Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, On. Stefania GIANNINI

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Monica Livadiotti ha redatto la lettera, sottoscritta da me e altri colleghi legati alla Scuola Archeologica Italiana di Atene. "Sono stati pubblicati i risultati dell’Abilitazione Scientifica Nazionale per il settore 08/E2 (Restauro e Storia

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  Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, On. Stefania G IANNINI   Onorevole Ministro, sono stati pubblicati i risultati dell’Abilitazione Scientifica Nazionale per il settore 08/E2 (  Restauro e Storia dell’Architettura ). I risultati sono stati i seguenti: per la II fascia, su 394 candidati, ne sono stati abilitati 97, con una  percentuale del 24,6%. Per la I fascia, su 134 candidati, ne sono stati abilitati 44, con una percentuale del 32.8%. I  valori sono tra i più bassi, nonostante l’alto numero di candidati seri e competenti, ponendo anche una questione di disparità di comportamento tra le diverse commissioni giudicatrici non solo dell’area 08, ma dell’intera procedura di abilitazione. Date queste premesse, vorremmo portare al dibattito generale sui risultati della prima tornata della ASN alcune considerazioni, come hanno già fatto altri colleghi per altri settori scientifico-disciplinari. È da premettere che i firmatari di questa lettera non sono stati abilitati, nonostante avessero superato ben più della mediana richiesta, a dimostrazione di una continuità nella produzione, della qualità scientifica nonché del riconoscimento dei risultati della ricerca anche a livello internazionale. La situazione è resa più critica dalla norma che prescrive l’esclusione dalla tornata successiva; un provvedimento che provoca un grave danno a tutti, anche a coloro che non hanno ottenuto l’abilitazione nonostante abbiano conseguito solo due voti negativi su cinque, ovvero a seguito di un giudizio di minoranza. Le nostre considerazioni sono certamente dettate da sorpresa e delusione e dal desiderio di rivendicare la dignità pubblica di una carriera ricca di studi e di interventi sui monumenti, ma anche dalla volontà di esprimere il nostro parere sulla situazione generale della disciplina e contribuire così, almeno in minima parte, a migliorare una  procedura di reclutamento nella cui innovatività e trasparenza in molti avevano creduto. Una domanda tra tutte, da porre al MIUR e all’ANVUR: perché creare il sistema delle mediane, con impiego di risorse per altro elevato, per poi non vigilare in alcun modo che si tenesse conto di quegli indicatori? Nel caso del settore 08/E2, l’anomala discrezionalità con cui sono stati utilizzati gli indicatori di qualità costituiti dalle ‘‘mediane’’, emerge dai risultati emersi dall’ottimo lavoro di analisi dei dati complessivi dell’ASN stilate da M. Marzolla (http://www.moreno.marzolla.name/software/asn/). Dalle dettagliate tabelle pubblicate in questo lavoro, risulta che nell’area 08 il settore 08/E2 (Restauro e Storia dell’Architettura) ha abilitato, sia in I che in II fascia, una frazione non trascurabile di candidati, pari a circa il 24%, che non superava nessuna mediana o una sola mediana, in questo distinguendosi nell’ambito dello stesso settore 08, generalmente più attento nel concedere l’abilitazione a candidati al di sopra delle mediane. Per contro, e a riprova di una evidente distorsione del metodo di valutazione, circa il 20% dei non abilitati alla II fascia e circa il 24% dei non abilitati alla I fascia superava tutte e tre le mediane. Il dato va interpretato alla luce della circolare del ministro Profumo dell’11 gennaio 2013 con cui si invitava a non valutare in senso troppo rigido questi indicatori numerici, ricercando piuttosto l’eccellenza: si può infatti dare il caso che esista un Einstein che con 10 pagine rivoluziona gli orizzonti di una disciplina (improbabile) o che le centinaia di pagine di un altro non vi abbiano aggiunto alcun dato di valore (solo poco meno improbabile). Tutto  plausibile, a patto però che si possa allora entrare a fondo nel merito delle ricerche e delle pubblicazioni per valutarne srcinalità, profondità, ampiezza di orizzonti, impatto nella disciplina: un atteggiamento che non era evidentemente nelle corde di questa commissione. Con un’attitudine più equilibrata si sarebbe evitato, giusto a titolo di esempio e  per tornare alla Storia dell’architettura e al Restauro, di far sparire del tutto dal panorama degli studi un’intera branca, quella che si occupa dei monumenti antichi. Questi studi, tutt’altro che ‘‘di nicchia’’, sono componente fondamentale di una più ampia visione culturale dell'architettura, ma in diversi giudizi dei commissari essi sono stati talvolta considerati marginali, confusamente legati al mondo dell’archeologia piuttosto che dell’architettura, confondendo così le diverse metodologie di indagine. Sia nella seconda che nella prima fascia, non sono stati abilitati, con manifesta volontà di esclusione, i pochi candidati del settore specifico, firmatari di questa lettera, per altro tutti provenienti dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene, senza dubbio la più prestigiosa istituzione italiana all’estero nel settore dell’antico, di più che centenaria tradizione. Anche questo è un dato da analizzare: sembra, infatti, trattarsi di un indirizzo culturale  preciso, secondo il quale non si ritiene evidentemente che in un paese come il nostro possa verificarsi la necessità di  portare avanti, sostenere, agevolare studi indirizzati al campo dell’architettura antica. Che esista un orientamento del genere non è fatto nuovo e parte almeno dal 2006, da quando cioè un decreto ministeriale firmato dai ministri Moratti e Buttiglione, cedendo alle esigenze di qualche ottuso corporativismo, escludeva i laureati in architettura  dall’accesso alle Scuole di Specializzazione in Storia dell’Arte e in Archeologia (e quindi alla stessa Scuola di Atene,  privata così per la prima volta dalla sua fondazione nel 1911 di allievi architetti). Le conseguenze dell’esclusione non necessitano di molti commenti e le lamentazioni continue sul degrado del nostro patrimonio archeologico appaiono ciniche ed ipocrite dopo il depauperamento di competenze tecniche e dunque culturali che vivono quotidianamente i nostri organi di tutela. Non hanno bisogno le Soprintendenze Archeologiche, impegnate come sono nella difficoltà della conservazione, di funzionari architetti con adeguata cultura nel settore dei monumenti antichi, formatasi sulla carne viva dei monumenti e non solo sulle storie delle storiografie? Non sanno che farsene i Musei archeologici in Italia di progettisti in grado di dialogare proficuamente con i curatori di collezioni che spesso si devono ‘‘adattare’’ a contenitori concepiti indipendentemente dal contenuto? Non servono ai nostri monumenti architetti esperti in restauro e progettisti che sappiano intervenire con maggiore cognizione di causa e rispetto sul patrimonio monumentale antico, di cui pure vantiamo in Italia qualche esemplare? Non abbiamo bisogno, infine, di studiosi che portino avanti una tradizione che è stata di Gustavo Giovannoni, di Luigi Crema, di Piero Sanpaolesi, di Giuseppe Zander, di Paolo Marconi? In conclusione, questo sistema, così come concepito e attuato, si presta forse troppo bene a creare situazioni molto sbilanciate e va corretto. La discrezionalità di cui le commissioni si sono avvalse è eccessiva e non solo stravolge completamente il valore oggettivo delle mediane, per quanto giustamente correggibile o interpretabile in presenza dell’Einstein di cui sopra, non solo rischia di sottostimare o addirittura annullare intere branche delle discipline, ma riproduce anche gli effetti nefasti dei localismi che l’intera procedura dell’ASN voleva quanto meno ridurre, con commissari che, rinunciando ad onestà ed obiettività, fanno passare quasi solo candidati a loro vicini per area di interesse o di provenienza. L’intera procedura, ben al di là di quella semplice abilitazione a partecipare a futuri e  possibili concorsi stabilita per legge, si è trasformata in itinere   in un concorso locale esteso però su scala nazionale, con tutte le prevedibili distorsioni. Chiediamo al nuovo Ministro, con la sua sensibilità di studiosa e la sua competenza di docente universitario e di Rettore, di tenerne conto. Roma, 3 marzo 2014 Monica L IVADIOTTI  Carmelo G. M ALACRINO  Nicolò M ASTURZO  Giorgio O RTOLANI  Paolo V  ITTI  
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