Marx in Italia

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   1 MARX IN ITALIA La ricezione dell'opera economica, 1883 – 1900 Giandomenica Becchio e Roberto Marchionatti Premessa Il primo libro del Capitale  appare in Italia tradotto dal francese sotto forma di fascicoli fra il 1882 e il 1884 grazie all’interessamento di Gerolamo Boccardo. Nel 1886 queste traduzioni fascicolate sono riunite in un unico volume all’interno della terza serie della «Biblioteca dell’Economista». Per quanto riguarda il secondo volume dell’opera marxiana, esso entra in Italia grazie alla traduzione francese Borchardt e Vanderrydt del 1900, per la traduzione italiana bisognerà attendere il 1946. Stesso destino per il terzo libro del Capitale , conosciuto in Italia grazie alla traduzione francese Giard e Briere del 1901-1902, tradotto in italiano solo nel 1954 – 56 1 .  Nonostante questi ritardi il dibattito in Italia negli ultimi vent’anni dell’ottocento si  presenta vivace e coinvolge i maggiori studiosi d’economia del tempo, la maggior parte dei quali erano in grado di leggere il tedesco, dal momento che, come vedremo, appaiono interventi immediatamente successivi alla pubblicazione dell’opera di Marx in Germania. La prima lettura di Marx in Italia ha srcine in Sicilia, dove nel 1873, Giuseppe di Menza, membro della rivista Scienze morali e politiche , presenta una riflessione sul Capitale , tratta da fonti indirette, dal titolo Evoluzione del socialismo. Carlo Marx e le sue dottrine , nel quale l’autore sostiene che Marx sia caduto nell’errore di ritenere il capitale “sterile”, privo quindi di alcuna forza produttiva, per cui la ricchezza non può che dipendere esclusivamente dal solo lavoro. Nello stesso periodo, un altro siciliano, Vito Cusumano, allievo di Wagner nel biennio 1872 – 1874, nonché seguace del socialismo della cattedra tedesco, pubblica nel 1875  Le scuole economiche della Germania in rapporto alla questione sociale , nel quale, pur ammettendo i meriti scientifici di Marx, non condivide con questi l’idea dell’improduttività del capitale. 1  Per una ricostruzione della lettura di Marx in Italia si consiglia il numero monografico de  Il pensiero economico italiano , III, I, 1995 e in particolare i saggi di Paolo Favilli L’economia politica nella cultura socialista degli anni ottanta , pagg. 63 – 89 e Jean – Pierre Poitier Marx en Italie  ,  pagg. 91 – 119.   2Proprio Cusumano suggerisce ad Achille Loria, giovane laureando impegnato in una tesi sulla rendita terriera, di sviluppare lo studio di Marx e di quegli altri socialisti impegnati nella discussione sulla teoria del valore, che secondo Cusumano, altro non è se non “la teoria dell’srcine della proprietà”. Con Loria si entra nel vivo del dibattito italiano su Marx. Esso si divide in due grandi  periodi: il primo è compreso fra il 1883 e il 1893, il secondo fra il 1894 e l’inizio del 1900. Nel primo periodo i maggiori contributi sono quelli di Loria, di Pareto e il dibattito presente sulla Critica Sociale , fra il 1892 e il 1894, che coinvolge Soldi, Coletti, Graziadei e Lafargue; nel secondo periodo il dibattito si sposta nelle pagine della «Riforma Sociale» che ospita gli interventi di Wagner, Loria, Arturo Labriola, Croce, Graziadei, Giuffrida e Sorel. Fra il 1897 e il 1901 appaiono nella Critica Sociale  gli ultimi interventi di Graziadei, Montemartini e Leone improntati decisamente sulla teoria marginalista. 1. L’interpretazione di Loria Loria considera la scienza economica fondata su tre pilastri, Ricardo, Thünen e Marx: questi sono gli autori che influenzano il suo primo libro  La rendita fondiaria e la sua elisione naturale.  Apparso nel 1880, esso è scritto nell’intento di esplicitare un modello di capitalismo fondiario in grado di spiegare accumulazione e distribuzione. La  particolare attenzione rivolta da Loria alla rendita e alla produzione agricola intesa come  base dell’accumulazione capitalistica lo allontanano gradualmente, ma inesorabilmente, dalla pura teoria marxiana, centrata invece sullo sviluppo industriale.  Nel 1883, in occasione della morte di Marx, Loria pubblica nella  Nuova Antologia , il necrologio Karl Marx , contenente le sue critiche all’opera dell’economista scomparso 2 . In questo articolo Loria sostiene che per interpretare correttamente Marx, occorre porsi da due punti di vista, l’uno filosofico, l’altro più strettamente economico. Dal primo punto di vista, l’autore del Capitale  cade in un circolo vizioso in quanto in un  primo tempo farebbe derivare i fenomeni sociali ed economici dalla cultura (ossia la struttura dalla sovrastruttura), per poi affermare che sono gli stessi fenomeni economici (struttura) a forgiare la cultura della società (sovrastruttura). 2  Achille Loria (1883), pagg. 377 – 416.   3Per quanto riguarda il sistema economico di Marx, esso può dividersi in una parte statica, che comprende la teoria del valore e del profitto e in una parte dinamica, che riguarda la teoria delle macchine e dell’accumulazione. Loria non nasconde di interessarsi esclusivamente alla parte statica, ammettendo la validità della teoria marxiana del valore solo limitatamente ad una società dove la terra sia ancora libera, ossia ad un tipo di società che si può considerare corrispondente ad una fase transitoria dell’economia capitalistica. Marx pertanto cade in errore quando ritiene la legge del valore parte integrante della sua concezione materialistica della storia, trasformandola così in una legge assoluta. Loria cerca di evidenziare le contraddizioni analitiche interne al pensiero marxiano, in  primis  l’incapacità del capitale costante di generare profitti, o meglio plusvalore e, dopo la pubblicazione del terzo libro del Capitale, la mancata risoluzione del problema della trasformazione, “logica conseguenza della fatale ostinazione di Marx ad opporsi all’evidenza dei fatti”. Questa tesi sarà ribadita anche in seguito alla pubblicazione del terzo libro del Capitale , mentre per quanto riguarda il secondo libro del Capitale , è noto che Loria ne mise in dubbio l’esistenza nelle intenzioni dello stesso Marx e questa tesi, insieme alla critica della teoria del valore, considerata “un sofisma cosciente”, manda Engels su tutte le furie. Ciò che Loria accetta di Marx si può ridurre al materialismo storico, sebbene rivisto ed impoverito attraverso l’eliminazione del metodo dialettico. Indipendentemente da Marx, Loria cerca di risolvere autonomamente la teoria dei prezzi partendo dal lavoro. Egli identifica il valore con il prezzo naturale e distingue il capitale impiegato nella  produzione di beni in due classi, capitale salario e capitale tecnico, che corrispondono rispettivamente al capitale variabile e al capitale costante marxiani. Loria non adotta la stessa terminologia in quanto se il capitale fosse composto dal solo salario, il valore di scambio dei beni sarebbe proporzionale alla quantità di lavoro incorporata. Secondo Loria i prezzi dei beni contenenti maggiore capitale tecnico devono essere maggiori rispetto a quelli contenenti minore capitale tecnico in modo tale da assicurare in tutti i settori dell’economia un uguale saggio di profitto. Loria arriva a determinare il valore della merci attraverso una quantità di lavoro cosiddetta “complessa”, in quanto formata da una quantità reale  di lavoro e una immaginaria , ossia quella parte di valore che si risolve nei profitti, ma che non si srcina nel lavoro, né può coincidere con la  produttività del capitale (un esempio può essere il tempo d’attesa, l’ astinenza ). Marx avrebbe dovuto, secondo Loria tenere l’analisi del profitto separata da quella del valore,
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