BERGAMO/TREVIGLIO: DA TERRE DI EMIGRAZIONE A TERRE DI IMMIGRAZIONE

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BERGAMO/TREVIGLIO: DA TERRE DI EMIGRAZIONE A TERRE DI IMMIGRAZIONE (Conversazione di Luigi Minuti per Gli Amici del Chiostro ) The al Museo di Martedì 19 Dicembre 2017 Premessa A Treviglio la popolazione

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BERGAMO/TREVIGLIO: DA TERRE DI EMIGRAZIONE A TERRE DI IMMIGRAZIONE (Conversazione di Luigi Minuti per Gli Amici del Chiostro ) The al Museo di Martedì 19 Dicembre 2017 Premessa A Treviglio la popolazione straniera immigrata negli ultimi 25 anni, in progressiva ed ininterrotta crescita, è ora di unità (delle quali sono gli iscritti all anagrafe cittadina, al 31 dicembre 2016, e 318 sono i cosiddetti clandestini), la percentuale di questo aggregato rispetto al totale della popolazione residente, di unità, è del 14,3%, di poco superiore alle medie provinciale (13%) e regionale (13,2%). Le etnie prevalenti sono le seguenti: Albania (800 soggetti), Egitto (700), Marocco (600), Romania (400), Pakistan (300), Senegal (150), Ucraina (150), seguono altre 80 nazionalità con presenze unitarie assai frazionate ed in alcuni casi simboliche. La popolazione residente di origine straniera nel complesso supererebbe tuttavia le unità qualora si considerassero gli immigrati dall estero che nel corso degli anni hanno ottenuto la cittadinanza italiana, da ultimo un boom di un centinaio di riconoscimenti nel solo anno Simile ma differente la situazione della Provincia di Bergamo dove gli immigrati di origine straniera sono oggi unità (delle quali quelle regolarmente iscritte alle anagrafi comunali mentre è il numero dei clandestini), la percentuale degli stranieri sul totale della popolazione residente al 31 dicembre 2016, ascendente a abitanti, è pari al 13%. Le etnie maggiormente rappresentate sono quella del Marocco (18 mila), Romania (16), Albania (12), India e Senegal (10), Bolivia (6), Ucraina e Pakistan ( 5), Cina (4), Egitto (3). La popolazione residente di origine straniera nel complesso supererebbe le 160 mila unità qualora si considerassero gli immigrati dall estero che nel corso degli anni hanno ottenuto la cittadinanza italiana, da ultimo riconoscimenti nel solo Altrettanto dicasi riguardo l intera Regione Lombardia dove gli immigrati di origine straniera sono oggi , dei quali quelli regolarmente iscritti nelle anagrafi comunali Pagina 1 di 33 mentre è il numero dei clandestini; la percentuale degli stranieri sul totale della popolazione lombarda, ascendente al 31 dicembre 2016 a abitanti, è pari al 13,2%. Le etnie maggiormente rappresentate sono quella della Romania (164 mila), Marocco (101), Albania (100), Egitto (75), Cina (65), Filippine (58), Ucraina (51), India (50), Perù (45), Ecuador (40), Pakistan (37), Senegal (34), Cylon (31), Tunisia (22). La popolazione residente di origine straniera nel complesso supererebbe il unità qualora si considerassero gli immigrati dall estero che nel corso degli anni hanno ottenuto la cittadinanza italiana, da ultimo riconoscimenti nel Le province lombarde colla minor percentuale di immigrati sono: Sondrio, Como, Varese e Lecco; quelle con la maggior percentuale sono Milano, Brescia, Mantova, Lodi e Bergamo. Le province lombarde con la minor percentuale di clandestini (sul totale immigrati) sono: Pavia (2,9%), Cremona e Monza Brianza (4,6%), Lodi (4,8%), Mantova (5,4%), Bergamo (6,5%); quelle con la maggior percentuale sono l hinterland milanese (9,2%), Milano città (8,5%), Brescia (8,4%), Como (8,3%), Lecco (8,0%). Le nazionalità con la più elevata percentuale di clandestini sono, nella provincia di Bergamo: Ghana (17%), Nigeria 16%) e Costa d Avorio (14%), nell intera Lombardia sono: Ghana (16%), Nigeria (15%) e Burkina Faso (14%). Nei primi 15 anni del nuovo secolo gli immigrati in Lombardia più che triplicati - sono cresciuti da 419 mila a e secondo l elaborazione Ismu-Orim su dati Orim, 2015 le 16 nazionalità (rappresentative dell 82% degli stranieri immigrati) cresciute maggiormente sono: Ucraina (+ 29,9%), Romania (+ 19,2%), Moldavia (+ 17,1%), Ecuador (+ 15,2%), Bangladesh (+ 13,0%), India (11,4%), Pakistan (11,3%), Cina (+ 8%), Albania (+ 7,9%), Perù (+ 7,6%), Egitto (+ 7%), Srilanka (+ 6,8%), Marocco e Filippine (+ 5,4%), Senegal (+ 5%), Tunisia (3%). La distribuzione percentuale per macroarea di provenienza degli stranieri, nella provincia di Bergamo è la seguente: Est Europa (35,9%), Asia (18,7%), Africa (36%), America Latina (9.6%). Nell intera Lombardia è la seguente: Est Europa (36,1%), Asia (24,9%), Africa (26,4%), America Latina (12,7%). Gli immigrati stranieri nella provincia di Bergamo possiedono il seguente titolo di studio: Analfabeti (2%), Alfabeti senza titolo di studio (3,8%), Scuola primaria (20,3%), Scuola secondaria 1 grado (28,2%), Qualifica professionale (4,2%), Scuola secondaria di 2 grado (32,1%), Laurea (8,9%), Master (0,5%). Pagina 2 di 33 La percentuale degli alunni stranieri tra gli iscritti al terzo anno dei corsi di formazione professionale in Lombardia è mediamente del 16,1% e varia a seconda degli indirizzi formativi nel modo seguente: Agricoltura (2,8%), Agroalimentare (11,1%), Artigianato artistico (20,4%), Commercio e servizi logistici (17,9%), Cura della persona, estetica e benessere (8,7%), Edilizia (4,9%), Elettrica, elettronica, informatica ( 18,1%), Grafica, comunicazione, multimediale (9,4%), Legno e arredamento (7,9%), Meccanica (24,9%), Moda e abbigliamento (23,1%), Servizi alla ristorazione (14,1%), Servizi di impresa (21,9%), Servizi di promozione e accoglienza (20.7%), Mediamente, come già detto: il 16,1%, in valore assoluto: su L incidenza percentuale degli stranieri tra gli iscritti alle università lombarde è cresciuta nell ultimo decennio passando dal 2,8% al 6,3%, in valore assoluto: da iscritti stranieri rispetto ai italiani, a sul totale di Negli ultimi tre anni la quota degli studenti universitari italiani è diminuita dello 0,5%, mentre la quota degli stranieri è continuata a crescere. La condizione occupazionale degli stranieri ultraquattordicenni in Lombardia è la seguente: Disoccupato (13,3%), Studente (6%), Studente lavoratore (1,4%), Casalinga (8,7%), Occupato a tempo indeterminato (32,3%), Occupato regolare par-time (10,1%), Occupato regolare a tempo determinato (5,4%), Occupato in cassa integrazione (0,89%), Occupato in mobilità (0,2%), Occupato in malattia, maternità, infortunio (0,6%), Occupato irregolare ma abbastanza stabile (4,8%), Occupato irregolare in modo instabile, lavori saltuari (5,2%), Occupato per lavoro parasubordinato (0,7%), Lavoratore autonomo regolare (5,6%), Lavoratore autonomo non regolare (1,5%), Imprenditore (1,9%), Altra condizione professionale (0,4%), Socio lavoratore di cooperativa (0,4%), Altro (0,4%). In sintesi, secondo lo studio sugli immigrati in Lombardia, condotto da Ismu-Orim, su dati 2015, l occupazione attuale degli stranieri ultraquattordicenni per macro categoria è la seguente: Inattivo (16,6%, ex. 18.3% dato in diminuzione negli ultimi tre anni), In cerca di occupazione (13,6%, ex. 15,3% dato in diminuzione), Occupato regolare (50,7%, ex. 49,6% dato in crescita), Occupato irregolare (10,0%, ex. 8,7% dato in crescita), Autonomo regolare (7,6%, ex. 6,8% dato in crescita), Autonomo irregolare (1,5%, ex 1,2% dato in crescita). Dopo questa non breve ma necessaria introduzione quantitativa al tema migratorio dei tempi presenti e dei nostri luoghi e prima di indagare la connessa materia demografica, causa (non Pagina 3 di 33 esclusiva e nel bergamasco, anzi marginale) ed effetto, insieme a quella economica, di quanto trattiamo, ecco una panoramica di ordine storico. 1) All inizio della storia Bergamo e Treviglio furono terre di immigrazione Adamo ed Eva non sono nati qui e la nostra è sempre stata eminentemente una terra di immigrazione. Questa cruda affermazione (che introduce un apparente, vivace, elemento di contraddizione rispetto al titolo della nostra conversazione), piaccia o non piaccia, serve almeno a riportare le cose nel loro alveo corretto, quello storico e di lungo periodo, che oltretutto ha il vantaggio di proporsi neutro dalle ideologie e dalle emozioni del momento. Ci raccontano gli storici antichi che i primi abitanti a stabilirsi in Lombardia furono i Liguri, cui seguirono una prima volta i Celti provenienti dal Nord Europa, seguiti dagli Etruschi, che vi hanno apportato l uso dell alfabeto e favorito i commerci, fino al sopraggiungere nuovamente dei Celti, provenenti stavolta dalla Gallia e per questo chiamati da lì in avanti Galli, divisi in due popolose tribù che si stanziarono l una ad occidente l altra ad oriente del fiume Adda. A partire dal III secolo prima di Cristo, i Galli orobici iniziarono l allevamento delle vacche e soprattutto dei cavalli qui in Pianura ed a sfruttare le miniere di rame, ferro e argento dell Alta Valle Seriana e delle Valli di Scalve e Camonica, ed a coniare ed utilizzare la moneta come ordinario mezzo di scambio. Le loro dracme di poco più, poco meno, di tre grammi di puro argento, avevano sul recto una testa femminile con collana e orecchini, poi stabilmente sostituita dal volto di Artemide: dea della caccia, degli animali selvatici, del tiro con l'arco, della foresta e dei campi coltivati - figlia di Zeus e sorella gemella di Apollo, e nel verso la raffigurazione di animali: il leone, il cervo e il granchio. Significativo è il ritrovamento di dracme celtiche (padane) nel territorio di Rivolta d Adda, di frecce e materiali per la caccia in quel di Arzago, di strumenti domestici a Melzo. Se i Galli padani bene conoscevano i leoni ed i granchi del deserto stilizzati sulle proprie monete non si deve escludere fossero già in relazione (via fluviale Adda, Mincio, Po-Mare Adriatico) con le popolazioni della parte sud ed orientale del Mediterraneo: culla e crocevia di tutte le civiltà. Pagina 4 di 33 I Romani arrivarono nel territorio orientale dell Adda, quello già occupato dai Galli Cenomanni, intorno al 230 a.c., per la stessa ragione di sicurezza per cui cinque secoli dopo si vedranno costretti a spostare a Milano la capitale dell Impero (dal 286 al 404 d.c.), obliando la millenaria Roma. Siamo nel bel mezzo della prima guerra punica e del confronto tra Roma e Cartagine per il dominio del Mediterraneo, quando avviene a sorpresa la strategica discesa di Annibale dalle Alpi, con i suoi elefanti, l attenzione di Roma deve rivolgersi al Nord dove anche i Galli sono inquieti, anzi discendono pure loro a più riprese verso Sud, il confronto si fa aspro e si concentra ora al centro della Pianura Lombarda. Polibio ed altri storici raccontano dell attraversamento dell Adda da parte delle Legioni romane dirette a Mediolanum nell anno 222 a.c. fra Cornate D Adda e Trezzo sull Adda in località Porto sull Adda. I Romani, inferiori di numero rispetto ai Galli, avevano chiesto ed ottenuto l aiuto dei Cenomanni, che si erano mostrati disponibili ad una certa integrazione. Supplirono così alla sproporzione del loro numero rispetto agli avversari, e vinsero la dura e sanguinosa battaglia nella quale 9000 Galli perirono sul campo, in furono condotti in schiavitù a Roma, mentre nessun storico ha mai quantificato le perdite tra i vincitori. Qualora i Romani non avessero vinto quella battaglia decisiva, la storia avrebbe avuto un corso differente e noi ora saremmo verosimilmente o Galli doc civilizzati, o Africani, di pelle nera o quantomeno olivastra. Da allora ebbe inizio la colonizzazione romana in Lombardia. I Romani ci apportarono le loro divinità, collegate alla natura ed agli eventi della vita umana, ma soprattutto collegate tra di loro, erano una famiglia : Apollo (dio del sole), Bacco (dio del vino), Cerere (dea dell agricoltura), Cibele (madre degli dei, rappresentata da una donna turrita, come nell emblema dell attuale Repubblica Italiana), Diana (dea della caccia), i Dioscuri, Castore e Polluce, figli di Giove e Leda, Ercole (eroe per antonomasia) Giove e Giunone sua moglie, (padre e madre degli dei), Luna (dea della Luna), Marte (dio della guerra), Mercurio (messaggero degli dei), Minerva (dea della saggezza), Nettuno (dio del mare), Plutone e Saturno (fratelli di Giove, Saturno in particolare dio del tempo), insomma davvero una famiglia. Le feste romane (grosso modo simili a quelle celtiche) coincidevano con il momento di svolta nel rinnovarsi dei cicli del tempo e della natura, quali l inizio della primavera, il solstizio d estate, la fine della stagione dei raccolti (come il nostro 11 novembre, san Martino), i grandi Pagina 5 di 33 eventi della pace e della guerra, la prosperità e la continuità della famiglia dalle quali dipendeva la prosperità e la sicurezza dello Stato. I Romani, mentre con sorti alterne combattevano nel meridione della penisola la guerra sociale seguita alla ribellione degli schiavi, emanarono nel 90 a. C. la Lex Julia con la quale estesero la cittadinanza romana agli abitanti dell Italia, comprensiva della Gallia Cisalpina, da quel momento inizia una fase di espansione economica e demografica della Lombardia che registra la immigrazione di esponenti delle famiglie romane doc. quale la potente gens. Valeria, con il seguito di migliaia di schiavi e la realizzazione delle prime importanti opere di bonifica e di sfruttamento agricolo del territorio, di quel periodo la fondazione dei centri minori di Fornovo, Lodi, Cassano e Palazzo Pignano e la realizzazione del Canale Mutia (Muzza). La popolazione di origine gallica continuava a rappresentare la maggioranza ma quella romana andava assumendo consistenza sempre più importante (alimentata dall assegnazione di terre ai legionari congedati al termine della ferma) ognuna manteneva le proprie culture che solo il lungo decorso del tempo avrebbe amalgamato. Quando poi nell anno 212 d. C. l imperatore Antonino Caracalla emanò la Constitutio Antoniniana che, per accrescere le entrate del esoso fisco, estese la cittadinanza romana a tutti gli abitanti delle vaste aree dell impero, si andò accentuando il mescolamento di razze e culture con l ingresso di nuove popolazioni provenienti soprattutto dall Oriente (Siria, Palestina e Arabia) e dal Nord Africa; interessante notare che tutte le maggiori personalità del periodo romano imperiale che hanno inciso nella storia lombarda erano né galliche né romane strettamente intese, ma romane sulla base della costituzione antoniniana. Furono greci e orientali i primi vescovi di Milano e delle altre diocesi storiche di Lombardia (Anatalone, Eustorgio, Dionigi ecc.) Ambrogio era nato in Gallia, Agostino in Africa, mentre il Gota dei santi martiri milanesi è di pelle nera, composto cioè da legionari reclutati nella regione Tebea dell Alto Egitto, in Namibia od in Mauritania (Vittore, Naborre, Felice, Alessandro, Antonino ecc.) La cristianizzazione della Lombardia, importata dall Oriente, sopravvenne, prima nelle città, Milano in particolare, già nel I secolo. Poi, all indomani dell editto di Costantino e Licinio, emanato nel 313 d.c. proprio in Milano, che essendo capitale dell impero aveva il suo bel palazzo imperiale nell attuale via Torino dove in san Giorgio a Palazzo una lapide tuttora ricorda l evento dell editto, si estese gradualmente anche alle aree rurali e montane. Pagina 6 di 33 Nel 476 d.c. le invasioni di popolazioni nordiche, prima cicliche e temporanee, divengono stabili e l Impero Romano d Occidente ha fine; dopo la meteora devastatrice degli Eruli di Odoacre ( ) e l esperienza importante dei Goti di Teodorico ( ) è il turno di quella dei Longobardi che arrivano in Lombardia nel 568 d.c. e vi lasciano oltre al nome, il segno nelle tante Fare (tribù), come Fara Autarena, Fara Bergomense, Fara Olivana e località, ad esempio lungo il corso del fiume Serio, che portano tuttora il nome con il loro suffisso in engo (es: Pedrengo, Martinengo, Morengo, Pumenengo, Pianengo, Ricengo). Nel 774 d.c. i Longobardi sono sconfitti dai Franchi che ci introducono il feudalesimo mentre dalla loro furbata di fare conti i vescovi (e già che c erano di nominarli come tali) così che alla morte il feudo ritorni al Re, ne nasce una querelle che nel periodo del loro declino, per via di quella loro estrema litigiosità famigliare, provocherà conflitti senza fine, invasioni di popoli dell est, carestie e malattie, ed uno spopolamento del territorio (per cause belliche ma anche epidemiche) oltre, ovviamente, la sottrazione dei pastori alla cura del loro gregge, la Chiesa. Finalmente gli imperatori germanici mettono un po d ordine, i Sassoni per primi (con Ottone I- II-III, d. C) e poi gli Enrichi, ma i due Federici, il I ed il II, saranno così bruschi da risultare alla fine invisi, entrambi, qui nella Media Pianura hanno ricevuto onori e sconfitte, ed hanno raccolto quel che hanno seminato. Tutte queste invasioni, hanno avuto a seconda della modalità con cui sono avvenute l effetto di sostituire e/o integrare, ridurre e poi incrementare la popolazione esistente ed in ogni caso ci hanno lasciato il proprio segno nei tratti somatici, nel linguaggio ancora oggi in uso, nelle tradizioni, nei culti, nei comportamenti e nelle testimonianze comprovate dai ritrovamenti archeologici propri di ognuna delle stratificazioni succedutesi. Meno impattanti ma non del tutto trascurabili sono state le immigrazioni, di genti italiche, non più di massa ma selettive, del secondo millennio, ad esempio: - quelle seguite alla distruzione di Milano nel 1162 ad opera del Barbarossa che interdisse il ritorno in città alle famiglie nobili ghibelline a lui ostili le quali si dispersero in Lombardia in particolare nelle alte Valli compresa la Valle Camonica (allora e poi più volte bergamasca), in Pianura, o emigrarono in Francia, ad esempio i Ronzoni, Rozzoni, Rossoni, Crivelli ecc.; - quella dei guelfi milanesi (facenti riferimento ai Della Torre) che battuti alle fine del XIII secolo dai ghibellini (facenti riferimento ai Visconti) si rifugiarono anch essi nelle Valli Pagina 7 di 33 Bergamasche, in particolare Imagna, Brembilla, Torta, Taleggio e Brembana (come a Cornello dei Tasso, dove si dice che Tasso sia il nome assunto dai Della Torre per mimetizzarsi e sfuggire alle persecuzioni viscontee), ma anche a Treviglio e a Crema, che peraltro dovettero subire le conseguenti incursioni e vessazioni dei Visconti; - quella, due secoli dopo e per diverso tempo a venire (dal 1422 al 1789), dei Veneziani, al seguito delle truppe stanziali di terraferma, per incarichi di governo locale ma anche allo scopo di presidiare feudi, investimenti e commerci, un po in tutta la bergamasca sotto dominio veneto, ecco che si spiega la presenza qui di nomi prestigiosi quali quelli dei Gritti e dei Venier, collegati all aristocrazia dogale più feconda della Serenissima; - quella degli ultimi anni del dominio veneto, alla vigilia degli eventi della Rivoluzione, quando la popolazione del comune di Bergamo venne ingrossata da tre mila milanesi espatriati per ragioni politiche così che la sua popolazione (era di abitanti con famiglie ognuna con una media di cinque componenti) ebbe a superare in breve tempo le trentamila unità; - quella degli industriali e degli investitori svizzeri nella prima metà del XIX secolo, richiamati dapprima dai napoleonici poi dal governo del Lombardo Veneto ed infine dall amministrazione del nuovo Regno per impiantare le prime industrie che a ridosso dei corsi d acqua principali ma anche di appositi canali derivati (utilizzando l acqua per produrre energia e sviluppare le prime produzioni in serie) hanno concorso allo sviluppo ed al benessere di vaste aree della provincia (ad esempio: Zavarit, Legler, Herrmann, Marzio, Currò, Blondel, Mariton, Fuzier, Engel). A partire dall VIII-IX secolo, e dopo aver contato almeno una decina di invasioni e colonizzazioni, ha inizio la Treviglio che noi oggi riconosciamo almeno geograficamente. In quella che è la genesi della nostra storia comunale il connotato costante è ancora l immigrazione e non l emigrazione, salvo, quando necessario, la temporanea fuga dal pericolo incombente con il successivo graduale rientro nel luogo d origine. Questo il racconto dello storico, canonico, Girolamo Barizaldi: Trevì è Castello di Giarra d Adda (1), regione del Milanese, colà, ove all Oriente egli affrontasi con i Contadi di Bergamo, e di Crema. Ebbe il nome da tre vill
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