspetti descrittivi(il fatto che le acquisizioni delle neuroscienze avranno un impatto anche nel-l’arena del discorso collettivo) e gli aspetti potenzialmente normativi (alcunesituazioni srcinate dalle loro scoperte o dalle loro applicazioni saranno og-getto di un intervento legislativo oppure finiranno con l’urtare o modificareassetti già regolati) 3 .Si potrebbe quindi dire che la neuropolitica inglobi al suo interno il piùdefinito settore della neuroetica la quale, proprio sulla base dell’esempio datodalla bioetica, sta già incrociando temi che presto chiameranno in causa i Par-lamenti e i governi o che, comunque, potranno avere ricadute diffuse tali daessere suscettibili di indirizzo e limitazione 4 . Ma non va escluso che lo stessoquadro muti e slitti nei suoi termini di riferimento, al punto che la stessa poli-tica non sia più il soggetto che si confronta con uno dei tanti ambiti dellasocietà contemporanea (le neuroscienze, appunto), ma venga anch’essa par-zialmente modificata dall’emergere dell’ uomo neuronale  5 . Non ne risulteràimmune neppure l’infuocato dibattito sulla natura umana, che è sotteso a de-cisive questioni bioetiche oggi al centro dell’attenzione in Italia e in molti altriPaesi 6 . Non sarà dunque né inutile né intempestivo passare in breve rassegnaciò che probabilmente rientrerà sotto l’ancora lasca definizione di neuropolitica.Non si tratta di demonizzare preliminarmente le acquisizioni delle neuroscienze,                                che in gran parte sono da salutare con favore sia per l’avanzamento conosciti-vo sia per le ricadute pratiche, bensì di evidenziare nuovi scenari i quali, al dilà di un giudizio assiologico spesso non univoco, paiono comunque destinati aintrodurre un mutamento significativo che toccherà la sfera pubblica.      Sono passati soltanto quindici anni dal primo procedimento giudiziario in cuinegli Stati Uniti ha fatto il suo ingresso la nuova psichiatria, la quale nutre unacrescente certezza che il comportamento patologico abbia una spiegazione daricercare a livello neurobiologico, ovvero di geni e neuroni. Oggi, in quasiogni processo che coinvolga un reato suscettibile della pena capitale, sonorichieste – e ormai sempre ammesse – risonanze magnetiche funzionali (fMri)o tomografie a emissioni di positroni (Pet), esami in grado di valutare la fun-zionalità (misurandone l’attivazione grazie al flusso ematico) di specifiche areecerebrali. L’obiettivo è quello di evidenziare lesioni o difetti neurologici tali daannullare il controllo volontario dell’imputato. «Non l’ho fatto io, ma il miocervello», è la paradossale sintesi di tali strategie difensive.È divenuta emblematica la vicenda di un tranquillo insegnante americanodella Virginia che, nel 1999, cominciò improvvisamente a manifestare com-portamenti sessualmente disturbati, fino alle molestie dirette nei confronti dellafigliastra. Denunciato dalla moglie e arrestato, in carcere ebbe un tracollo fisi-co e infine gli venne diagnosticato un tumore nella fossa cranica anteriore, checomprimeva il lobo frontale destro. Grazie a un complesso intervento chirur-gico, la neoplasia maligna fu rimossa, e con essa scomparvero anche le tenden-ze pedofile, che l’uomo ammetteva ma alle quali diceva di non potere resiste-re: venne quindi rilasciato e tornò a casa dalla famiglia. Due anni più tardi siripresentarono i mal di testa e l’impulso pedofilo irrefrenabile, ma il professo-re questa volta si recò subito in ospedale, dove gli fu riscontrata la ricomparsadell’emangiopericitoma. Una seconda operazione permise la guarigione e laremissione delle tendenze sessuali devianti 7 .I pareri dei neuroscienziati hanno avuto un ruolo anche nella sentenza(Roper vs.  Simmons) con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti, nel 2005, hagiudicato incostituzionale la pena di morte per i minorenni, il cui cervello nonsarebbe ancora pienamente sviluppato. Proseguendo su questa via, il proble-ma diventa allora quello di definire il confine tra normalità e patologia. L’ap-proccio psichiatrico forense tradizionale è convenzionalista, basato in preva-lenza sulla diagnosi descrittiva, frutto di un colloquio con l’imputato, che ve-rosimilmente può simulare qualsiasi disturbo. Perciò in passato si esitava adammettere le perizie psicologiche. Oggi le valutazioni sono condotte in vivo  epossono considerare architettura e funzionalità del sistema nervoso. Tutte lepatologie rilevanti ai fini dell’imputabilità sono riconducibili ad alterazionistrutturali e funzionali del lobo frontale. Nelle cosiddette sindromi frontali,compare infatti una compromissione di varie facoltà: controllo degli impulsi(la capacità di volere); cognizione sociale (la capacità di intendere); decisioni epreferenze (scelta tra il bene e il male); progettualità (premeditazione); men-zogna (falsa testimonianza).                                Secondo molti psicologi, le neuroscienze impongono già ora unaridefinizione dei concetti di colpa e di punizione: nulla causerebbe il nostrocomportamento al di fuori delle operazioni compiute dal cervello di cui siamodotati. E quando siano presenti alcune gravi lesioni, si può conoscere la diffe-renza tra bene e male ma non essere in grado di trattenersi.I crimini vengono commessi da persone, non da cervelli, ribattono i giuri-sti che mantengono un approccio classico, ma è indubbio che lo spostamentodel confine tra una persona che è in condizione di frenare i propri impulsi euna che non ne ha letteralmente la forza – distinzione decisiva per l’imputabilità– si sta velocemente spostando. E non si tratta, com’è evidente, di una sempli-ce controversia «tecnica» interna a ogni singolo dibattimento, bensì un pro-gressivo mutamento dell’idea della responsabilità personale e, di conseguen-za, della punibilità. Con ripercussioni prevedibili sull’intero sistema giudizia-rio e penale, alle quali società e politica dovranno adeguarsi e/o rispondere inmodi nuovi 8 .        Le tecnologie di brain imaging  sono quelle che permettono la visualizzazione in vivo  dell’attività cerebrale. La loro peculiarità consiste nel fatto che permet-tono di studiarla non invasivamente (e senza influenzarla). Il risultato èl’individuazione delle zone cerebrali più intensamente sollecitate e, dunque,ritenute associate al compito svolto nella situazione sperimentale. Una dellefrontiere della ricerca riguarda la possibilità di determinare se un soggettodice la verità. Analizzando grazie alla risonanza magnetica funzionale il cervel-lo di un volontario sottoposto a un test standard di «inganno», si ottiene unamappa delle aree che si attivano in corrispondenza delle diverse risposte. Sol-tanto in occasione della menzogna deliberata paiono «accendersi» in modorilevante alcune zone specifiche, a indicare che la sincerità potrebbe essere lareazione di base del nostro cervello e che sia necessario un surplus di attivazio-ne per inibirla e produrre la falsità intenzionale 9 .Un’altra tecnica (la Computerized knowledge assessment, sviluppata daLawrence Farrell) non considera neppure le dichiarazioni verbali del sogget-to, ma presume di osservare direttamente l’attivazione cerebrale per «valutareil grado di conoscenza» rispetto a un dato sensoriale proposto. Ci si basa sul-l’andamento della risposta della cosiddetta onda P300, rilevata grazie all’elettro-encefalogramma 10 . Questo specifico tipo di segnale elettrico del nostro cer-vello aumenta in presenza di oggetti consueti. A chi è sospettato di un delittopotrebbe essere presentata l’immagine del luogo in cui è stato commesso ilcrimine, oppure dell’arma, per stabilire se la persona sottoposta all’esame ha«familiarità» con ciò che osserva.Uno studio italiano ha individuato un’area del cervello cruciale per la men-zogna – la corteccia prefrontale dorsolaterale – ma, soprattutto, ha dimostratoche è possibile letteralmente rallentare le risposte false con l’ausilio di unasemplice tecnica detta stimolazione transcranica diretta in corrente costante,consentendo quindi la loro quasi certa identificazione 11 .Ci si sta poi incamminando verso una vera «lettura della mente»: grazie
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