Monastero S. Maria del Monte Carmelo Concenedo di Barzio (LC)

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E' impegnativo, certo, un cammino di fede è segnato anche da momenti di fatica, di prova, ma è pur sempre un cammino dentro il quale Dio garantisce le risorse. E allora l'imparare ad attingervi, il conoscere bene i sentieri che conducono alle risorse diventa questione importante della vita, sembra che voglia augurarci questo il testo di Isaia con cui l'annuncio della parola stamattina si è aperto. Un momento certo non facile dove il popolo di Dio è a dura prova, dove l'insidia di un futuro totalmente incerto a la coscienza della propria debolezza sembrano schiacciare questa gente in cammino. Ma appunto la parola del profeta sembra suggerire di alzare lo sguardo e di riconoscere anzitutto che Lui è fedele, prova a fare memoria di quello che Lui ha fatto con te, come ti ha accompagnato, come ci ha accompagnato, come ci ha condotto lungo il deserto, fare memoria di questo, fare memoria di come Dio è stato, ed è, solidale con i nostri passaggi di vita è risorsa e tutt'altro che piccola. Accanto ad un'altra che sta nell'espressione finale del testo del profeta, ma fidati, ma vedi che persino un deserto fiorisce, persino una steppa diventa il luogo dove fiorisce un germoglio, guarda che Dio compie gesti così e là dove ti penseresti una aridità totale dentro o fuori di te, nel contesto in cui vivi, guarda che il Signore è capace di irrorarla di un'acqua che zampilla e che poi riporta alla vita. Quell'espressione davvero grande che poco fa abbiamo ascoltato: Ecco io faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, ma non ve ne accorgete? Parola che stamattina ci può davvero aiutare, ci invita a rialzare lo sguardo, a non lasciarci imprigionare del tutto, magari dalle fatiche o dal momento tenebroso che possiamo anche vivere, prova a rialzarlo questo sguardo, proprio ora germoglia, ma non te ne accorgi? Sembra dirci il profeta con forza, questo è risorsa non c'è dubbio e chi quotidianamente o comunque con famigliarità la percorre altro che se se ne accorge, perché attinge a risorse così e da risorse come queste costantemente riparte. Oppure, e questo è un altro sguardo, quello che il testo di Paolo ai Corinzi ci regala: tu ti adoperi, tu ti rendi disponibile, tu avverti che se c'è una chiamata del Signore tendi di dire di sì, ma io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma chi fa crescere è Dio. Né chi pianta, né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio che fa crescere. Ecco, la coscienza che il primato non l'abbiamo noi, il primato è davvero nelle mani del Signore, nell'iniziativa che è sua e allora tu ti nascondi, tu scompari? No, tu rimani accanto, collabori con Dio: noi siamo campo di Dio, edificio di Dio. Un collaboratore ci sta a dare una mano, anzi, questa è la sua chiamata, ma collaboratore, la regia la lascia ad un altro, la lascia al Signore. E quando intuiamo che quando tutto questo lo portiamo concretamente nella vita che ciascuno di noi vive, nei nostri cammini di comunità queste sono parole che ci parlano, ma tanto, e ci dicono anche una gerarchia di valore, un'attenzione da avere, dei primati da custodire, ci parlano parole come queste e magari ti mettono anche dentro la gioia di chi dice con umiltà, quando viene all'eucarestia della domenica, Signore sei tu che conduci: ma provo gioia ad essere tuo collaboratore, provo gioia e te ne rendo grazie. Non è poco questo, anzi. E poi il dono della parabola, delle parabole, fin troppe no? Per cui dopo non riusciamo in poco tempo a coglierne tutta la ricchezza, perché da una parte c'è questo invito alla vigilanza intelligente, perché il seminatore è magnanimo, ogni giorno esce e fa dono della semente, ma di notte il nemico si da' da fare, e semina anche la zizzania e dopo ti accorgi che pur di fare una bonifica non puoi strappare tutto di un colpo, strapperesti anche le tante cose buone che Lui, il Signore, ci ha dato. E molto più saggio lo sguardo profondo e sapiente, la capacità di vigilare, di distinguere tra ciò che è seme buono da ciò che è zizzania e inquina. E questo è un discernimento che impariamo a fare nella vita, sollecitati anche da problemi, da responsabilità che abbiamo, sapendo che anche in questo il Signore ci accompagna, ci è accanto. E questo aiuta a discernere senza fare sconti, senza ingannare noi stessi, senza far passare tutto per buono perché non è vero, dove umili riconosciamo il terreno buono che accoglie il seme buono, il seme buono fiorisce e invece come prendiamo le distanze da chi semina zizzania, da chi divide, da chi scompiglia, da chi disperde, e sono infinite le forme con cui tutto questo avviene, ma un discepolo che sa vegliare questo inganno lo smaschera e impara a custodire una dirittura di coscienza che dopo gli conferisce pace. Ma accanto quelle due righe splendide, delle così dette parabole del Regno: Il Regno dei cieli è simile a un granello di senape, esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto è più grande delle altre piante dell'orto, diventa un albero tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido tra i suoi rami. Parabola che parla immediatamente, neanche lo vedi il granello di senape, se appena è caduto nel terreno non te ne accorgi, non lo puoi sperimentare, ma ripassaci dopo, è un piccolo arbusto e poi cresce, addirittura diventa un albero frondoso e gli uccelli del cielo vengono a fargli il nido, che cosa ci vuoi dire Signore con una parabola così, o con quella che immediatamente aggiungi che il Regno dei cieli è simile al lievito che da' sapore e gusto all'intera pasta, che cosa ci vuoi dire, Signore? Che i tuoi doni non sono forza che si impone, sono doni discreti, quasi silenziosi, assomigliano più al sussurro che al grido, al vento lieve che all'uragano, ma sono doni che penetrano là dove il terreno si apre e accoglie. Allora quello che può accadere è davvero sorprendentemente bello, che un piccolo arbusto, quasi invisibile, seme nascosto nel terreno, diventa un albero accogliente, una pasta da un sapore totalmente insipide diventa invece una pasta gustosa, guadagna sapore. Questo è davvero il modo con cui Gesù ci educa a riconoscere i modi con cui Lui accompagna i nostri cammini, il Regno di Dio è questo, tu parti in condizioni povere e svantaggiate, tant'è che ti dici: ma che cosa posso fare con chi poco? No, ti affido, credi, poni la tua fiducia in Lui e allora diventerai tu stesso testimone di come una pasta senza sapore diventa gustosa, di come una semente che cade per terra diventa albero accogliente. Questa settimana abbiamo ricordato 50 anni dall'inizio del Concilio, quando è iniziato, certo, c'era gente, lo abbiamo visto dalle immagini, c'era un entusiasmo visibile, c'era questa figura paterna e buona di papa Giovanni, certo, ma quello era una semente gettata nel terreno, gli inizi sono stati poverissimi. Tant'è che chi era dentro, a partire dal papa, si chiedevano: ma come ce la faremo a condurre un'assemblea così impegnativa con dei testi che tutti i vescovi alla vigilia avevano giudicato troppo poveri e inadeguati, come ce la faremo? È diventato un albero ospitale, gli uccelli del cielo sono andati a farvi il nido, noi siamo tra questi. È così sempre nella storia, però ci vuole lo sguardo della fede perché se ti abbandoni alle logiche mondani alla fin fine diventi tristi e scoraggiato, non credi più che un deserto possa fiorire, e invece accade. Questa sembra essere la parola di sfida che il Signore ci mette nel cuore, anzi, una parola di augurio che invita a un cammino di fede VII DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE LETTURA Lettura del profeta Isaia 43, 10-21 «Voi siete i miei testimoni oracolo del Signore / e il mio servo, che io mi sono scelto, / perché mi conosciate e crediate in me / e comprendiate che sono io. / Prima di me non fu formato alcun dio / né dopo ce ne sarà. / Io, io sono il Signore, / fuori di me non c è salvatore. / Io ho annunciato e ho salvato, / mi sono fatto sentire / e non c era tra voi alcun dio straniero. / Voi siete miei testimoni oracolo del Signore / e io sono Dio, / sempre il medesimo dall eternità. / Nessuno può sottrarre nulla al mio potere: / chi può cambiare quanto io faccio?». / Così dice il Signore, / vostro redentore, il Santo d Israele: / «Per amore vostro l ho mandato contro Babilonia / e farò cadere tutte le loro spranghe, / e, quanto ai Caldei, muterò i loro clamori in lutto. / Io sono il Signore, il vostro Santo, / il creatore d Israele, il vostro re». / Così dice il Signore, che aprì una strada nel mare / e un sentiero in mezzo ad acque possenti, / che fece uscire carri e cavalli, / esercito ed eroi a un tempo; / essi giacciono morti, mai più si rialzeranno, / si spensero come un lucignolo, sono estinti: / «Non ricordate più le cose passate, / non pensate più alle cose antiche! / Ecco, io faccio una cosa nuova: / proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? / Aprirò anche nel deserto una strada, / immetterò fiumi nella steppa. / Mi glorificheranno le bestie selvatiche, / sciacalli e struzzi, / perché avrò fornito acqua al deserto, / fiumi alla steppa, / per dissetare il mio popolo, il mio eletto. / Il popolo che io ho plasmato per me / celebrerà le mie lodi». SALMO Sal 120 (121) Il Signore custodisce la vita del suo popolo. Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra. Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà, non prenderà sonno il custode d Israele. Il Signore è il tuo custode, il Signore è la tua ombra e sta alla tua destra. Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte. Il Signore ti custodirà da ogni male: egli custodirà la tua vita. Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri, da ora e per sempre. EPISTOLA Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 3, 6-13 Fratelli, io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio. Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l opera di ciascuno sarà ben visibile: infatti quel giorno la farà conoscere, perché con il fuoco si manifesterà, e il fuoco proverà la qualità dell opera di ciascuno. VANGELO Lettura del Vangelo secondo Matteo 13, In quel tempo. Il Signore Gesù espose ai suoi discepoli un altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?. Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo!. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla?. No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l una e l altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio». Espose loro un altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: / «Aprirò la mia bocca con parabole, / proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
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