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IL'FILOTTETE' DI EURIPIDE Scorrendo la bibliografia, abbastanza estesa, sul perduto Filottete di Euripide (1) non è difficile individuare una serie di problemi tuttora irrisolti la cui portata è tale da indurre ad un notevole scetticismo sulle ricostruzioni proposte. Per dare subito un'idea della questione, i momenti principali dell'intreccio, cioè I'arrivo di un'ambasceria troiana, il furto dell'arco di Filottete, l'ìwayvópwts di Odisseo, vengono disposti secondo le più varie ed opposte sequenze temporali: cosicché muta radicalmente di volta in volta il significato che essi vengono ad assumere in relazione sia all'intreccio, sia all'fiîos dei personaggi che agivano nel dramma. Inoltre è evidente in tutte le proposte sinora avanzate I'imbarczzo nel definite il ruolo dei due personaggi minori, Attore e Diomede, che finiscono per risultare del tutto superflui: e questo fatto contribuisce anch'esso a creare grosse perplessità. Infine, neppure sulla caratterizzazione dei due protagonisti, Filottete e Odisseo, le opinioni sono concordi: Filottete in particolare tende a connotarsi in rnodo non distante dall'omonimo personaggio di Sofocle, senza che sia possibile cogliere un nesso plausibile fra questa caíatterizzazione e le modalità dell'intreccio com'esso viene ricostruito per il dramma euripideo. Tuttavia, poiché i dati ricavabili dalle testimonianze antiche non mi sembrano così confusi o contraddittori da giustificare divergenze tanto vistose, è mia intenzione dimostrare che un riesarne globale di (1) Elenco qui gli studi dedicati specificamente al Ì'ilottete, che verranno citati d'ora in avanti col solo cognome dell'autorer F. G. Welcker, Die griechischen TragÒdien mit Rùcksicht auf den epischen Cyclus, II Bonn 1839, pp. 512 ss.; I. A. Haftung, Euripides restitutus, I Hamburg 1843, pp. 348 ss.; E. Petersen, De Philocteta euripidea, diss. Erlangen 1862; O. Ribbeck, Die rómische Tragódie im Zeitalter der Republik, Leipzig 1875, pp. 37ó ss.; L. A. Milani, Il mito di Filottete nella letteratura classica e nell'ane figurata, Firenze 1879,pp.33 ss.; N. Wecklein, Ueber fragmentarisch erhaltene Tragòdien des Euripides I, Sitz.Ber. der Bayr. Akad. phil.-hist. K1. , 1888, pp. 127 ss.; id., Ueber die Stoffe und die Wirkung der griechischen Tragódie, Festrede... Akad. Wiss. zu Múnchen , Mùnchen 1891, pp.9 ss.; J. Zeman, O Filoktetu Aischylovè a Euripidovè, Ceske Mus. Filol. 4 (1898), pp.127 ss.; P. Meltzer, De Aeschyli Euripidis Accii Philoctetis, Beigabe zumjahresber. d. kónig. Gymn. zu Schneeberg fùr Ostern , 1907, pp. 7 ss.; T. B. L. Webster, The Tragedies of Euripides, London 1967,pp. 57 ss. 200 M. T.LVZZATTO tutta la questione consente di escludere ipotesi non fondate e nello stesso tempo di acquisire alcune ceítezze su aspetti importanti della tragedia. Lo stato delle testimonianze sul Filottete può ritenersi tuttora adeguatamente rappresentato dai Tragicorum Graecorum fragmenta del Nauck (Lipsia 18892, pp.613 ss.). Va detto subito che i 17 frammenti superstiti (frr ) (2) non avrebbero potuto fornirci una sola informazione utile sulla struttura del dramma, data la loro generica sentenziosità adattabile a più d'un contesto, caratteristiche che indicano, come d'altra parte già le fonti che ce li hanno conservati,la provenienza gnomologica (3). Alla base di ogni tentativo di ricostruzione debbono perciò essere posti i due noti opuscoli di Dione di Prusa, il primo dei quali (or. LII) offre tre schede critiche sui Filottete di Eschilo, Euripide (LII 11-14) e Sofocle, il secondo (or. LIX) una parafrasi del prolàgo del dramma euripideo, molto aderente alla struttura sintattica dell'originale (4). E' opportuno ribadire che Dione è un testimone (2) A questi va forse aggiunto ilfr.799(a) Snell (cfr. il Supplementum ai TGF2, p. 12) = -Soph. inc. fab. óó7 N2 ól6pòs xoxtic npó'ooonoc èxnúòv óíàor. Si tratta di un verso citato assai spesso senza il nome del poeta, erroneamente attribuito all'edipo di Sofode dallo scoliasta ad Aristide (III p. 85 Dindorfl e invece al Filottete euripideo nello scolio a Eur. Phoen. 4O2. A favore dell'attribuzione euripidea è il Pearson (v. il commento al fr.733 di Sofocle, III p.2). Non ècerto difficile immaginare queste parole in bocca a Filottete. (3) Un caso particolarmente evidente di utilizzazione gnomologica è dato dai tre frammenti tratti dal monologo iniziale di Odisseo (cfr. infra, p. 277)' lnfatti i frr.787 e 78g sono citati consecutivamente in Arist. EN f l42 a 3, i frr.788 e 789 in Stob. XXIX 15 e ló, infine i frr.787 e 789 ricorrono nello stesso paragrafo di Plu. laud. ips. 544 C; e in un'altra sua opera Plutarco cita anche dal fr. 788 (ad princ. ind.779 D). La forruna del monologo risulta anche dall'attenzionc che Dionc vi dedica in LIt l1-12, ed è stata certo proprio questa parte dcl prologo ad indurlo alla parafrasi nell'or. LIX. (4) Come possiamo verificare dove la tradizione indiretta ci ha conservato frammenti prwenienti dal prologo (787-7gO N2) che hanno potuto essere assegnati al Filottete (o ricostruiti, come nel caso del fr. 788) gtazie a Dione. L'aderenza della parafrasi ha stimolato tentativi di ricostruzione dei versi fin da L. Q. Valckenaer, Diatribe in Euripidis perditorum dramatum reliquias, Lugd. Batav. 1767,pp. 124 ss.; si veda per qualche esempio TGFZ, p.61ó. Ritengo perciò che debba essere respinta I'ipotesi che il fr. ad. 389 appartenga al Filottete (TGF' Supplementum, p. 12 fr. 790a) perché la corrispondenza con LIX é non rientrerebbe nel metodo di parafrasi.seguito da Dione.. E'invece sicuro che i frt.787 e 788 vanno stíunpati consecutivamente (come li cita Aristotele), è errato quanto osserva il Nauck (ad fr. 788) inter f.r. 787 et 788 interposuit poeta ea quorum sententiam reddit Dio Chr. 52,12 roúrou 6é ùnup aírlov elval- perché la frase citata è di Dione (cioè: nel prologo Odisseo dice che la causa di ciò è... ) mentre dove egli sta parafrasando, in LIX l, si vede chiaramente che le parti corrispondenti ai due frammenti in que- IL FILOTTETE DI EURIPIDE 20L diretto le cui osseryazioni scaturiscono da una lettura personale delle tre tragedie (5). A questo materiale riportato nei TGF2 devono essere aggiunii i resti di una hypothesis al Filottete euripideo rinvenuta con affie ordinate alfabetic -ènt. nel P. Oxy.2455 (fr. 17) (ó) la cui utilità, nel nostro caso, è tuttavia praticamente nulla a causa della grande lacuna centrale di 17 righi: ciò che si legge ancora' cioè la parte iniziale con I'antefatto del dramma e poche parole relative all'epilogo, non fa che confermare fatti già altrimenti noti. prima di passare all'esame dei punti controversi sarà opportuno riepilogare bievemente ciò su cui vi è unanime consenso. Il dramma.uiipia.o e quelli di Eschilo e Sofocle avevano tutti per oggetto lo rt.rio momento del mito' nel decimo anno della guerra di Troia il figlio di Priamo Eleno, preso prigioniero (7), aveva svelatolaprofezia secondo cui la città awebèe potuto essere conquistata solo con I'aiuto dell'arco e delle frecce infallibili di Eracle, da questo consegnate' al momento della morte, a Filottete. Ma durante il viaggio degli Achei verso Troia Filottete era stato morso al piede da un serpente Presso I'altare di Crise (8), e per via del fetore che emanava dalla ferita inguaribile era stato lasciató solo a Lemno. Diviene quindi necessario inviare qualcuno nell' isola per prendere con sé l'eroe e riportarlo a Troia. Questa vicenda era n orir, per la parte relativa ai fatti di Crise, nei Cypria, mentre la missione a Lemno era contenuta nella Piccola lliade di Lesche (cfr. Arist. po.23,,1459 b 5). Del modo in cuila vicenda si svolgeva nel poema di stione si saldano assieme. Troppe invece per spiegare arpalqvac in 787,1 mi sembrano le parole che in Dione si leggono dopo Xairot... QpóvqotS, per ottenere una sequenza.sintattica piìr piana Dione deve avere qui trasposto quanto nel Filottete precedeva immediatamente il fr. 787' (i) ctt. LII 1, e quanto osseryo nel mio anicolo Sul Filottete di Eschilo, sco 30 (1980), p. 1O1 n. 10 (l'articolo sarà citato sco 1980). Dione è quindi anche,rrri-orr.'del fatto che il testo del Filottete era ancora reperibile alla fine del I sec. d. C. (é) Vol. XXvtI, 1962, ed. E. G. Turner. La hypothesis è riponata anche in c. Austin, Nova fragmenta euripidea in papyris reperta, Berlin 19ó8, p. lo0. (7) Dione LtXl e P. Oxy n ; così già nella Piccola lliade (cfr. p. $6.25 Allen), ed Eleno sarà I'autore del vaticinio anche in Sofocle (Phil. 60ó, illg). Un'altra versione attribuisce la profezia a Calcante e se così era in Eschilo (cfr...sco''1980,p.120n.57)avremmoancheinquestoparticòlareunritorno di Euripide alla Piccola lliade. (g) i'. Oxy. 24SS t.250. Nei Cypria invece I'incidente si verificava a Tenedo; sulla questione cfr. F. Jouan, Euripide et les legendes des chants Cypriens, Paris 19óó, pp. 310 s. 202 M. T. LÍ]ZZATTO Lesche sappiamo solo il pochissimo che dice Proclo (p. 106.Z5 Allen), ma vi ritroviamo comunque un dettaglio molto importante, e cioè che I'inviato dei greci a Lemno era Diomede: ciò fa pensare che non vi fosse sviluppato il tema dell'inimicizia con odisseo, perno della raffigurazione tragica di Filottete (9). E' dunque una innovazione di Eschilo I'idea che ad andare a Lemno fosse proprio I'eroe più inviso a Filottete, odisseo, sul quale come sugli Atridi era fatta ricadere la responsabilità di un abbandono che si configurava come colpevole e crudèle. Da ciò deriva la centralità drammatica del conflitto che oppone Filottete ad odisseo e la necessità che quest'ultimo non venga riconosciuto almeno finché Filottete è in possesso delle sue frecce infallibili. euesro schema di base viene interamenre ripreso da Euripide, la cui tragedia si fonda appunto sulla tematica dell'equivoco con successivo riconoscimento. e si awale di una reptnéren fondamentale, il furto dell'arco di Filotrete (Dione Llr 2). Ma I'arcaica tragedia eschilea, ancora condizionata dal limite dei due attori (10), non era adeguata alle esigenze di una più complessa azione scenica, quale dobbiamo supporre per un'opera del 431 (sappiamo infatti che il Filottete fu messo in scena insieme alla Medea, come informa la nota didascalica a quest'ultima). per otrenere ciò Euripide introduceva due nuovi personaggi, un abitante di Lemno di nome Attore (Dione LII 8) e Diomede, che viene affiancato ad odisseo come (9) E' immetodico integrare oùv 'O6uooéí nel testo di Proclo come ha proposto il Welcker (Epische Cyclus, II p.238; al riguardo cfr. SCO 1930, p. 104 n. 19), e Dione non può certo essere chiamato a sostegno di questa ipotesi come vorrebbe Wecklein 1891, p. 7: infami nel passo in questione (LII 13-14) egli si riferisce, e lo dice esplicitamente ponando gli esempi di Eumeo e Penelope, ad Omero e non al ciclo; e lo stesso vale quando poco dopo Dione definisce omerico il fatto di far accompagnare Odisseo da Diomede (si pensi al l. X dell,lliade). T. v. Wilamowitz, Die dramatische Technik des sophokles, Philol. Unters. 22, Berrin 1917, p. 270 crede anch'egli alla presenza di odisseo già nel ciclo, ma le ragioni che adduce non reggono: è vero che Eschilo poteva aver lasciato cadere Diomede perché disponeva soìo di due attori, ma non siamo autorizzati a pensarlo data la testimonianza di Proclo, della quale non credo si possa dire che essa hat kein grosses Gewicht',. Quanto poi al plurale ìipaac ànt éouc in pind. p. 1.53, ciò non cosrituisce una prova del fatto che anche Pindaro alludesse alla coppia odisseo/diomede, perché si tratta di una formula che sottintende una spedizione colletiva (la stessa espressione ricorre in P per indicare gli Argonauti), e che sarà semmai da meitere in rappono con I'uiec 'Ayatov detto nell'rliade (B 722) degli eroi che lasciarono Filottete a Lemno. Giustamente a mio awiso il Jebb nel suo commento al Filottete di Sofocle (Cambridge 1898, p. XII) deduce da proclo che la missione di Diomede a Lemno e quella di odisseo a sciro per andare a prendere Neottolemo erano immaginate come contemporenee, e quindi odisseo e Diomede non potevano trovarsi insieme a Lemno. (lo) Cfr. SCO 1980, p. 97 n.3. IL FILOTTETE DI EURIPIDE 203 complice, con un evidente richiamo all'epos (Dione LII 14) (11). Inolire egli inventava un incidente del tutto estraneo al mito tradizionaler i tóiani, per scongiurare I'oracolo sulla caduta della città, inviavano anch'essi un'ambasceria a Lemno, nel tentativo di persuadere Filottete a passare dalla loro parte (Dione LII 13, LIX 4). Odisseo si trovava cosrt ad affrontare un doppio pericolo, il rancore implacabile di Filottete nei confronti dei greci e I'eventualità che questi venisse corroîrc il:rl nemico. Per mezzo di questo episodio il conflitto troiano, le cui luttuose vicende costituivano I'oggetto di una lunga rhesis nel Filottete di Eschilo, veniva portato sulla scena nella forma, tipicamente euripidea, di un grande ày ìsv\61c':v. Ritengo che il confronto con il Filottete di Eschilo, nella misura in cui ciò sia possibile, costituisca un Punto di partenza. opportuno e metodologicamente corretto per affrontare il discorso sul dramma di Euripidel in questo modo ci si può liberare dalla tentazione di leggere le iestimonianze in un'ottica determinata dal successivo Filottete sofocleo (rappresentato nel 4O9) e nello stesso tempo diviene possibile ordinare le informazioni in nostro Possesso in termini di ripresa, correzione, innovazione rispetto ai modelli precedenti. Che Euripide si muovesse su questo piano è garantito, per ciò che riguarda il confronto con Eschilo, oltre che djlla serie di elementi in comune già visti, dalla ripresa dí almeno un verso (TGF2 253 e 792, come attesta Arist. Po. 22, 145g b 20 ss.), per quel che riguarda I'epos, dal reinserimento di Diomede nella vicenda. Un esempio può bene illustrare questa consapevolezza del poeta di dar forma non già ad un mito anonimo, ma di crearne una nuova versione accanto ad altre già letterariamente accreditate. Il primo problema da affrontare nella tragedia era quello del mancato riconoscimento di Odisseo da parte di Filottete: Eschilo lo aveva risolto in modo molto semplice immaginando che il lungo tempo trascorso, I'infermità e i disagi avessero offuscato la memoria di Filottete (L2); Euripide invece ricorre all'inrervento di Atena, che in sogno ha promesso ad Odisseo di mutarne I'aspetto e la voce rendendolo irriconoscibile (Dione LII 5, LIX 3, cfr. P. Oxy.2455 r.261). In questa modifica I'esigenza di correggere una situazione poco verosimile, perché dieci anni non alterano a tal punto la fisionomia di un uomo da renderlo irriconoscibile al suo peggior.nemico, e quindi la critica ad Eschilo, si somma alla ulteriore difficoltà posta dall'arrivo dei Troiani, che in (11) Com'è noro, a quesra versione allude Sofocle nel discorso dell'épnopoc (Phil. 591 ss.) ed essa ha prevalso nella tradizione mitografica più tarda (Hygin. fab. CII 2, Apollod. epit. V 8,'cfr. Q. S' Posthom. IX 334 ss.). (12) Cfr. SCO 1980, p. 103. 204 M. T. LVZZATTO nessun modo avrebbero potuto ingannarsi sulla vera identità di Odisseo (13); I'interyento di Atena, collocato per owie esigenze sceniche nell' antefatto della tragedia, assolve qirindi ad una duplice funzione, quella di correggere una inverosimiglianza eschilea e quella di adattare il piano di Odisseo alla situazione nuova creata dall'arrivo dei Troiani, costituendo nello stesso-tempo, sul piano dei modelli, un recupero di tecniche proprie dell'epica. Ad un'altra disattenzione del predecessore Euripide alludeva al momento della parodo: il coro, formato corne in Eschilo da abitanti di Lemno, si scusava infatti con Filottete per non avergli portato aiuto in precedenza (Dione LII 7 ). In questo modo Euripide cercav a di appianare I'incongruenza fra lo stato di abbandono di Filottete e il fatto che Lemno è un'isola abitata (mentre Eschilo aveva introdotto il coro àzrì. i,rc, per usare il termine dioneo, cioè senza dare alcuna spiegazione) (14). Ma anche la soprawivenza di Filottete per ben dieci anni, secondo un dato mitico non modificabile in quanto legato alle vicende della guerra troiana, non solo in totale solitudine ma nell'acuta sofferenza di una ferita che non può rimarginarsi, era al limite del verosimile, ed Euripide si preoccupava infatti di ridurre il margine di eccezionalità nell'esperienza dell'eroe: nel prologo Filottete afferma che il dolore della ferita, al principio intollerabile, si è gradualmenre mitigato (15), ed il suo isola- (13) Qucsto fatto è stato giustamenre messo in rilievo dal Wecklein 1898, p. 11. (14) Una critica minore ad un dettaglio della messinscena eschilea si coglie a lnio p.arerg anchc nelle parole di Filottetc parafrasare in Dione LIX 11, rì tap iw úpîv èoîùc npórepov, ùrò roú ypówu iidl',rat. Eschilo aveva probabilmente lasciato a Filottete la sua veste: Euripide vi rileva un'inverosimíglianza che corregge facendo vestire l'eroe con pelli di animali da lui uccisi (LIX 5 il re orùvì1 an9ns' 6opoì îqpíutv xa\únrovow airóù.in Aristofane Filottete è menzionaro fra gli eroi che Eurìpide aveva rappresentaro senza il tradizionale abbigliamento, ma I'allusione alle ì,a,xóes nén\av (Ach. 424) è banalizzante rispetto all'orrida immagine evocara da Dione. Per questa critica ad Eschilo non si può fare a meno di ricordare il caso simile nell'elettra, 542 ps. Sofocle a sua volra preciserà che al momento dell'abbandono gli Achei avevano lasciato a Filottete fóx n...pald(phil.27 3s). (15) Dione LIX ll xaírot \àrchqqxe rq Wóvq rò no\ìt rí1c vooou. L'uso del verbo ì.c.r{cir^; ha indotto I'editore di Imerio G. wernsdorf (Gottingae 1290) ad un falso accostamento con Him. (XIV) XLVIII.I colonna ó 6è (éù,orrrirns) \eún. sawoc atrq rú róîwc, ìrasùv eíc yeî,pac rà. róla, è(ryet pae eiv einépnetnàlw fuìóoxona. ibtltoxrúrnv pèv oil èxeiwv xoì fui ròv àglv,,v íin'ewev 'o6uooeus nap bv raì 6óoùs rfrc réyryg ró ottrfrnya. In base a quesro passo il Welcker, pp. 520 s., ricostruisce la scena finale del Filottete di Euripide: una voka persuaso a tornare a Troia, Filottete proverebbe a tendere I'arco pèr vedere se è ancora capace di colpire nel segno. Il passo di Imerio è utilizzato in modo analogo dallo Hanung, p. 359, ed è alla base della ipotesi, rimasta isolata, del petersen (per cui cfr. più avanti, n.22). Ma a pane il fatto che non siamo autorizzari a vedere in IL FILOTTETE DI EURIPIDE 245 menro non è più totale perché uno dei Lemnii, Attore, si reca periodicamq,nte ad assisterlo. Fin qui i fatti sono chiari: ma Quando si passa ad esaminare I'altro importante elemento ripreso da Eschilo, cioè il furto dell'arco di Filotìete, si tocca subito uno dei punti più controversi' Una divergenza n.tt,,'i verifica anzitutto p.r qrr.i che riguarda la sequenza degli eventi: infatti nella prima ricostrùzione sisrematica della tragedia, quella di F. G. Welcker, ii furto (di cui non vengono precisate le modalità di esecuzione) precede I'arrivo dei Troiani, ed esso si verificherebbe inoltre all'insaputa di Filottete (1ó). Già questo fatto mi pafe. insostenibile, perché I'eroe è inseparabile dat suo arco nel mito, nell'iconografia ed anche in tragedia. Èa e ancor più difficile consentire con il welcker quando p.nri che durante il dibattito Odisseo, vedendo Filottete sul punto di cedere alle profferte dei Troiani, dichiari trasportato dall' èmozione la sua vera identità, mostrando anche di essere in possesso dell'arco: mossa dawero assai poco diplomatica e soprattutto in netto contrasto col carattere di Odisseo in questa tragedia (17). In realtà il dibattito stesso con i Troiani è incomprensibile senza la presenza dell'arco, che è abpunto I'oggetto della discussione, e che doveva perciò trovarsi in mano a Filottete costituendo il fulcro, sul piano uiriuo, di tutta la scena (1S). Gli studiosi che hanno seguito il Welcker nella tesi dell'anteriorità del furto rispetto all'à4thz hanno infatti awertito quesra esigenza. Il Ribbeck suppone che fossero proprio i la traccia di una fonte comune a Dione e Imerio, perché al contrario il fatto stesso che ne
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