Il barbiere di Siviglia

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Il barbiere di Siviglia MELODRAMMA BUFFO IN DUE ATTI DI C. STERBINI. MUSICA DI G. ROSSINI. Prima rappresentazione (con il titolo Almaviva, ossia L'inutile precauzione ): Teatro Argentina, Roma, 20 febbraio

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Il barbiere di Siviglia MELODRAMMA BUFFO IN DUE ATTI DI C. STERBINI. MUSICA DI G. ROSSINI. Prima rappresentazione (con il titolo Almaviva, ossia L'inutile precauzione ): Teatro Argentina, Roma, 20 febbraio Interpreti: LUIGI ZAMBONI, GERTRUDE GIORGI RIGHETTI, MANUEL GARCIA, B. BOTTICELLI, ZENOBIO VITARELLI. Personaggi IL D'ALMAVIVA: tenore DON, dottore in medicina, tutore di Rosina: basso comico, ricca pupilla in casa di Bartolo: soprano, barbiere: baritono DON, maestro di musica di Rosina, ipocrita: basso, servitore d'almaviva: tenore AMBROGIO, servitore di Bartolo: basso, vecchia cameriera di Bartolo: soprano UN UFFICIALE: basso. Un alcade o magistrato, un notaio, sbirri, soldati, suonatori di strumenti. La scena si rappresenta in Siviglia. Atto I SCENA I Una piazza della citta' di Siviglia. Il momento dell'azione e' sul terminar della notte. A sinistra e' la casa di Bartolo, con balcone praticabile, circondato da gelosia, che deve aprirsi e chiudersi - a suo tempo - con chiave. Fiorello, con lanterna nelle mani, introducendo sulla scena vari suonatori di strumenti. Indi il Conte avvolto in un mantello. (avanzandosi con cautela) Piano, pianissimo, senza parlar, tutti con me venite qua. Piano, pianissimo, eccoci qua. Tutto e' silenzio; nessun qui sta che i nostri canti possa turbar. (sottovoce) Fiorello Ola' Signor son qua. Ebben! gli amici? Son pronti gia'. Bravi, bravissimi, fate silenzio; piano, pianissimo, senza parlar. Piano, pianissimo, senza parlar. (I Suonatori accordano gli istrumenti, e il Conte canta accompagnato da essi.) Ecco, ridente in cielo spunta la bella aurora, e tu non sorgi ancora e puoi dormir cosi'? Sorgi, mia dolce speme, vieni, bell'idol mio; rendi men crudo, oh Dio, lo stral che mi feri'. Oh sorte! gia' veggo quel caro sembiante; quest'anima amante ottenne pieta'. Oh istante d'amore! Oh dolce contento! Soave momento che eguale non ha! Ehi, Fiorello? Mio Signore Di', la vedi? Signor no. Ah, ch'e' vana ogni speranza! Signor Conte, il giorno avanza Ah! che penso! che faro'? Tutto e' vano buona gente! (sottovoce) Mio signor Avanti, avanti. (Da' la borsa a Fiorello, il quale distribuisce i denari a tutti.) Piu' di suoni, piu' di canti io bisogno omai non ho. Buona notte a tutti quanti, piu' di voi che far non so. (I Suonatori circondano il Conte ringraziandolo e baciandogli la mano e il vestito. Egli, indispettito per lo strepito che fanno, li va cacciando. Lo stesso fa anche Fiorello.) 1 Mille grazie mio signore del favore dell'onore Ah, di tanta cortesia obbligati in verita'. (Oh, che incontro fortunato! E' un signor di qualita'.) Basta, basta, non parlate Ma non serve, non gridate Maledetti, andate via Ah, canaglia, via di qua. Tutto quanto il vicinato questo chiasso svegliera'. Zitti, zitti che rumore! Ma che onore? che favore? Maledetti, andate via Ah, canaglia, via di qua! Ve', che chiasso indiavolato! Ah, che rabbia che mi fa! (I suonatori partono.) SCENA II Il Conte e Fiorello. Gente indiscreta! Ah, quasi con quel chiasso importuno tutto quanto il quartiere han risvegliato. Alfin sono partiti! (guardando verso la ringhiera) E non si vede! E' inutile sperar. (Passeggia riflettendo.) (Eppur qui voglio aspettar di vederla. Ogni mattina ella su quel balcone a prender fresco viene sull'aurora. Proviamo.) Ola', tu ancora ritirati, Fiorel. Vado. La' in fondo attendero' suoi ordini. (Si ritira.) Con lei se parlar mi riesce, non voglio testimoni. Che a quest'ora io tutti i giorni qui vengo per lei dev'essersi avveduta. Oh, vedi, amore a un uomo del mio rango come l'ha fatta bella! Eppure, eppure dev'essere mia sposa (Si sente da lontano venire Figaro cantando.) Chi e' mai quest'importuno? Lasciamolo passar; sotto quegli archi, non veduto, vedro' quanto bisogna; gia' l'alba appare e amor non si vergogna. (Si nasconde sotto il portico.) SCENA III Figaro, con la chitarra appesa al collo. Largo al factotum della citta'. Presto a bottega, che' l'alba e' gia'. Ah, che bel vivere, che bel piacere per un barbiere di qualita'! Ah, bravo Figaro! Bravo, bravissimo; fortunatissimo per verita'! Pronto a far tutto, la notte e il giorno sempre d'intorno, in giro sta. Miglior cuccagna per un barbiere, vita piu' nobile, no, non si da'. Rasori e pettini, lancette e forbici, al mio comando tutto qui sta. V'e' la risorsa, poi, del mestiere colla donnetta col cavaliere Ah, che bel vivere, che bel piacere per un barbiere di qualita'! Tutti mi chiedono, tutti mi vogliono, donne, ragazzi, vecchi, fanciulle: Qua la parrucca Presto la barba Qua la sanguigna Presto il biglietto Figaro Figaro Son qua, son qua. Figaro Figaro. Eccomi qua. Ahime', che furia! Ahime', che folla! Uno alla volta, per carita'! Pronto prontissimo son come il fulmine: sono il factotum della citta'. Ah, bravo Figaro! bravo, bravissimo; a te fortuna non manchera'. SCENA IV Figaro, poi il Conte. Ah, ah! che bella vita! Faticar poco, divertirsi assai, e in tasca sempre aver qualche doblone gran frutto della mia riputazione. Ecco qua: senza Figaro non si accasa in Siviglia una ragazza: a me la vedovella ricorre pel marito: io, colla scusa del pettine di giorno, della chitarra col favor la notte, a tutti onestamente, non fo per dir, m'adatto a far piacere, oh che vita, che vita! Oh che mestiere! Orsu', presto a bottega (avanzandosi) E' desso, o pur m'inganno?) (scorgendo il Conte) (Chi sara' mai costui?) (Oh, e' lui senz'altro!) Figaro! Mio padrone (riconoscendo il Conte) Oh, chi veggo! Eccellenza! Zitto, zitto, prudenza! Qui non son conosciuto, ne' vo' farmi conoscere. Per questo ho le mie gran ragioni. Intendo, intendo, la lascio in liberta'. No no Che serve? No, dico: resta qua; forse ai disegni miei non giungi inopportuno Ma cospetto, dimmi un po', buona lana come ti trovo qua? poter del mondo! Ti veggo grasso e tondo La miseria, signore! Ah birbo! Grazie. Hai messo ancor giudizio? Oh! e come. Ed ella, come in Siviglia? Or te lo spiego. Al Prado vidi un fior di bellezza, una fanciulla figlia d'un certo medico barbogio che qua da pochi di' s'e' stabilito. Io, di questa invaghito, lasciai patria e parenti, e qua men venni. E qua la notte e il giorno passo girando a que' balconi intorno. A que' balconi? un medico? Oh cospetto! Siete ben fortunato; sui maccheroni il cacio v'e' cascato. Come? Certo. La' dentro io son barbiere, parrucchier, chirurgo botanico, spezial, veterinario, i1 faccendier di casa. 2 Oh che sorte! Non basta. La ragazza figlia non e' del medico. E' soltanto la sua pupilla! Oh, che consolazione! Percio' Zitto! Cos'e? S'apre il balcone. (Si ritirano sotto il portico.) SCENA V Rosina, poi Bartolo, e detti. (dal balcone) Non e' venuto ancor. Forse Oh, mia vita! Mio nume! mio tesoro! Vi veggo alfine, alfine (estraendo un biglietto) Oh, che vergogna! Vorrei dargli il biglietto (apparendo al balcone) Ebben, ragazza? I tempo e' buono. Cos'e' quella carta? Niente, niente, signor: son le parole dell'aria dell'inutil Precauzione. Ma brava dell'inutil Precauzione Che furba! Cos'e' questa Inutil precauzione? Oh, bella! e' il titolo del nuovo dramma in musica. Un dramma! Bella cosa! sara' al solito un dramma semiserio, un lungo, malinconico, noioso, poetico strambotto! Barbaro gusto! secolo corrotto! (lasciando cadere il biglietto) Oh, me meschina! l'aria m'e' caduta. (a Bartolo) Raccoglietela presto. Vado, vado. (Si ritira.) (verso il Conte) Ps Ps! Ho inteso. (Raccoglie il foglio.) Presto. Non temete. (Si nasconde.) (uscendo sulla via) Son qua. Dov'e'? Ah, il vento l'ha portata via. Guardate. Io non la veggo. Eh, signorina, non vorrei (Cospetto! Costei m'avesse preso!) In casa, in casa, animo, su! A chi dico? In casa, presto. Vado, vado. Che furia! Quel balcone io voglio far murare Dentro, dico. Ah, che vita da crepare! (Rosina si ritira dal balcone. Bartolo rientra in casa.) Povera disgraziata! Il suo stato infelice sempre piu' m'interessa. Presto, presto: vediamo cosa scrive. Appunto. Leggi. (Legge il biglietto.) Le vostre assidue premure hanno eccitata la mia curiosita' Il mio tutore e' per uscir di casa; appena si sara' allontanato, procurate con qualche mezzo ingegnoso d'indicarmi il vostro nome, il vostro stato e le vostre intenzioni. Io non posso giammai comparire al balcone senza l'indivisibile compagnia del mio tiranno. Siate pero' certo che tutto e' disposta a fare, per rompere le sue catene, la sventurata Rosina. Si', si', le rompera'. Su, dimmi un poco: che razza d'uomo e' questo suo tutore? E' un vecchio indemoniato avaro, sospettoso, brontolone; avra' cent'anni indosso e vuol fare il galante: indovinate? Per mangiare a Rosina tutta l'eredita' s'e' fitto in capo di volerla sposare. Aiuto! Che? S'apre la porta. (Si ritirano in fretta. Bartolo esce di casa.) (parlando verso la porta) Fra momenti io torno; non aprite a nessun. Se Don Basilio venisse a ricercarmi, che m'aspetti. (Le mie nozze con lei meglio e' affrettare. Si', dentr'oggi finir vo' quest'affare.) SCENA VI Il Conte e Figaro, poi Rosina. (fuori con Figaro) Dentr'oggi le sue nozze con Rosina! Ah, vecchio rimbambito! Ma dimmi or tu! chi e' questo Don Basilio? E' un solenne imbroglion di matrimoni, un collo torto, un vero disperato, sempre senza un quattrino Gia', e' maestro di musica; insegna alla ragazza. Bene, bene; tutto giova saper. Ora pensate della bella Rosina a soddisfar le brame. Il nome mio non le vo' dir ne' il grado; assicurarmi vo' pria ch'ella ami me, me solo al mondo, non le ricchezze e i titoli del conte d'almaviva. Ah, tu potresti Io? no, signore; voi stesso dovete Io stesso? e come? Zitto? Eccoci a tiro, osservate: perbacco, non mi sbaglio. Dietro la gelosia sta la ragazza; presto, presto all'assalto, niun ci vede. In una canzonetta, cosi', alla buona, il tutto spiegatele, signor 3 Una canzone? Certo. Ecco la chitarra; presto, andiamo. Ma io Oh che pazienza! Ebben, proviamo. Se i1 mio nome saper voi bramate, dal mio labbro il mio nome ascoltate. Io son Lindoro che fido v'adoro, che sposa vi bramo, che a nome vi chiamo, di voi sempre parlando cosi' dall'aurora al tramonto del di'. (dentro la casa) Segui, o caro; deh, segui cosi'! Sentite. Ah! che vi pare? Oh, me felice! Da bravo, a voi, seguite. L'amoroso e sincero Lindoro, non puo' darvi, mia cara, un tesoro. Ricco non sono, ma un core vi dono, un'anima amante che fida e costante per voi sola sospira cosi' dall'aurora al tramonto del di'. Rosina L'amorosa e sincera Rosina del suo core Lindo (Si ritira dal balcone.) SCENA VII Il Conte e Figaro. Oh cielo! Nella stanza convien dir che qualcuno entrato sia. Ella si e' ritirata. (con enfasi) Ah cospettone! Io gia' deliro avvampo! Oh, ad ogni costo vederla io voglio Vo' parlarle. Ah, tu, tu mi devi aiutar. Ih, ih, che furia! Si', si', v'aiutero'. Da bravo: entr'oggi vo' che tu m'introduca in quella casa. Dimmi, come farai? via! del tuo spirito vediam qualche prodezza. Del mio spirito Bene vedro' ma in oggi Eh via! t'intendo. Va la', non dubitar; di tue fatiche largo compenso avrai. Davver? Parola. Dunque, oro a discrezione? Oro a bizzeffe. Animo, via. Son pronto. Ah, non sapete i simpatici effetti prodigiosi che, ad appagare il mio signor Lindoro, produce in me la dolce idea dell'oro. All'idea di quel metallo portentoso, onnipossente, un vulcano la mia mente incomincia a diventar. Su, vediam di quel metallo qualche effetto sorprendente del vulcan della tua mente qualche mostro singolar. Voi dovreste travestirvi, per esempio da soldato. Da soldato? Si', signore. Da soldato? e che si fa? Oggi arriva un reggimento. Si', e' mio amico il Colonnello. Va benon. Eppoi? Cospetto! Dell'alloggio col biglietto quella porta s'aprira'. Che ne dite, mio signore? Non vi par? Non l'ho trovata? Che invenzione prelibata! Bravo, bravo, in verita'! Bella, bella, Piano, piano un'altra idea! Veda l'oro cosa fa. Ubbriaco si', ubbriaco, mio signor, si fingera'. Ubbriaco? Si', signore. Ubbriaco? Ma perche'? Perche' d'un ch'e' poco in se' (imitando moderatamente i moti d'un ubbriaco) che dal vino casca gia', il tutor, credete a me, il tutor si fidera'. A DUE Che invenzione prelibata! Bravo, bravo, in verita'! Bella, bella, Dunque All'opra. Andiam. Da bravo. Vado Oh, il meglio mi scordavo! Dimmi un po', la tua bottega per trovarti, dove sta? La bottega? Non si sbaglia; guardi bene; eccola la'. (additando fra le quinte) Numero quindici a mano manca quattro gradini, facciata bianca, cinque parrucche nella vetrina sopra un cartello Pomata fina , mostra in azzurro alla moderna, v'e' per insegna una lanterna La' senza fallo mi trovera'. Ho ben capito Or vada presto. Tu guarda bene Io penso al resto. Di te mi fido Cola' l'attendo. Mio caro Figaro Intendo, intendo. Portero' meco 4 La borsa piena. Si', quel che vuoi, ma il resto poi Oh non si dubiti, che bene andra' Ah, che d'amore la fiamma io sento, nunzia di giubilo e di contento! Ecco propizia che in sen mi scende; d'ardore insolito quest'alma accende, e di me stesso maggior mi fa. Delle monete il suon gia' sento! L'oro gia' viene, viene l'argento; eccolo, eccolo che in tasca scende; e di me stesso maggior mi fa. (Figaro entra in casa di Bartolo, il Conte parte.) SCENA VIII (Fiorello solo) (entrando) Evviva il mio padrone! Due ore, ritto in pie', la' come un palo mi fa aspettare e poi mi pianta e se ne va. Corpo di Bacco! Brutta cosa servire un padron come questo, nobile, giovinotto e innamorato; questa vita, cospetto, e' un gran tormento! Ah, durarla cosi' non me la sento! SCENA IX Camera nella casa di don Bartolo. Di prospetto la finestra con gelosia, come nella scena prima. Rosina, sola. Una voce poco fa qui nel cor mi risuono'; il mio cor ferito e' gia', e Lindor fu che il piago'. Si', Lindoro mio sara'; lo giurai, la vincero'. Il tutor ricusera', io l'ingegno aguzzero'. Alla fin s'acchetera' e contenta io restero' Si', Lindoro mio sara'; lo giurai, la vincero'. Io sono docile, son rispettosa, sono obbediente, dolce, amorosa; mi lascio reggere, mi fo guidar. Ma se mi toccano dov'e' il mio debole saro' una vipera e cento trappole prima di cedere faro' giocar. Si' si', la vincero'. Potessi almeno mandargli questa lettera. Ma come? Di nessun qui mi fido; il tutore ha cent'occhi basta, basta; sigilliamola intanto. (Va allo scrittoio e suggella la lettera.) Con Figaro, il barbier, dalla finestra discorrer l'ho veduto piu' d'un'ora; Figaro e' un galantuomo, un giovin di buon core Chi sa eh'ei non protegga il nostro amore. SCENA X Figaro e detta. Oh buon di', signorina! Buon giorno, signor Figaro. Ebbene, che si fa? Si muor di noia. Oh diavolo! Possibile! Un ragazza bella e spiritosa Ah, ah, mi fate ridere! Che mi serve lo spirito che giova la bellezza se chiusa io sempre sto fra quattro mura che mi par d'esser proprio in sepoltura? In sepoltura? ohibo'! (chiamandola a parte) Sentite io voglio Ecco il tutor. Davvero? Certo, certo; e' il suo passo Salva, salva; fra poco ci rivedrem: ho a dirvi qualche cosa. E ancor io, signor Figaro. Bravissima. Vado. (Si nasconde, poi tratto tratto si fa vedere.) Quanto e' garbato! (Si ritira.) SCENA XI Bartolo, Rosina, indi Berta e Ambrogio. Ah, disgraziato Figaro! ah, indegno! ah, maledetto! ah, scellerato! (Ecco qua: sempre grida.) Ma si puo' dar di peggio! Uno spedale ha fatto di tutta la famiglia a forza d'oppio, sangue e stranutiglia. Signorina, il barbiere lo vedeste? Perche'? Perche' lo vo' sapere. Forse anch'egli v'adombra? E perche' no? Ebben, ve lo diro'. Si', I'ho veduto, gli ho parlato, mi piace, m'e' simpatico il suo discorso, il suo gioviale aspetto (Crepa di rabbia, vecchio maledetto.) Vedete che grazietta! Piu' l'amo, e piu' mi sprezza la briccona. Certo, certo e' il barbiere che la mette in malizia. Chi sa cosa le ha detto! Chi sa! Or lo sapro'. Ehi. Berta. Ambrogio! (entrando e starnutendo) Ecci' (entra Ambrogio sbadigliando) AMBROGIO Ah! che comanda? Dimmi. Ecci' Il barbiere parlato ha con Rosina? Ecci' Rispondi almen tu, babbuino! AMBROGIO (sbadigliando) Ah, ah! Che pazïenza! AMBROGIO Ah, ah! che sonno! Ebben! Venne, ma io Rosina AMBROGIO Ah! Ecci' Che serve! Eccoli qua, son mezzo morti. Andate. AMBROGIO Ah! Ecci' Eh, il diavol che vi porti! (Berta e Ambrogio partono) SCENA XII Bartolo, indi don Basilio Ah! Barbiere d'inferno Tu me la pagherai Qua, Don Basilio; giungete a tempo! Oh! Io voglio, per forza o per amor, dentro domani sposar la mia Rosina. Avete inteso? (dopo molte riverenze) Eh, voi dite benissimo e appunto io qui veniva ad avvisarvi (chiamando a parte) Ma segretezza! E' giunto il Conte d'almaviva. Chi? L'incognito amante della Rosina? Appunto quello. Bartolo Oh diavolo! Ah, qui ci vuol rimedio! Certo; ma alla sordina. Sarebbe a dir? Cosi', con buona grazia bisogna principiare a inventar qualche favola che al pubblico lo metta in mala vista, che comparir lo faccia un uomo infame, un'anima perduta Io, io vi serviro': fra quattro giorni, credete a me, Basilio ve lo giura, 5 noi lo farem sloggiar da queste mura. E voi credete? Oh certo! E' il mio sistema. E non sbaglia. E vorreste? Ma una calunnia Ah, dunque la calunnia cos'e' voi non sapete? No, davvero. No? Uditemi e tacete. La calunnia e' un venticello, un'auretta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente incomincia a sussurrar. Piano piano, terra terra, sottovoce, sibilando, va scorrendo, va ronzando; nelle orecchie della gente s'introduce destramente e le teste ed i cervelli fa stordire e fa gonfiar. Dalla bocca fuori uscendo lo schiamazzo va crescendo prende forza a poco a poco, vola gia' di loco in loco; sembra il tuono, la tempesta che nel sen della foresta va fischiando, brontolando e ti fa d'orror gelar. Alla fin trabocca e scoppia, si propaga, si raddoppia e produce un'esplosione come un colpo di cannone, un tremuoto, un temporale, un tumulto generale, che fa l'aria rimbombar. E il meschino calunniato, avvilito, calpestato, sotto il pubblico flagello per gran sorte ha crepar. Ah! che ne dite? Eh! sara' ver, ma intanto si perde tempo e qui stringe il bisogno. No: vo' fare a mio modo: in mia camera andiam. Voglio che insieme i1 contratto di nozze ora stendiamo. Quando sara' mia moglie, da questi zerbinotti innamorati metterla in salvo sara' pensier mio. (Vengan denari: al resto son qua io.) (Entrano nella prima camera a destra.) SCENA XIII Figaro uscendo con precauzione, indi Rosina. Ma bravi! ma benone! Ho inteso tutto. Evviva il buon dottore! Povero babbuino! Tua sposa? Eh via pulisciti il bocchino. Or che stan la' chiusi, procuriam di parlare alla ragazza: eccola appunto. (entrando) Ebbene, signor Figaro. Gran cose, signorina. Si', davvero? Mangerem dei confetti. Come sarebbe a dir? Sarebbe a dire che il vostro bel tutore ha stabilito esser dentro doman vostro marito. Eh, via! Oh, ve lo giuro; a stender il contratto col maestro di musica la' dentro or s'e' serrato. Si'? oh, l'ha sbagliata affe'! Povero sciocco! L'avra' a far con me. Ma dite, signor Figaro, voi poco fa sotto le mie finestre parlavate a un signore Ah, un mio cugino, un bravo giovinotto; buona testa, ottimo cuor; qui venne i suoi studi a compire e il poverin cerca di far fortuna. Fortuna? oh, la fara'. Oh, ne dubito assai: in confidenza ha un gran difetto addosso. Un gran difetto Ah, grande: e' innamorato morto. Si', davvero? Quel giovane, vedete m'interessa moltissimo. Per bacco! Non mi credete? Oh si'! E la sua bella, dite, abita lontano? Qui! due passi. Ma e' bella? Oh, bella assai! Eccovi il suo ritratto in due parole: grassotta, genialotta, capello nero, guancia porporina, occhio che parla, mano che innamora E il nome? Ah, il nome ancora? Il nome Ah, che bel nome! Si chiama Ebbene, si chiama? Si chiamaerreororosirosina. Dunque io son tu non m'inganni? Dunque io son la fortunata! (Gia' me l'ero immaginata: lo sapeva pria di te.) Di Lindoro il vago oggetto siete voi, bella Rosina. (Oh, che volpe sopraffina, ma l'avra' da far con me.) Senti, senti ma a Lindoro per parlar come si fa? Zitto, zitto, qui Lindoro per parlarvi or or sara'. Per parlarmi? Bravo! bravo! Venga pur, ma con prudenza; io gia' moro d'impazienza! Ma che tarda? ma
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