cattolica La qualità della scuola Centro Studi Secondo monitoraggio (anno scolastico )

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La qualità della scuola cattolica Secondo monitoraggio (anno scolastico ) Centro Studi per la Scuola Cattolica della Conferenza Episcopale Italiana Sommario 1. La cultura della qualità 3 2. La scuola cattolica in cifre 5 3. Il monitoraggio 9 4. I risultati del monitoraggio: il questionario informativo Gli indici sintetici di valutazione I questionari di percezione Conclusioni e prospettive 31 1. La cultura della qualità Con l introduzione dell autonomia nella scuola italiana è sorta l esigenza di valutare la qualità del servizio scolastico. Se le scuole sono autonome, occorre verificare, a valle dell offerta formativa, il rispetto di alcuni standard per garantire l uniformità del servizio e correggere eventuali disfunzioni. Rispetto a una valutazione solo classificatoria, oggi il Sistema Nazionale di Valutazione (SNV), istituito con il DM 80/13 per valutare tutte le scuole, statali e paritarie, ha il compito di migliorare la «qualità dell offerta formativa e degli apprendimenti». Le scuole cattoliche, che da sempre sono autonome, si sono poste il problema già in precedenza, con iniziative promosse dalla Fidae e dalla Fism negli anni Novanta del secolo scorso 1. Il Centro Studi per la Scuola Cattolica (CSSC) ha dedicato alla qualità un suo specifico Rapporto nel e ha condotto una prima rilevazione nel , dando poi vita più recentemente ad un monitoraggio costante del sistema di scuola cattolica in Italia. 1 FIDAE - Federazione Istituti Di Attività Educative, Qualità allo specchio. Indicatori per la scuola cattolica, a cura di C. Scurati, La Scuola, Brescia Possono inoltre essere ricordati anche due Quaderni Fidae sull argomento: Alla ricerca della qualità. Guida operativa per un percorso autovalutativo, Quaderni Fidae n. 15, Suppl. al n. 9 di Docete, giugno 1999; Qualità a confronto. Esperienze in atto. «La qualità nella scuola cattolica», Quaderni Fidae n. 19, Suppl. al n. 1 di Docete, ottobre Per la Fism, Federazione Italiana Scuole Materne, può essere ricordato CSSC-FISM, La qualità nelle scuole materne FISM. Progetto, promozione, verifica. Rapporto di ricerca, Fism, Roma CSSC - Centro Studi per la Scuola Cattolica, Per una cultura della qualità. Promozione e verifica. Scuola Cattolica in Italia. Terzo Rapporto, La Scuola, Brescia Centro Studi per la Scuola Cattolica, Monitoraggio della scuola cattolica. Risultati della ricerca effettuata per l anno [recte: ], a cura di G. Bocca - M. Castoldi - D. Decimo, Istituto Salesiano Pio XI, Roma La cultura della qualità Il progetto prevede una rilevazione con cadenza triennale, che è stata effettuata per la prima volta nell anno scolastico con risultati largamente soddisfacenti 4. Nel pertanto si è svolto il secondo monitoraggio, che ha aggiunto alla semplice rilevazione dei dati anche l obiettivo di favorire e sostenere un processo di miglioramento continuo della qualità. 2. La scuola cattolica in cifre 2.1. Le scuole Nell anno scolastico la composizione del sistema di scuola cattolica è quella riportata nella Tabella 1. Le scuole cattoliche censite sono tutte paritarie, cioè appartenenti all unico sistema nazionale di istruzione istituito dalla legge 62/00. Tabella 1 Le scuole cattoliche nel sistema nazionale di istruzione (a.s ) Infanzia Primaria Sec. I grado Sec. II grado Totale Scuole paritarie cattoliche* Altre scuole paritarie Totale scuole paritarie Sedi scolastiche statali n. % n. % n. % n. % n. % , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,0 Fonte: elaborazione CSSC su dati MIUR. * Escluse Aosta, Bolzano e Trento. N.B. Le percentuali sono calcolate sul totale dell ultima colonna. 4 Centro Studi per la Scuola Cattolica, Monitoraggio della qualità della scuola cattolica. Anno , a cura di S. Cicatelli e G. Malizia, Istituto Salesiano Pio XI, Roma Nella Tabella 1 il confronto con le scuole statali (v. ultima riga) è proposto con le sedi in cui effettivamente si articolano le istituzioni scolastiche statali, che da un punto di vista amministrativo sono molte meno (8.644, di cui 4 5 La scuola cattolica in cifre La scuola cattolica in cifre per infanzia e primo ciclo e per il secondo ciclo), in quanto ciascuna istituzione comprende più sedi. All interno del sistema delle scuole paritarie, le scuole dell infanzia cattoliche rappresentano il 65,7% del totale; le scuole primarie cattoliche sono il 74,1%; le secondarie di primo grado cattoliche sono l 84,2%; le secondarie di secondo grado cattoliche sono il 39,2%. Tabella 2 Alunni e insegnanti nel sistema nazionale di istruzione (a.s ) Alunni di scuola cattolica* Alunni di altre scuole paritarie Infanzia Primaria Sec. I gr. Sec. II gr. Totale Totale alunni di scuole paritarie Alunni di scuola statale Totale alunni Fonte: elaborazione CSSC su dati MIUR. * Escluse Aosta, Bolzano e Trento Infanzia Primaria Sec. I gr. Sec. II gr alunni di scuola cattolica alunni di altre scuole paritarie Scuole cattoliche Altre scuole paritarie alunni di scuola statale Figura 1 - Il sistema della parità: anno scolastico Gli alunni Dato che le dimensioni delle scuole possono essere molto varie (e le scuole cattoliche sono in genere di piccole dimensioni), la Tabella 2 riporta i dati relativi agli alunni, che consentono di comprendere meglio l incidenza di ciascuna componente sul sistema nazionale Figura 2 - Il sistema nazionale di istruzione - a.s Devono essere considerati parte del sistema di scuola cattolica anche i centri di formazione professionale (Cfp) di ispirazione cristiana, che raccolgono circa l 80% dei allievi iscritti nel ai percorsi di istru- 6 7 La scuola cattolica in cifre zione e formazione professionale di primo livello, in cui è possibile assolvere l obbligo di istruzione. La quota di allievi che frequentano Cfp di ispirazione cristiana può quindi essere stimata in circa giovani. Ciò significa che il sistema di scuola cattolica raccoglie oltre alunni su un totale di circa 9 milioni. 3. Il monitoraggio Infanzia Primaria 3.1. Le finalità Figura 3 - Gli alunni delle scuole cattoliche Secondaria I grado Secondaria II grado Con il suo monitoraggio della qualità della scuola cattolica il CSSC ha anticipato la linea adottata ultimamente dal SNV, che intende stimolare il miglioramento del servizio scolastico attraverso quattro fasi di lavoro distribuite su più anni: autovalutazione di istituto, valutazione esterna, azioni di miglioramento, rendicontazione sociale. Il SNV, avviato nell anno scolastico , andrà ad interessare nel prossimo futuro anche le scuole paritarie. Per le scuole cattoliche coinvolte nel monitoraggio del CSSC quindi l esperienza condotta nel è stata utile per cominciare a familiarizzarsi con principi e procedure che saranno presto prassi ordinaria per tutte le scuole. Rispetto al monitoraggio di tre anni prima, che si era limitato alla semplice rilevazione e analisi dei dati, quello del ha aggiunto una fase di riflessione per indurre le scuole a migliorarsi, ripensando il proprio modo di operare e individuando i propri punti di forza e di debolezza. In questo percorso un ruolo determinante spetta all autovalutazione, quale fase in cui si comincia a mettere in discussione il lavoro svolto a scuola e ci si interroga sul suo possibile miglioramento. Gli scopi dichiarati del monitoraggio erano: - promuovere l impiego da parte delle scuole dei dati del monitoraggio CSSC in chiave autovalutativa; - attrezzare le scuole cattoliche alla progressiva messa a regime del SNV; - diffondere l impiego dei processi autovalutativi come strumento di orientamento e attivazione di piani di miglioramento. 8 9 Il monitoraggio Il monitoraggio 3.2. I criteri cardinali della qualità della scuola cattolica Il monitoraggio intendeva inoltre rilevare la qualità della scuola cattolica non solo in quanto scuola ma anche in quanto cattolica, cioè espressione dell impegno educativo della Chiesa. Il quadro teorico di riferimento è espresso a questo proposito da cinque criteri cardinali, individuati nel Rapporto del 2001 per identificare gli indicatori della qualità di una scuola cattolica: - essere luogo di servizio educativo e formativo ecclesiale e civile; - essere ambiente comunitario basato sulla promozione della partecipazione; - essere luogo di educazione integrale della persona considerata nella sua singolarità; - essere luogo di educazione nella cultura e nella promozione della sintesi tra fede, cultura e vita; - essere luogo di testimonianza dei docenti, dei formatori e delle figure educative Il modello di rilevazione Per esaminare la situazione delle scuole cattoliche si è adottato il cosiddetto modello CIPP, acronimo corrispondente in inglese ai diversi ambiti di analisi: context, input, process, product (contesto, risorse, processi, esiti). Si tratta di un modello ampiamente sperimentato in vari settori e particolarmente adatto al mondo della scuola, di cui consente di valorizzare le diverse dimensioni senza limitarsi a una superficiale considerazione dei soli risultati scolastici o degli aspetti materiali della struttura scolastica. Lo schema sottostante descrive gli ambiti sui quali si è soffermato prevalentemente l esame. Risorse R1 Risorse valoriali e culturali R2 Attese della committenza R3 Tipologia dell utenza R4 Risorse umane R5 Risorse strutturali R6 Risorse finanziarie 3.4. Gli strumenti di rilevazione Contesto C1 Quadro ispirativo-fondativo C2 Storia dell Istituto C3 Appartenenza associativa C4 Relazione con la comunità ecclesiale C5 Rapporto scuola-ambiente Processi Livello strategico P1 Indirizzi strategici P2 Progettualità educativa Livello organizzativo P3 Leadership P4 Processi comunicativi P5 Processi decisionali P6 Processi gestionali (risorse umane, materiali, finanziarie) P7 Clima organizzativo P8 Verifica/regolazione della qualità Livello educativo P9 Lavoro cooperativo (docenti, famiglie, allievi) P10 Progettazione/programmazione P11 Gestione della relazione educativo/formativa P12 Valutazione e Documentazione P13 Servizi di supporto alla crescita individuale Esiti E1 Immagine esterna della scuola E2 Soddisfazione dei diversi soggetti E3 Risultati formativi E4 Impatto sociale e culturale Il monitoraggio prevedeva l uso di due distinti questionari: - un primo questionario informativo doveva essere compilato on line dai presidi/coordinatori delle scuole, - un secondo questionario di percezione doveva essere distribuito in forma cartacea tra le diverse componenti della comunità educativa Il monitoraggio Il monitoraggio Il questionario informativo comprendeva, in distinte versioni adattate ai diversi tipi di scuola, oltre cinquanta domande di carattere identificativo e descrittivo, corrispondenti alle voci dello schema precedente, in cui la sezione più ampia era ovviamente quella dei processi. Il questionario ha riutilizzato parte delle domande già poste nel monitoraggio del , aggiungendone di nuove ed eliminando quelle che erano risultate poco significative, consentendo così anche una comparazione nel tempo. Parte delle informazioni sulle scuole cattoliche italiane erano comunque già disponibili grazie ai dati forniti dal Ministero dell istruzione, dell università e della ricerca e pubblicati ogni anno nei Rapporti del CSSC 5. Il questionario di percezione era formulato in cinque versioni diverse, corrispondenti alle cinque categorie da intervistare (insegnanti, personale non docente, genitori, studenti, testimoni privilegiati), ed era affidato alle singole scuole per la distribuzione cartacea e la restituzione. Il questionario chiedeva alle diverse componenti della comunità educativa la valutazione di una ventina di fattori, per ognuno dei quali doveva essere indicato il grado di importanza in generale e il grado di effettiva presenza nella singola sede. In ogni scuola / Cfp il questionario doveva essere compilato da: - tutti gli insegnanti; - tutto il personale non docente; - un campione rappresentativo di genitori, pari a circa il 10% del totale; - un analogo campione di studenti delle sole scuole secondarie di secondo grado, dei Cfp e delle terze classi di secondaria di primo grado, pari anch esso a circa il 10% del totale; - un campione limitato di testimoni privilegiati, cioè due o tre persone qualificate e rappresentative della realtà territoriale (parroci, dirigenti di scuole statali, amministratori locali, ecc.), scelti dalle scuole stesse per esprimere giudizi fondati sulla qualità della singola scuola/cfp Le fasi del monitoraggio Lo svolgimento del monitoraggio ha previsto più fasi: - nella prima metà del 2013 è stato messo a punto il progetto, aggiornando gli strumenti di rilevazione e il modello di monitoraggio svolto nel ; - si è quindi proceduto ad estrarre un campione rappresentativo delle scuole cattoliche italiane, in collaborazione con le federazioni di settore (Fism, Fidae, Confap); - nel gennaio 2014 sono stati inviati i questionari alle scuole/cfp selezionate e l intero progetto è stato pubblicato sul sito del CSSC per consentire alle scuole che lo desiderassero di partecipare a titolo volontario al monitoraggio; - entro maggio 2014 sono stati raccolti i questionari e si è avviata l elaborazione dei dati; - a novembre 2014 sono stati restituiti i primi risultati del monitoraggio alle scuole/cfp coinvolte ed è stata avviata la fase di miglioramento, da svolgere nel corso dell anno con l eventuale supporto del CSSC; - a febbraio 2015, alle sole scuole/cfp che li avevano compilati, sono stati restituiti i risultati dei questionari di percezione per completare il quadro e proseguire nel processo di miglioramento Il campione di scuole Il piano di campionatura prevedeva inizialmente di raggiungere circa scuole cattoliche in tutta Italia e almeno 50 Cfp. Alla fine si sono avute risposte al questionario informativo solo da poco più della metà delle scuole e Cfp selezionati (v. Tabella 3). Tabella 3 Il campione Infanzia Primaria Sec. I grado Sec. II grado Cfp Totale Scuole Per i dati relativi all a.s si veda La scuola cattolica in cifre. Anno scolastico , in CSSC - Centro Studi per la Scuola Cattolica, Una scuola che orienta. Scuola Cattolica in Italia. Sedicesimo Rapporto, La Scuola, Brescia 2014, pp Il monitoraggio I motivi delle defezioni sono stati vari: - in generale va tenuta presente la resistenza alle rilevazioni statistiche sempre più frequenti nelle scuole italiane; - più in particolare si deve considerare l attesa per il nuovo SNV, cha ha dirottato su di sé l attenzione delle scuole, facendo ritenere il monitoraggio del CSSC più un fattore di disturbo che un sostegno; - in alcuni casi le defezioni sono da attribuire all interferenza di altre procedure di certificazione della qualità messe in atto dalle scuole/cfp o all avvio di forme autonome di autovalutazione (spesso effettuate proprio ricorrendo al modello del monitoraggio del CSSC); - in altri casi è stato di ostacolo il ricorso, per la prima volta, a una piattaforma per la raccolta on line dei dati, sia per la difficoltà materiale di raggiungere telematicamente molte scuole, sia per problemi tecnici di collegamento con la piattaforma; - infine, alcune scuole hanno rinunciato a partecipare al monitoraggio poiché la prospettiva di una imminente chiusura rendeva per loro di fatto inutile valutare la qualità di un servizio che andava a scomparire. La riduzione ha ovviamente inciso sul grado di rappresentatività del campione, ma è stato possibile conservare comunque un margine di errore fra il 3% e il 4%, facendo scendere il livello di rappresentatività al 90% nelle scuole primarie e secondarie e al 95% nelle scuole dell infanzia. Per i Cfp della Confap non è possibile calcolare la rappresentatività né il margine di errore per la limitatezza dell universo (poco più di duecento centri) che non permette di selezionare un campione statisticamente rappresentativo. Un discorso a parte va fatto per i questionari di percezione che sono stati restituiti solo da 159 scuole/cfp, per un totale di circa questionari compilati: un campione troppo limitato per pretendere di essere rappresentativo e dunque servire a descrivere la situazione nazionale. I risultati sono stati comunque restituiti alle singole scuole/cfp per completare il quadro della loro specifica condizione. 4. I risultati del monitoraggio: il questionario informativo Le risposte fornite alle domande del questionario informativo sono state tutte utilizzate per descrivere analiticamente la situazione di ciascuna scuola/cfp e fissare dei valori medi di riferimento a livello nazionale e locale (limitando l elaborazione alle tre principali circoscrizioni geografiche: Nord, Centro, Sud). I dati completi sono stati pubblicati in forma aggregata sul sito del CSSC (www.scuolacattolica.it). In queste pagine si propone una sintetica lettura dei dati emersi dal monitoraggio, messi in alcuni casi a confronto con altre fonti di documentazione Gli enti gestori Anzitutto, può essere interessante verificare la natura dell ente gestore della scuola cattolica. Come mostra la tabella 4, la maggioranza delle scuole è gestita da ordini o congregazioni religiose, ma negli ultimi anni stanno crescendo varie forme di impresa sociale (associazioni, fondazioni, cooperative) che fondano nuove scuole o rilevano scuole gestite in precedenza da congregazioni che hanno deciso di rinunciare all impegno I risultati del monitoraggio I risultati del monitoraggio Tabella 4 Enti gestori delle scuole monitorate (in %) Ente gestore Infanzia Primaria Sec. I grado Sec. II grado CFP Congregazioni religiose 25,5 84,3 77,1 69,4 20,7 Diocesi 0,8 2,6 2,9 8,1 3,4 Parrocchie 34,1 3,5 2,9 0,0 0,0 Associazioni 16,5 0,0 0,0 0,0 58,6 Fondazioni 12,9 5,2 4,3 9,7 13,8 Cooperative 5,1 6,1 15,7 16,1 6,9 Altro 9,4 0,0 0,0 0,0 0,0 N.B. Il totale di colonna può superare il 100% perché alcune scuole hanno indicato una duplice forma di gestione (p.es. congregazioni o parrocchie che si sono riorganizzate come cooperative). All ente gestore è legata la distinzione tra scuole cattoliche a norma di diritto canonico, le quali devono essere gestite da un soggetto ecclesiastico (congregazione, diocesi, parrocchia) e scuole/cfp di ispirazione cristiana, che hanno uno stato giuridico diverso. La distinzione è puramente tecnica e in genere si tende ad accomunare sotto l etichetta di scuola cattolica entrambe le categorie. Nel 2013 il CSSC ha dedicato il suo XV Rapporto proprio ai gestori delle scuole cattoliche 6 rilevando che potevano definirsi formalmente cattoliche il 64,6% delle scuole dell infanzia e il 93,2% delle scuole primarie e secondarie, mentre per i Cfp non era possibile la distinzione dal momento che pochi gestori sono responsabili di numerosi centri: su un totale di 37 enti diversi, gestori di 581 Cfp, circa due terzi sono soggetti ecclesiastici Le dimensioni delle scuole/cfp Nella valutazione della qualità è importante la complessità di una scuola e da questo punto di vista le scuole cattoliche hanno in genere dimensioni ridotte. La Tabella 5 pone a confronto le dimensioni delle scuole cattoliche censite nell a.s e pubblicate nel XVI Rapporto del CSSC e quelle raggiunte nello stesso anno dal monitoraggio. La maggiore o minore coincidenza tra le due rilevazioni è indicativa della rappresentatività del campione monitorato rispetto all universo delle scuole cattoliche. Tabella 5 Le dimensioni medie delle scuole cattoliche (confronto tra l universo rilevato nel Rapporto 2014 e il campione sottoposto al monitoraggio 2014) Infanzia Primaria Sec. I gr. Sec. II gr. Cfp Rapp. Monit. Rapp. Monit. Rapp. Monit. Rapp. Monit. Rapp. Monit. Numero medio 2,8 3,4 6,5 6,1 4,7 5,7 5,0 6,1 n.d. 10,1 di classi Numero medio di alunni 62,7 80,5 135,4 130,4 103,2 115,2 84,6 108,1 n.d. 215, Il personale Ulteriore fattore di complessità e di qualità è il numero dei docenti di ciascuna scuola. Le ridotte dimensioni delle scuole cattoliche fanno sì che i docenti siano piuttosto pochi. La Tabella 6 mostra il numero medio di insegnanti di ogni scuola/cfp partecipante al monitoraggio, precisando anche il numero medio di laici al suo interno, i quali come si vede sono la quasi total
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