Acme 08 III 01 Castelli

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Plutarco su Alessandro Magno

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  LO SGUARDO DI ALESSANDRO Semantica ed ethos In un celebre passo della Vita Alexandri  (4.1-2, d’ora in poi  Alex .),   Plutarco menziona una particolare qualità dello sguardo di Alessandro, l’  hygrotes , letteralmente «umidità», fra le caratteristiche fisiche del re meglio interpretate dal bronzista Lisippo: T¾n mþn oân „dšan toà sèmatoj oƒ Lus…ppeioi m£lista tîn ¢ndri£ntwn ™mfa…nousin, Øf’ oá mÒnou kaˆ aÙtÕj ºx…ou pl£ttesqai. kaˆ g¦r < Ö >  m£lista polloˆ tîn diadÒcwn Ûsteron kaˆ tîn f…lwn ¢pemimoànto, t»n t’ ¢n£tasin toà aÙcšnoj e„j eÙènumon ¹sucÍ keklimšnou kaˆ t¾n ØgrÒthta tîn Ñmm£twn, diatet»rhken ¢kribîj Ð tecn…thj.  1 L’avverbio ¢kribîj  che qualifica l’operato di Lisippo rappresenta una sin-tesi della più diffusa spiegazione che lo stesso Plutarco aveva offerto nello scritto giovanile  De Alexandri Magni fortuna aut virtute (335A-C, d’ora in poi  Fort. ), ove compaiono in forma più articolata gli stessi elementi informativi: Lus…ppou dþ tÕn prîton ’Alšxandron pl£santoj ¥nw blšponta tù pro-sèpJ prÕj tÕn oÙranÕn (ésper aÙtÕj e„èqei blšpein ’Alšxandroj ¹sucÁ paregkl…nwn tÕn tr£chlon) ™pšgrayš tij oÙk ¢piq£nwj (  AG   16.120)“ aÙd£sonti d’ œoiken Ð c£lkeoj e„j D…a leÚsswn ·  G©n Øp’ ™moˆ t…qemai: Zeà, sÝ d’ ”Olumpon œce. ” diÕ kaˆ mÒnon ’Alšxandroj ™kšleue LÚsippon e„kÒnaj aÙtoà dhmiour- ge‹n. mÒnoj g¦r oátoj, æj œoike, katem»nue tù calkù tÕ Ãqoj aÙtoà kaˆ sunexšfere tÍ morfÍ t¾n ¢ret»n: oƒ d’ ¥lloi t¾n ¢postrof¾n toà 1 ) «Sono soprattutto le statue di Lisippo che ci fanno conoscere l’aspetto fisico di Alessandro: da lui solo egli ritenne opportuno farsi effigiare. Infatti questo artista soltanto rappresentò in modo accurato quello che poi molti dei successori di Alessandro e molti amici cercarono di imitare, e cioè la posizione del collo lievemente piegato verso sinistra e la dolcezza (  hygrotes ) dello sguardo» (trad. D. Magnino in Magnino - La Penna 2004).  4 CARLA   CASTELLI trac»lou kaˆ tîn Ñmm£twn t¾n di£cusin kaˆ ØgrÒthta mime‹sqai qšlontej oÙ diefÚlatton aÙtoà tÕ ¢rrenwpÕn kaˆ leontîdej.  2 La qualità dello sguardo di Alessandro ha una notevole forza icastica che si mantiene viva fino al recente film di Oliver Stone  3 : in sede letteraria, il lessico del passo ha tuttavia suscitato scarso interesse  4 ; ben più acuto, com’è del resto prevedibile vista la perdita degli srcinali lisippei e l’unicità della testimonianza di Plutarco, si è rivelato invece l’interesse degli studiosi di storia dell’arte antica, per cui la natura dello sguardo evocato è «a notorious art-historical puzzle»  5 .  2 ) «Quando invece Lisippo forgiò la prima statua di Alessandro con lo sguardo rivolto al cielo (come Alessandro stesso era solito guardare, inclinando leggermente il collo da un lato), fu incisa sulla base questa iscrizione non priva di verosimiglianza: “il bronzo che leva gli occhi verso Zeus somiglia ad uno che voglia dire: appartiene a me la terra; tu, o Zeus, tieniti l’Olimpo”. È per questo che Alessandro ordinava soltanto a Lisippo di realizzare sue statue, in quanto, come si tramanda, solo questi riusciva a raffi- gurare nel bronzo il suo carattere e ad esprimere, insieme all’aspetto, la sua virtù. Tutti gli altri, invece, volendo imitare l’inclinazione del collo, la dolcezza e la soavità degli occhi ( diachysis kai hygrotes ), non riuscivano a conservare lo sguardo virile e quello leonino» (trad. Cammarota 1998).  3 ) L’immagine (  Fig. 1 ) è tratta dal trailer americano del film, uscito nel 2004. Ringrazio Raffaele De Berti per la segnalazione. 4 ) Non commenta ad esempio Hamilton 1969, pp. 9-10; cfr. qualche riferimento in più in Cammarota 1998, pp. 197-198; una lettura socioantropologica della fisicità di Alessandro secondo il modello di K antorowicz si legge in Centanni 1990, in part. p. 38; Rizzini 1998, pp. 175-176, impiega i tradizionali criteri di lettura impiegati dagli storici dell’arte antica, su cui cfr. infra nel testo.  5 ) Stewart 1993, p. 20.  Fig. 1.  5 LO   SGUARDO   DI   ALESSANDRO A mio giudizio, il lessico adottato da Plutarco per descrivere lo sguardo di Alessandro merita qualche attenzione, insieme al suo retroterra etico- filosofico. L’intento è quello di verificare le intenzioni comunicative di Plutarco e, a più vasto raggio, l’elaborazione letteraria e gli esiti lessicali della rilettura lisippea  6 . 1.  Semantica dello sguardo «hygron» La radice  hygr -, se impiegata in relazione allo sguardo, può far riferi-mento all’umore degli occhi, in senso fisiologico  7 . Al tempo stesso, essa ha anche altre implicazioni che mi propongo di illustrare brevemente. Nella tradizione letteraria greca, uno sguardo  hygron  è amoroso e languido, in armonia con il senso traslato della radice, attestata in con- nessione con la sfera erotica sin dall’inno omerico a Pan  8 . Essa connota anzitutto sguardi di ragazze innamorate: liquido ma ambiguo – forse per le lacrime  9 , forse per amore, forse per eccitazione nervosa – è, ad esempio è lo sguardo di Medea nelle  Argonautiche  di Apollonio Rodio quando, angosciata e con la guancia appoggiata ad una mano, ripensa all’aiuto che ha appena accettato di offrire a Giasone  10 . Ben più espliciti sono gli occhi 6 ) Devo a Fabrizio Conca il mio interesse per la semantica dello sguardo negli autori d’età imperiale; l’attenzione per gli occhi di Alessandro è nata invece in occasione dell’incontro «Alessandro meraviglioso. Letture, rappresentazioni e percorsi di riflessione tra storia, mito e immaginario», Università degli Studi di Milano (28 novembre 2007), a cura di Giovanna Daverio Rocchi: qui ho fatto un primo cenno all’  hygrotes . Giorgio Bejor, Marco Dorati, Mario Lamagna, Fabrizio Slavazzi sono stati generosi nel suggerire o procurare letture indispensabili. A tutti va il mio ringraziamento.  7 ) Così ad esempio in Plat. Timeo 68b2; numerosissime sono le occorrenze nei trattati medici; ØgrÒfqalmoi  sono i pesci in Aristot. de part. anim. 658a3 e 9 (cfr. anche 648a18). Sulla chiarezza visiva di questo tipo di occhi cfr. Stewart 1993, p. 74 nt. 7. Quanto segue si concentra essenzialmente sul significato della radice in relazione allo sguardo, toccando in modo selettivo altri significati figurati: arrendevolezza (cfr. infra ,   par. 1); flessibilità e agilità (cfr. infra ,   par. 4d), 8 ) La radice del termine è legata al desiderio amoroso, sin dall’inno omerico a Pan: «struggente» traduce ad esempio Zanetto 2000. È  hygros lo stesso Eros in Plat. Symp. 196a.   L’idea della “liquefazione” e dell’“umidità” dello sguardo ha connotazioni erotiche anche quando espressa in altra forma: ad esempio, a partire dalla lirica arcaica e fino all’età imperiale è ben attestato l’impiego dell’aggettivo ta ˘ kerÒj , cfr. Ibyc. 6.2 (in Anacr. 139 riferito allo stesso Eros); Phileater. 5.1;  AG  9.567 (Antipatr.); Luc.  Amores 14; Alciphr. 1.28. Luciano riprende lo sguardo di£brocon  dell’Elena euripidea (503) in Toxar. 15; cfr. anche dierÒn  in Luc.  Lexiphan. 4; e Ômmasi   nwqr¦   blšpousa  (  AG . 5.55.5, Dioscor.).  9 ) Così lo scolio  ad loc. , p. 250.16 Wendel.  10 ) 3.1161:  Œze   d’   ™pˆ   cqamalù   sfšla<   klintÁroj   œnerqen  / lšcrij   ™reisamšnh   laiÍ   ™pˆ   ceirˆ   parei»n,  / Øgr¦   d’   ™nˆ   blef£roij   œcen   Ômmata,   porfÚrousa  / oŒon   ˜Í   kakÕn   œrgon   ™pi xunèsato   boulÍ  «Sedette ai piedi del letto, su un basso sgabello / appoggiando di lato  6 CARLA   CASTELLI invitanti dell’ignota destinataria di una lettera amorosa di Filostrato: essi conferiscono questa qualità persino alle inanimate coppe di vetro in cui ella si appresta a bere  11 . Anche lo sguardo maschile ha la stessa connotazione sensuale: non rimanda alla marzialità della guerra e all’esercizio del potere, ma a ben più languide dolcezze: tale è nel linguaggio dell’epigramma lo sguardo di Anacreonte, il cantore arcaico dell’amore, da Leonida di Taranto  12  fino ad Antipatro Sidonio  13 . Meleagro si augura che il ragazzo di cui è innamorato gli lanci almeno glukÝ   d’   Ômmasi   neàma   d…ugron , «un dolce cenno degli oc-chi, languido» (  AG  12.68.7). Talora, si tratta di uno sguardo apertamente lascivo, come in una lettera di Alcifrone dove un epicureo veste la sua scoperta lussuria di definizioni filosofiche  14 . In un’età forse non lontana da quella di Plutarco, lo sguardo  hygron appare tipico anche di una acerba bellezza bellezza maschile, sempre in un contesto erotico: nei Babyloniaca  di Giamblico, un marito tradito in sogno dalla moglie con un giovane schiavo, ammette la bellezza di costui evocandone, fra l’altro, questo tratto  15 . Una importante caratteristica dello sguardo  hygron è la sua rappre- sentabilità artistica: fra i topoi ,   rientra la possibilità della sua trasposizione scultorea, sia essa reale o potenziale. Plutarco non è dunque solo nell’at- la guancia alla mano sinistra, / e fissava gli occhi umidi, pensando a quale terribile / fatto aveva deciso di dare il suo aiuto» (trad. di G. Paduano in Paduano - Fusillo 1988).  11 ) 33: ’Ex   Øšlou   mþn   t¦   ™kpèmata,   aƒ   dþ   saˆ   ce‹rej   ¢rgur©   aÙt¦   poioàsi   kaˆ   crus©,   æj   toÚtoij   tÕ   blšpein   Øgrîj   par¦   tîn   sîn   Ñmm£twn   e!nai.   ¢ll¦   to‹j   mþn   ¥yucon   kaˆ   ¢k… nhton   tÕ   dieidšj,   kaq£per   tîn   Ød£twn   to‹j   ˜stokÒsi,   t¦   dþ   ™n   to‹j   prosèpoij   ™kpèmata   tÍ   te   ¥llV   ØgrÒthti   eØfra … nein   ›oike   kaˆ   tÍ   sunšsei   tîn   filhm£twn  «Le coppe sono di vetro, ma le tue mani le rendono d’argento e d’oro; grazie ai tuoi occhi, anche queste hanno un’aria languida. Ma la loro trasparenza è inanimata e immobile, come le acque stagnanti, mentre le coppe che stanno sul volto sembrano gioire non solo per la mollezza, ma anche perché conoscono i baci». Sul lessico e la topica amorosa dello sguardo nelle lettere di Filostrato, cfr. Walker 1992-1993; Conca 2004; l’introduzione di F. Conca, a cui si deve la traduzione sopra citata, in Conca - Zanetto 2005, pp. 30-31. 12 )  AG  16.306.3: Ð   gšrwn   …   Øgr¦   dedorkëj  «Il vecchio […] che guarda languidamente».  13 )  AG  7.27.3: Øgr¦   dþ   derkomšnoisin   ™n   Ômmasin   oâlon   ¢e…doij  «Con un languido sguardo negli occhi intona un fitto canto […]» (trad. di M. Marzi in Conca - Marzi - Zanetto 2005). Cfr.  AG 16.308.4 per un diverso uso dell’aggettivo, ma sempre in contesto amoroso e in relazione ad Anacreonte.  14 ) 3.19.8: Zhnokr£thj   dþ   Ð   ’EpikoÚreioj   t¾n   y£ltrian   æj   aØtÕn   ™nhgkal…zeto   takerÕn   kaˆ   ØgrÕn   prosblšpwn   ØpomemukÒsi   to‹j   Ômmasi,   lšgwn   toàto   e!nai   tÕ   tÁj   sarkÕj   ¢Òclhton   kaˆ   t¾n   katapÚknwsin   toà   ¹domšnou  «L’epicureo Zenocrate attrasse fra le sue braccia la suonatrice di arpa rivolgendole con gli occhi semichiusi uno sguardo languido e liquido, dicendo che questo era la “tranquillità della carne” e il “consolidamento del piacere”». Sulla fittizia severità dei filosofi in Alcifrone, cfr. Conca - Zanetto 2005, p. 17.  15 ) Fr. 35.36 Stephens-Winkler: æra‹oj   g£r   ™sti   kaˆ   kalÕj   e!nai,   basileà,   k¢moˆ   doke‹,   kaˆ   poll£kij   aÙtÕn   Ð   mwrÕj   prÕj   taÚthn   ™pÇnesa,   æj   eâ   mþn   tÕ   prÒswpon   ƒst£nta,   Øgro‹j   dþ   to‹j   Ômmasin   ™mblšponta  «È florido infatti, e pare davvero bello anche a me, o re, e spesso io – sciocco – ne ho tessuto davanti a lei le lodi, per la bella struttura del volto e il languore degli occhi».
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