“Contra Turcos. Alfonso d'Aragona e la retorica visiva della crociata” in G. Abbamonte et alter (eds.), La battaglia nel Rinascimiento meridionale. Moduli narrativi tra parole e immagini, Roma: Viella, 2011, pp. 97-110.

Description
“Contra Turcos. Alfonso d'Aragona e la retorica visiva della crociata” in G. Abbamonte et alter (eds.), La battaglia nel Rinascimiento meridionale. Moduli narrativi tra parole e immagini, Roma: Viella, 2011, pp. 97-110.

Please download to get full document.

View again

of 14
All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Information
Category:

Civics

Publish on:

Views: 5 | Pages: 14

Extension: PDF | Download: 0

Share
Tags
Transcript
  J OAN  M OLINA  F IGUERAS Contra Turcos . Alfonso d’Aragona e la retorica visiva della crociata * Dall’inizio del Quattrocento l’avanzare dei Turchi Ottomani sui Bal-cani, nonché la loro minaccia di oltrepassare le porte di Costantinopoli, consumata poi nel 1453, destò un grande timore in tutto l’Occidente cri-stiano. Suonarono i tamburi di guerra e, un po’ alla volta, la maggioranza dei principi occidentali si fece avanti per condurre una grande crociata che scongiurasse tale minaccia. Alfonso d’Aragona fu uno di essi e, probabil-mente insieme a Filippo di Borgogna, può essere considerato il monarca che riuscì a suscitare una più grande speranza nella materializzazione di tale avventura militare.Oggi sappiamo che i reali interessi di Alfonso nel progetto della crociata furono di carattere strategico e commerciale anziché religioso. 1  Si trattava infatti di controllare i Balcani più che di difendere Costantinopoli; di otte- nere nuove fonti di nanziamento per progetti di ogni sorta tramite le tasse ecclesiastiche; di controllare inne le rotte commerciali del Mediterraneo seguite dai mercanti catalani e valenzani. 2  Tuttavia, c’è da chiedersi se gli en- * Vorrei ringraziare Jofre Albertí, Joana Barreto, Isa Cervelló, Philine Helas e Fran-cesco Senatore per i loro preziosi suggerimenti e informazioni. Questo studio s’inserisce nel progetto di ricerca “Artistas, patronos y público: Cataluña y el Mediterráneo (S. XI-XV)” – HAR2011/23015 – finanziato dal Ministerio de Ciencia e Innovación. 1. F. Cerone,  La politica orientale di Alfonso d’Aragona , in «ASPN», 37 (1902),  pp. 9-93, 380-456, 555-634, 774-852; 38 (1903), pp. 154-212; C. Marinescu,  La politique orientale d’Alfonse V d’Aragon, roi de Naples (1416-1458) , Barcelona 1994; A. Ryder, The Kingdom of Naples under Alfonso the Magnanimous. The Making of a Modern State , Oxford 1976; J. Vicens Vives  Els Trastàmares (segle XV) , Barcelona 1980; M. Navarro, Calixto III Borja y Alfonso el Magnánimo frente a la cruzada , Valencia 2003; D. Abulaa,  Il mediterraneo all’epoca di Alfonso il Magnanimo , in  Alfons el Magnànim de València a  Nàpols , Valencia 2009, pp. 97-111. 2. Navarro, Calixto III  , p. 103 e sgg. La battaglia nel Rinascimento meridionale: moduli narrativi tra parole e immagini. A cura di Giancarlo  Abbamonte et al. (Roma, Viella, 2011)  Joan Molina Figueras98 tusiastici proclami di Alfonso a favore della guerra santa fossero soltanto un  pretesto per una politica di espansione mercantile. La risposta è decisamente negativa. Il timore di un’eventuale campagna turca sulla penisola italiana era fondato, come ben dimostrarono i fatti di Otranto (1480). D’altronde non va dimenticato che, oltre alla schietta retorica o propaganda, il sogno della scontta totale degli infedeli e della conquista di Gerusalemme costituì un elemento cardine nell’immaginario di molti monarchi medioevali, uno dei più notevoli dei quali fu indubbiamente Alfonso. Non a caso proclamò ripetutamente il suo diritto ad occupare il trono di Gerusalemme e, ancora, a governare un impero universale in qualità di erede degli Hohenstaufen e degli Angiò. Senz’altro, un sogno idealistico e purtroppo lontano. Miti, propaganda, retorica sono termini indispensabili per capire la mise-en-scène  attuata da Alfonso d’Aragona. Dall’inizio del suo re- gno, specialmente a partire dalla spedizione per la conquista di Napoli, l’ entourage del monarca cominciò ad organizzare una delle campagne di legittimazione ed esaltazione aulica più straordinarie di tutto il Quat- trocento europeo. All’inizio, lo scopo fu quello di difendere il suo diritto a occupare il trono della Corona di Aragona e specialmente, il Regno di  Napoli; più tardi, quello di disegnarne un’immagine quasi mitica che lo innalzasse in un piano superiore a qualunque altro principe contempo -raneo. Uomini di lettere, specialmente umanisti, artisti ed un variegato gruppo di apologeti di corte si impegnarono intensamente nella produ-zione di ogni sorta di oggetti culturali a carattere celebrativo destinati alle cerchie cortigiane del Regno di Napoli e di tutta l’Italia. Molti furono i motivi scelti per costruire un discorso retorico ed encomiastico ad ma-iorem gloriam  di Alfonso: dalle sue virtù come principe alla glorica - zione della sua stirpe, reale o mitica. Ma non v’è dubbio che il progetto della crociata contro i Turchi, nonché l’immagine di Alfonso come eletto condottiero, occupò un luogo predominante. I primi testimoni della miticizzazione storiograca di Alfonso come campione della crociata risalgono agli anni Trenta. In quel periodo, ad esempio, avvenne la spedizione militare contro l’isola di Gerba (1432): una inconcludente scaramuccia organizzata per punire i pirati tunisini che attaccavano i navigli commerciali della Corona, presentata invece dagli apologeti di corte come una grande vittoria del cristianesimo sull’Islam. La sublimazione dell’episodio si osserva già nelle storie degli umanisti Barzizza e Facio ma, senza dubbio, il documento più esplicito a nostra disposizione è l’encomiastico poema Carmen de victoria Regis Aragonum La battaglia nel Rinascimento meridionale: moduli narrativi tra parole e immagini. A cura di Giancarlo  Abbamonte et al. (Roma, Viella, 2011)  Contra Turcos 99 contra barbaros  composto da Antonio Canobbio, il quale, senza alcun pu -dore trasforma la sfortunata avventura nordafricana in gesta degne di riso-nanza universale. 3 Ad ogni modo le manifestazioni letterarie più esplicite sull’argomen-to che c’interessa sono le orationes , exhortationes e le  persuasiones con-tra Turcos , sorta di prediche umanistiche, scritte per    la corte napoletana durante gli anni Cinquanta, cioè, poco prima o poco dopo la caduta di Costantinopoli. Tra i loro autori, troviamo i nomi di Niccolò Sagundino, Giannozzo Manetti, Poggio Bracciolini, Enea Silvio Piccolomini, Orazio Romano, Domenico Capranica o Matteo Zuppardo. 4  Ricordiamo anche Flavio Biondo, autore di due dei testi più conosciuti e diffusi, la Oratio co-ram Serenissimo imperatore Frederico et Alphonso Aragonum rege  e il  De expeditione in Turchos ; 5  o Matteo Zuppardo, che nella sua opera  Alfonseis   attribuisce la vittoria cristiana di Belgrado sui Turchi (1456) alla stretta collaborazione fra Alfonso ed i suoi alleati Scanderberg e Unniadi. 6  Considerate produzioni di carattere propagandistico, cresciute in seno alla corte, il principale obiettivo di tutti questi panegirici era quello di in - coraggiare e giusticare, mediante una serie di parallelismi classici, l’orga -nizzazione di una crociata contro i Turchi condotta da Alfonso d’Aragona. Perciò il monarca veniva presentato sotto l’immagine di un nuovo crociato  benedetto dalla divinità per proseguire la strada aperta dagli eroi dell’anti - chità, come Scipione e Pompeo, e da quelli del Medioevo, come Goffredo di Bouillon. Una strada che mirava a Oriente e che aveva come proposito la scontta degli infedeli che vi si erano stabiliti, nonché la ripresa della Terra Santa. In tutte queste composizioni palpita il mito politico coltivato nella 3. A. Canobius, Carmen de victoria regis Aragonum contra barbaros , in G. Romano, Guiniforte Barzizza all’impresa di Gerba del 1432 e un poemetto inedito di Antonio Cano-bio sullo stesso avvenimento , in «Archivio Storico Siciliano», 17 (1892), pp. 1-27.4. Cfr. G. Albanese,  La storiograa umanistica e l’avanzata turca: dalla caduta di Constantinopoli alla conquista di Otranto , in  La conquista turca di Otranto (1480) tra  storia e mito , Atti del Convegno internazionale di studio, Otranto-Muro Leccese, 28-31 marzo 2007, a cura di H. Houben, I, Galatina 2008, pp. 319-352, a p. 325. Per Capranica, v. S. Sobrequés, Sobre el ideal de Cruzada en Alfonso V  , in «Hispania», 12 (1952), pp. 240-241; su Manetti, P. Botley, Giannozzo Manetti, Alfonso of Aragon and Pompey the Great: a Crusading Document of 1455 , in «Journal of the Warburg and Courtauld Institutes», 67 (2004), pp. 129-156. 5. F. Biondo, Scritti inediti e rari , a cura di B. Nogara, Roma 1927, pp. 31-57 e 107-114.6. M. Zuppardo,  Alfonseis , a cura di G. Albanese, Palermo 1990. La battaglia nel Rinascimento meridionale: moduli narrativi tra parole e immagini. A cura di Giancarlo  Abbamonte et al. (Roma, Viella, 2011)  Joan Molina Figueras100 corte alfonsina: l’idea del principe perfetto, eroe cristiano oltreché colto umanista; ed ancor più, una subliminale celebrazione di Alfonso come mo- narca protettore degli storici, consapevole della loro capacità di trasmettere le sue gesta ai posteri. 7   Vanno inne citati alcuni testi dove il monarca parla in prima per  - sona con una serie di magniloquenti dichiarazioni pubbliche. È il caso del cartellone di sda scritto nel 1453 in cui lo stesso Alfonso esortava il Gran Khan Maometto ad abbandonare Costantinopoli prima di tre anni, altrimenti avrebbe dovuto patire una terribile punizione. Incominciava il testo con un superbo «Alfonso, per la gràcia de Déu rey d’Aragó e ton destroidor». 8  Più che come una fanfaronata, la maestosa dichiarazione va interpretata secondo le leggi della cavalleria. Si tratta di regole che stavano anche alla base del voto di crociata che il monarca pronunciò solennemente in una cerimonia celebrata nella Cattedrale di Napoli il giorno di Ognis- santi del 1455 alla quale partecipò una buona parte della nobiltà campana. 9  Dopo essersi proclamato difensore della fede cristiana, avere espresso il suo dolore per la persecuzione sofferta dai cristiani da parte dei Turchi e avere segnalato che non aveva messo in atto prima tale impresa per il timore di essere accusato di superbia, Alfonso dichiarò che aveva deciso di prendere la croce della crociata dalle mani del patriarca di Alessandria e di dichiarare subito la guerra contro i Turchi. Notiamo che tutto ciò av-venne soltanto un anno dopo che Filippo di Borgogna aveva proclamato enfaticamente lo stesso proposito nel celebre   Giuramento del Fagiano. Tale circostanza, forse non casuale, mostra la stretta concorrenza nata fra en- trambi per condurre questa specie di guerra propagandistica anteriormente alla programmata guerra santa. Infatti, narrano le cronache che messaggeri e re d’armi di Alfonso furono incaricati di diffondere il suo solenne voto di crociato nelle varie corti europee. Si occuparono cioè di proclamare, urbi et orbi , che egli era disposto a diventare la grande «speranza bianca» dell’immaginario cristiano dell’epoca. Alfonso e i suoi cortigiani non solo furono consapevoli dell’importanza dei testi e delle parole nel processo di mitizzazione del monarca, ma sep-  pero intravedere la potenzialità retorica che avevano certe immagini, come 7. F. Tateo,  I miti della storiograa umanistica , Roma 1990, p. 142 e sgg. 8. Sobrequés, Sobre el ideal  , p. 248.9. A. Beccadelli (Panormita),  Dels fets e dits del gran rey Alfonso , Barcelona 1990,  pp. 290-295. La battaglia nel Rinascimento meridionale: moduli narrativi tra parole e immagini. A cura di Giancarlo  Abbamonte et al. (Roma, Viella, 2011)  Contra Turcos 101 le scenograe per cerimonie no alle iconograe su supporti perenni. La corrispondenza fra parole ed immagini, l’interscambiabilità dei messaggi fra entrambi i mezzi di espressione e, soprattutto, la loro capacità di operare insieme per rafforzare un programma ideologico, sono aspetti da non dimen-ticare in un approccio più preciso dell’argomento da noi trattato.Il 23 febbraio 1443 ebbe luogo la celebre entrata trionfale di Alfonso a  Napoli, una fastosa e teatrale cerimonia con la quale si volle commemorare la conquista della città ma, soprattutto, sottolineare davanti ad un vasto  pubblico, costituito da cortigiani, ambasciatori e rappresentanti di tutti i ceti cittadini, le straordinarie qualità del nuovo monarca (g. 27). A questo scopo furono create diverse invenzioni scenograche – alcune nanziate da mercanti orentini, altre da catalani – nelle quali si abbinò la rappresen - tazione di una serie di personicazioni delle virtù sacre e politiche tratte dagli  specula principis  umanistici ad altre con personaggi dell’antichità (Cesare) e vari simboli della cultura cavalleresca (  siège perilous ). 10  Vorrei spostare la nostra attenzione in particolar modo verso il combattimento fra i cavallini e i Turchi che precedette la slata della grande Torre delle Quat - tro Virtù Reali e della divisa della Sedia Pericolosa. Secondo la descrizione del Panormita, queste allegorie erano interpretate da un gruppo di giovani catalani in sella a piccoli cavalli di cartapesta, armati con lo scudo arago-nese e la spada, che lottavano contro un gruppo di fanti Turchi, dalle teste mostruose e vestiti al modo persiano e siriano. 11  La battaglia non poteva nire che con la scontta degli infedeli e chissà se, come accadeva nel ter  - ritorio ispanico della Corona – dove questo tipo di rappresentazioni è do - cumentato dalla ne del XIV secolo –  12  anche l’allegoria napoletana aveva 10. Per alcuni recenti approcci, v.   G. Alisio et alii ,  Arte e politica tra Napoli e Firenze. Un cassone per il trionfo di Alfonso d’Aragona , Modena 2006; P. Helas,   The Triumph of  Alfonso d’Aragona in Naples 1443: from Living Images to Pictorical Representations ,   in The Triumph of Marriage: A Symposium on Renaissance Cassoni , in corso di stampa; J. Molina, Un trono in amme per il re. La metamorfosi cavalleresca di Alfonso il Magnanimo in  L’umanesimo catalano e l’Italia. Cultura, storia e arte in corso di stampa. 11. A. Beccadelli (Panormita),  Alphonsi regis triumphus ,   in  De dictis et factis Al- phonsi Regis Aragonum libri quatuor  , Basel 1538, p. 235. Nella solenne slata celebrata nel 1423 per celebrare la prima entrata di Alfonso a Napoli fu rappresentato uno spettacolo simile: una lotta fra angeli e un gruppo di Turchi intorno a un grande elefante di legno. H. Maxwell, Uno elefante grandissimo con lo castello di sopra: il trionfo aragonese del 1423 , in «Archivio Storico Italiano » , 553 (1992), pp. 847-875, a pp. 856-858.12. F. Massip,  De ritu social a espectacle del Poder: l’Entrada triomfal d’Alfons el  Magnànim a Nàpols (1443), entre la tradició catalana i la innovació humanística , in  La La battaglia nel Rinascimento meridionale: moduli narrativi tra parole e immagini. A cura di Giancarlo  Abbamonte et al. (Roma, Viella, 2011)
Related Search
Similar documents
View more...
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks