“Il factotum della cattedrale. Arnau de Montrodon e la nuova sede gotica di Girona (1312-1347)” in Medioevo: I commitenti, a cura di Arturo Carlo Quintavalle, Bologna: Alfa Editoriale, 2011, pp. 525-546.

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“Il factotum della cattedrale. Arnau de Montrodon e la nuova sede gotica di Girona (1312-1347)” in Medioevo: I commitenti, a cura di Arturo Carlo Quintavalle, Bologna: Alfa Editoriale, 2011, pp. 525-546.

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  Medioevo: icommittenti  Atti del Convegno internazionale di studiParma, 21-26 settembre 2010 acuradi  ArturoCarlo Quintavalle AISAME  Associazione Italiana Storici dell’Arte Medievale  Electa   Un giorno di marzo Fra canti di gloria e aromi d’incenso, fra il bagliore dell’oro e l’ar-gento degli ornamenta ecclesiae  ,il 12 marzo 1347 ebbe luogo la so-lenne consacrazione del nuovo coro con deambulatorio della cat-tedrale di Girona. Il mattino di quel giorno, che intuiamo freddoebrumoso, un folto gruppo di canonici, prelati della curia e citta-dini ( copiosa multitudine civium Gerunde  )presieduti dall’arcive-scovo di Tarragona si riunì nel coro della nuova costruzione per ce-lebrare una cerimonia religiosa lunga e pomposa come richiedeva unavvenimento così eccezionale. In uno dei momenti culminantidell’atto liturgico si procedette allo spostamento e consacrazionedella mensa d’altare che per più di tre secoli aveva presieduto l’edi-ficio costruito nell’XI secolo, così come il tesoro di reliquie checonteneva  2 .Aldi là del suo significato religioso, questa azione ri-tuale servì per evocare il trasferimento materiale e simbolico di ciòche fino a quel momento era stato l’epicentro cultuale della catte-drale; per certificare la perdita di centralità dell’antico edificio ro-manico – che, va ricordato, rimaneva in piedi nella sua maggiorparte – in favore del nuovo spazio gotico. Culminava così un mo-numentale progetto architettonico – senza dubbio il più ambizio-so sviluppato fino allora nella diocesi – iniziato trentacinque anniprima con il proposito di dotare la vecchia cattedrale romanica diun coro più grande, più moderno e spettacolare. Per la precisione,il maestoso coroche, alzando lo sguardo, tutti i presenti alla ceri-monia potevano contemplare in tutto il suo primigenio splendore(fig. 1). Èmolto probabile che una costruzione talmente monumenta-le suscitasse nei presenti una forte emozione. Tuttavia, a provare ilmaggior senso di soddisfazione e orgoglio fu sicuramente Arnau deMontrodon, vescovo della sede di Girona oggetto della nostra at-tenzione, il quale, quella mattina di marzo, vide ricambiate tuttele azioni da lui promosse per decenni e decenni al fine di portareabuon porto quell’impresa. Per lui, più che per nessun altro, la consacrazione del coro gotico dovette essere il fiore all’occhiello diuna grande e complessa avventura alla quale aveva dedicato note-voli sforzi per gran parte della sua vita. Infatti, a quel punto erano già passati cinquant’anni dal mo-mentoin cui il destino del nostro protagonista e quello della cat-tedrale si erano incrociati 3 .Fu nel 1297 quando, ancora ragazzino,questo figlio di un cavaliere stabilito a Taradell e fratello del veguer  4 di Vic entrò nel Capitolo di Girona. Abbiamo poche notizie deiprimi anni dopo la sua nomina alla quale, per quanto sembra, ungruppo di canonici si era opposto. Considerato il successivo pre-stigio di Arnau come giurista e il suo palese interesse per la storia ela liturgia, supponiamo che furono anni d’impegnativi studi ac-cademici negli Studi di Lleida o Bologna, quelli più frequentati daicanonici di Girona  5 .Comunque fosse, sembra palese che dal se-condo decennio del Trecento Arnau era già pronto per iniziare un cursus honorum che dapprima lo condusse a occupare i posti più al-ti del Capitolo, più tardi a diventare l’uomo forte della corpora-zione della cattedrale e mano destra di diversi prelati e finalmente,nel 1335, a cingere la mitra vescovile, carica che ricoprì fino alla data della morte, il 21 novembre 1348, vittima della peste (fig. 2). Durante questo lungo periodo di mezzo secolo furono poche leattività legate alla costruzione, arredo e promozione cultuale delnuovo coro, nelle quali Arnau non fosse stato coinvolto in ma-niera diretta o indiretta. Purtroppo, non possediamo alcuna di-chiarazione personale al riguardo, nessun testo in cui, ad esempio,parlasse esplicitamente delle idee e obiettivi che lo avevano spin-to a intervenire con una così grande dedizione. I soli riferimentidi cui disponiamo sono una lunga serie di asettiche notizie dicommissioni e pagamenti, così come un elenco di altrettante in-formazioni sulla promozione del culto delle reliquie e di diversefeste religiose. Tuttavia, come si vedrà lungo questo saggio, ana-lizzati nel suo insieme tutti questi dati ci consentono di ricostruiremolteplici aspetti della personalità, le inquietudini e il program-ma di colui che senz’altro fu uno dei più rinomati committenti diun’opera collettiva quale la costruzione di una grande cattedrale.Poiché, sebbene gli ecclesiastici fossero coinvolti sia nel processodi edificazione del nuovo coro sia nel suo arredo e promozione li-turgica, sembra chiaro che nessuno di loro fu più decisivo e in-fluente di Arnau de Montrodon. Le testimonianze al riguardo so-no tante e così palesi che già dall’inizio dell’Ottocento il padreVillanueva osò battezzarlo “l’anima dell’impresa”. Inoltre, comeaccade a tanti altri dignitari ecclesiastici strettamente legati alla propria sede, possiamo supporre che il nostro canonico e vescovofece del progetto una questione personale e, se mi permettete diriprendere l’analogia usata da Panofsky nei confronti di Suger diSaint-Denis, giunse perfino a identificarsi personalmente con ilmedesimo 6 . Una cattedrale canonicale  Il protagonismo di Arnau de Montrodon è palese fin dall’iniziodella nuova costruzione. Quando nel 1312, dopo più di vent’an-ni di discussioni e dichiarazioni di intenti 7 ,il Capitolo decise diavviare i lavori di un coro con deambulatorio dotato di nove ab-sidi radiali mantenendo ancora l’esistente navata romanica, Arnaufu scelto, insieme a Ramon Vilaric e Dalmau de Pujals, come ca-nonico incaricato dell’amministrazione e direzione del progetto( cura ipsius operis  ) 8 .Questa non era la prima volta che Arnau assu-meva la responsabilità di dirigere un intervento edilizio nella cat-tedrale: soltanto un mese prima dell’inizio dei lavori del coro aveva già ricevuto la commissione di ricoprire di piombo il vecchio cam-panile romanico 9 .Una decisione che dimostra fino a che puntofosse uno dei migliori candidati per occupare la carica di canonicus et operarius sedis gerundensis  all’inizio dei lavori (fig. 3).Come succede in altri cantieri del Medioevo, a Girona le re-sponsabilità assunte dai vari canonici operarii  che si susseguirononegli anni lungo il processo di costruzione del coro furono tante ecosì rilevanti che non è esagerato affermare che Arnau divenne una delle figure basilari nell’edificazione della cattedrale 10 .Essi eranogli amministratori dell’ingente e poliedrico patrimonio che ilCapitolo aveva messo a disposizione del progetto edilizio attraver-so l’istituzione dell’Opera. Di conseguenza, li vediamo coinvolti inmolteplici affari economici, dalla gestione di redditi (provenientida tasse ecclesiastiche, condanne per matrimoni clandestini e al-tro) fino alla gestione dei contributi monetari derivati da legati te-stamentari, donazioni, privilegi e, specialmente, dai benefici va-canti 11 .Sta di fatto che il variegato e lucrativo insieme di fonti difinanziamento del nuovo cantiere dava loro la possibilità di avere Il factotum della cattedrale. Arnau de Montrodon ela nuova sede gotica di Girona (1312-1347) 1  Joan Molina Figueras  525  adisposizione grandi somme di denaro, tanto che non di rado ar-rivavano persino a dare in prestito importanti somme a tutti gli ec-clesiastici che, a titolo privato, volevano contribuire all’opera ma non disponevano del capitale necessario 12 .Dal punto di vista tecnico i canonici operarii  si occuparono an-che dell’assunzione dei muratori e, specialmente, del magister ope-ris  .Èinteressante constatare la loro sorveglianza particolare sul-l’attività di questi professionisti dell’edilizia e perfino la loro attiva partecipazione nel prendere decisioni tecniche, alcune specialmen-teimportanti per il futuro dell’opera architettonica. Esempi di tut-to ciò non mancano nella storia della cattedrale di Girona. A pro-posito, si ricordi il testo minuzioso che nel 1386 i canonici opera-rii  sottoposero al Capitolo con una serie di punti, molti di essi dicarattere tecnico e architettonico – come quelli relativi alla natura della pietra di Girona o alla qualità della calce e del cemento –, indifesa del progetto a una sola navata  13 .Odi come nel 1395, altricanonici addussero una serie di ragioni estetiche e operative che, a parer loro, sconsigliavano l’erezione della Sala capitolare nel luogodisposto dal Capitolo 14 .In entrambi casi i canonici operarii  ,chesupponiamo agissero sotto consiglio del magister operis  ed di altriprofessionisti dell’edilizia, parteciparono in prima persona ai di-battiti tecnici, facendo sì che la loro posizione finisse per imporsi.Questi furono anche alcuni dei compiti svolti da Arnau deMontrodon nelle diverse occasioni in cui occupò la carica di ca-nonico operarius  erevisore contabile dei lavori del coro dal 1312 15 .Funzioni che svolse da una certa posizione di autorità, diventatoormai dagli anni venti uno dei membri più influenti del Capitolo.Infatti, pochi canonici ebbero una posizione più privilegiata di chifu procuratore in varie e diverse imprese – tra le quali, quelle edi-lizie –; di colui che detenne per quasi due decenni le più alte re-sponsabilità diocesane dalla posizione di vicario generale; di unpersonaggio capace di adottare con successo una politica nepotista con lo scopo di favorire le carriere ecclesiastiche del fratello e deinipoti; di chi, insomma, diventò l’uomo di fiducia di alcuni ve-scovi e influì perfino nella nomina di alcuni di essi 16 .Ed è proprioda questa importante posizione da lui occupata nella corporazionedella cattedrale che possiamo capire più precisamente la lunga por-tata della maggioranza dei suoi interventi nel progetto edile. Perprimo, sappiamo che come amministratore unico, una carica chedetenne in varie occasioni, concesse prestiti a tutti i vescovi e ca-nonici bisognosi di risorse per soddisfare il desiderio personale dicontribuire al finanziamento dei lavori 17 .Cioè, trasse vantaggiodalla sua posizione per incoraggiare e facilitare la partecipazione dicarattere privato nell’opera del nuovo coro. Per la parte tecnica, è indicativo che nel 1321 e nel 1322 appaia il suo nome in merito all’assunzione di Jacques de Fauran 18 ,un ri-nomato architetto, proveniente da Narbonne, che per dieci anni fuil magister operis  del progetto e che è stato considerato, con note-vole verosimiglianza, l’autore del disegno definitivo del presbiterioeperfino del progetto di una sola navata  19 .Dal 1330 fu GuillemCors 20 ,il capomastro, a portare a termine il progetto disegnato da Fauran fino al compimento del presbiterio gotico 21 .Insomma, dal-la documentazione studiata scaturisce che Arnau de Montrodon fuil solo canonico operarius  che mantenne uno stretto rapporto contutti i maestri responsabili dell’esecuzione dell’impresa edilizia delcoro. Una circostanza rivelatrice sia della sua privilegiata posizioneall’interno del Capitolo sia del suo coinvolgimento personale nelprogetto della nuova sede.  Arnau de Montrodon portò a termine tutti gli interventi comecanonico operarius  ,cioè come rappresentante legale del possenteCapitolo 22 .Da questo punto di vista la sua figura va considerata come una perfetta sineddoche del controllo esercitato da questa istituzione su tutto il progetto del nuovo presbiterio gotico e, perestensione, del resto dell’edificio. Contro le posizioni storiografi-che tradizionali – come quella esposta da Alain Erlande-Brandenburg nel suo già classico libro sulla cattedrale 23 –, che di-fendono la preminenza dei vescovi come artefici delle cattedrali,l’intervento di Arnau, insieme a quello di molti altri canonici chefornirono le risorse necessarie per i lavori, mette in rilievo l’im-portanza di tali ecclesiastici in questo tipo di imprese. Perciò, l’idea del protagonismo dei vescovi di Girona nella realizzazione delnuovo coro gotico, che, da più di un secolo, la storiografia va ri-petendo come una filastrocca, ci sembra un’idea del tutto priva difondamento 24 .Sappiamo infatti che la sede era vacante quando il12 aprile 1312 nella riunione degli ecclesiastici della cattedrale sidecise di “magnificare et ampliare caput ecclesie”, poiché il vesco-vo Bernat de Vilamarí era morto il 30 gennaio di quell’anno men-tre assisteva al concilio di Vienne ed il suo successore (il nipoteGuillem) non fu eletto fino alla fine dell’estate 25 .La notizia non sa-rebbe altro che un semplice aneddoto se non fosse perché questa  1.Girona, cattedrale, veduta del presbiterio e del deambulatorio(1313-47), prima del 1936 526  situazione si verificò più volte durante il processo di costruzionedella cattedrale. Come Christian Freigang ha dimostrato con altrecattedrali del Sud della Francia della fine del Duecento (casi diRodez, Narbonne o Toulouse) 26 ,aGirona l’intervento dei vescovisi limitò, anche, a presiedere e approvare le decisioni prese dalCapitolo. Certamente, anch’essi parteciparono al recupero di fon-di per il cantiere, specialmente attraverso le anatas  –ifrutti annuidei benefici vacanti 27 –eperfino, in certe occasioni, contribuironoal finanziamento di alcune cappelle. Tuttavia, oltre a queste azionipuntuali non si verifica un modo di operare omogeneo né regolare.  AGirona, il Capitolo è il dominus  della cattedrale e, come tale,dirige tutto il processo costruttivo dell’edificio, “il suo edificio”. Ilcollegio era composto da uomini provenienti da stirpi della nobil-tà media le quali, secondo le prerogative della regola di Aquisgrana che le reggeva, potevano usufruire di proprietà individuali, avendoperfino il diritto di testare liberamente i loro beni mobili. Una co-sì privilegiata e liberale posizione economica spiega la loro capaci-tà di controllare e assumersi la maggior parte del finanziamentodel progetto edilizio, sia in maniera collettiva attraverso l’opera della cattedrale, sia a titolo personale mediante l’istituzione di be-nefici ecclesiastici e la promozione di cappelle ed altari. Una cir-costanza che ebbe diverse conseguenze, tra cui, il disinteresse qua-si assoluto dimostrato dal resto degli abitanti della città verso la cattedrale. Infatti, uno degli elementi più caratteristici della map-padi donazioni testamentarie nella Girona del basso Medioevo èl’assenza quasi totale di legati al cantiere del tempio 28 .Lo dimostra un semplice registro delle sepolture avvenute nei secoli XIV e XV:fra più di un centinaio di nominativi riportati, si osserva che sol-tanto un ridotto numero di privilegiati laici – la maggior parte pa-renti di ecclesiastici – ottenne il diritto di sepoltura nello spaziodefinito dal nuovo edificio 29 .Una conseguenza logica, consideran-do che l’impresa apparteneva a un gruppo elitista che, tranne ra-rissime eccezioni, si accaparrò tutti i benefici e fondazioni impe-dendo ai laici il finanziamento di altari e cappelle, tenendo per sél’esclusiva del riposo eterno fra le sue alte e preziose mura  30 .Al dilà di altre considerazioni, uno dei principali obiettivi del monu-mentale coro della nuova cattedrale gotica, così come anche buo-na parte del resto dell’edificio, sembra essere la materializzazionedi una serie di cappelle nobili, di spazi liturgici concepiti per per-petuare la memoria e garantire la salvazione dell’anima degli ari-stocratici ecclesiastici di Girona  31 . Tra il decoro e la gloria  Con l’assunzione dei maestri Henri e Jacques de Fauran, costrut-tori di prestigio provenienti dal Midi francese – una delle zonepiù attive per l’edificazione delle grandi cattedrali dalla fine delDuecento –,Arnau e i suoi colleghi si erano posti certi obiettivi. Alcuni di essi appaiono, nero su bianco, in uno statuto del 1313.In questo documento leggiamo che uno dei motivi che li portò a promuovere i lavori del coro fu la sostituzione dello stretto e pic-colo presbiterio romanico con uno più grande che permettesse dicelebrare gli uffizi con il decoro indispensabile, cioè, in uno spaziovietato ai laici e, specialmente, alle donne 32 .Sebbene la liturgia non avesse subito cambiamenti sostanziali fin dall’epoca della co-struzione della cattedrale romanica, pare evidente che la crescita demografica della città, lungo quasi tre secoli, aveva reso insuffi-ciente lo spazio della vecchia cattedrale per accogliere tutti i fedelinelle grandi festività, i quali invadevano la zona prossima all’altare  2.Girona, cattedrale, sepolcro di Arnau de Montrodon, particolare,1360-70 circa  3.Girona, cattedrale, coro 527  riservata ai chierici 33 .La soluzione disegnata a Girona per risolveretale problema non fu soltanto la costruzione del presbiterio consa-crato nel 1347, ma anche la realizzazione del gran coro in legno in-tagliato durante i primi decenni della seconda metà del secolo XIV  34 .Alcune vecchie fotografie ci permettono di riconoscere la congiunzione della snella architettura gotica con la grande struttu-ra orizzontale del coro (fig. 4). Al di là della sua monumentale de-finizione plastica, il fatto veramente significativo di entrambe lestrutture è che riuscirono a definire due spazi isolati dal resto deltempio: il presbiterio mediante un cancello e delle tende 35 ;il corograzie alle sue alte pareti e, perfino, nella parte superiore, median-te un grande mantello appeso alla volta  36 .In questo modo si con-figurarono degli spazi riservati ai canonici, rappresentativi del loropotere nel tempio così come del loro protagonismo nelle cerimo-nie ivi celebrate. Per i laici, confinati nella zona della navata e deldeambulatorio, la liturgia celebrata nel presbiterio divenne, tranneche nelle grandi festività, un rituale segreto e, appunto per questo,qualcosa di molto più sacro. È chiaro che potevano ascoltare la sal-modia della preghiera e i canti; che potevano perfino respirare glieffluvi fumanti d’incenso, ma gli era vietato entrare e contemplarela maggior parte degli uffizi religiosi. Udire e sentire ma non ve-dere. Non era un’idea nuova. Una delle conseguenze del progressi-vo sviluppo dei capitoli dopo la Riforma gregoriana fu la volontà di visualizzareil loro status privilegiato mediante una netta cesura fra la navata e il coro, che divenne progressivamente uno spazio ri-servato ai chierici 37 .Aqualcosa di simile dovettero pensare Arnaued il resto degli ecclesiastici della cattedrale quando decisero cheoccorreva un nuovo presbiterio e più tardi un nuovo coro che sod-disfacessero le loro richieste; che li aiutassero a disegnare due spa-zi dove soltanto loro fossero i privilegiati spettatori della spettaco-lare liturgia della cattedrale (fig. 5). Nello stesso documento del 1313, si dice anche che i canoniciagirono mossi da un sentimento di emulazione (che, letto fra le ri-ghe, potrebbe dirsi d’invidia) verso altre comunità che, nella stes-sa diocesi di Girona e per tutta la Tarraconense, stavano erigendonuove chiese in stile gotico 38 .Ancora una volta gli ecclesiastici diGirona furono molto espliciti nell’indicare quali fossero state le ra-gioni che li avevano spinti a finanziare il progetto del nuovo coro. Aquei tempi si erano già conclusi i lavori delle sedi di Lleida eTarragona ed erano appena iniziati quelli di Barcellona, chiamata aessere una delle grandi opere del gotico catalano 39 (fig. 6). E, an-cor più grave, direi quasi lacerante per i vanitosi canonici: nella propria diocesi alcune parrocchie, come quelle di Santa Maria d’Empúries, Sant Genís de Torroella o Santa Maria dels Turers a Banyoles, avevano anche cominciato a costruire edifici in stile go-tico verso la fine del Duecento o inizi del Trecento 40 (fig. 7). Qualeoltraggio! Che grande offesa per i nobili ecclesiastici della sede ve-scovile vedere il nuovo mantello gotico estendersi per tutta la Corona d’Aragona e ricoprire anche delle semplici chiese parroc-chiali della diocesi. Pare evidente dunque che dietro al progetto delnuovo coro vi fosse anche un desiderio di rivendicazione: la vo-lontà di erigere un edificio rappresentativo, eseguito secondo la nuova maniera gotica, capace di recuperare la vanità e l’orgoglio diun capitolo superato dagli avvenimenti. È chiaro che ci riuscirono,poiché per le sue dimensioni e innovazione concettuale il grande 4.Girona, cattedrale, coro, prima del 1936 5. Girona, cattedrale, coro dei canonici  528
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