27 GENNAIO GIORNATA DELLA MEMORIA Le leggi razziali e la persecuzione degli ebrei in Veneto A cura del prof.

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27 GENNAIO GIORNATA DELLA MEMORIA Le leggi razziali e la persecuzione degli ebrei in Veneto A cura del prof. Mauro Pitteri In prima di copertina. Ducci Eva, nata nel dicembre 1922, residente

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27 GENNAIO GIORNATA DELLA MEMORIA Le leggi razziali e la persecuzione degli ebrei in Veneto A cura del prof. Mauro Pitteri In prima di copertina. Ducci Eva, nata nel dicembre 1922, residente a Padova, allontanata dal liceo Tito Livio nel 1938, arrestata a Firenze nel febbraio del 1944, trasferita nel campo di Fossoli e poi deportata ad Auschwitz, dove muore nel luglio In quarta di copertina. Villa Contarini Giovanelli Venier a Vò Vecchio (PD), lapide collocata nel 2001 che riporta i nomi degli ebrei che da qui furono deportati. Nel dicembre 1943 la villa divenne il primo campo di concentramento italiano. Il 17 luglio 1944 gli ebrei presenti nel campo vennero prelevati dai tedeschi, incarcerati a Padova, trasferiti poi a Trieste nella risiera di San Sabba ed infine deportati ad Auschwitz. Degli ebrei detenuti a Vò soltanto tre donne sono sopravvissute. Le leggi razziali e la persecuzione degli ebrei in Veneto a cura di Mauro Pitteri «La vita potrà ancora essere ancora bella? Potrò ancora sdraiarmi sui prati in fiore e credere alla dolcezza dell ora?» Eva Ducci Eva Ducci frequentava la quinta ginnasio presso il liceo classico Tito Livio di Padova, quando in un giorno d autunno del 1938 fu costretta a separarsi dai suoi compagni e lasciare l aula perché ebrea. Assieme a lei altri studenti di razza ebraica hanno dovuto abbandonare il prestigioso liceo padovano. Eppure, lo annota nel suo diario il 21 dicembre 1940, per lei l Italia era la patria, quella patria «cui io non posso appartenere, ma cui ancora oggi sacrificherei il sacrificabile». 1 Eva morirà ad Auschwitz nel luglio del In un altro giorno di quell autunno 1938, il 12 di novembre, il preside del liceo classico di Venezia, il Marco Foscarini notificò a quattro famiglie che i loro figli erano espulsi dalla scuola perché ebrei; fra questi, Ugo Sereni, diciottenne, poi arrestato nel 1944, e deportato a Ravensbrück, nei cui pressi morirà nel gennaio del Non fu più permesso a Olga Blumenthal, nata nel 1873 e stimata lettrice di tedesco a Ca Foscari, di metter piede nell università veneziana a cui, fra l altro, aveva donato la sua biblioteca di 1500 volumi. Era ebrea. Dopo averla arrestata nell ottobre del 1944, i tedeschi la caricarono sul convoglio 41 T, destinazione Ravensbrück, dove morirà nel febbraio del Quelli ricordati sono solo tre casi dei tanti della Shoah veneta. Come si è arrivati a tanto? Per comprenderlo, occorre ripercorrere le tappe che hanno spinto l Italia fascista a rompere con la tradizione risorgimentale che non conosceva la distinzione razziale e neppure quella religiosa. Ebrei hanno combattuto nelle battaglie risorgimentali e nelle trincee sul Piave ed ebrei, come tanti altri italiani del resto, hanno anche aderito al fascismo. Quelle leggi sottoscritte da Vittorio Emanuele III hanno quindi «ucciso la patria» costruita nel Risorgimento. Toccherà poi alla Resistenza ricostruire ciò che il totalitarismo fascista ha distrutto. L antisemitismo fascista Il fascismo delle origini non fu antisemita se non blandamente, come del resto molti italiani. Tuttavia esisteva già in Europa un antisemitismo diffuso, non solo di carattere religioso e culturale ma biologico e razziale, radicato soprattutto nell Europa dell Est e in Russia dove erano già avvenuti i primi pogrom contro gli ebrei. Questa ideologia razzista antisemita aveva anche i Italia i suoi adepti, militanti in certe frange nazionaliste del primo Novecento. Subito dopo la guerra, un pubblicista, direttore della rivista La vita italiana, Giovanni Preziosi, iniziò una campagna antisemita facendo del suo giornale 1 F. Selmin, Nessun giusto per Eva. La Shoah a Padova e nel Padovano, Cierre edizioni, Caselle di Sommacampagna (VR), 2012, p Id., p Ca Foscari allo specchio. A 80 anni dalle leggi razziali, Università Ca Foscari, Venezia, 2018, p (consultato il 20 gennaio 2018). 4 Ca Foscari allo specchio cit, pp il portabandiera dell antisemitismo in Italia, e traducendo nel 1920 i famigerati Protocolli dei Savi Anziani di Sion, uno dei più clamorosi falsi storici di tutti i tempi. 5 Preziosi aderì al fascismo anche se fino ai primi anni Trenta il suo fu un ruolo marginale, ottenendo tuttavia l appoggio di uno dei principali gerarchi che sposava le sue tesi razziali, Roberto Farinacci, il Ras di Cremona, principale difensore dell ortodossia fascista. Per tutti gli anni venti, Mussolini e il Fascismo non si preoccuparono degli ebrei. Non che il fascismo non fosse razzista, anzi. Inevitabilmente, un ideologia totalitaria che vuole perseguire una rivoluzione e costruire un uomo nuovo è razzista. 6 Tuttavia il razzismo mussoliniano è in origine eugenetico, ossia, mira al miglioramento della razza italiana attraverso la diffusione dell esercizio fisico, la tutela della famiglia e un accentuata politica demografica. Semmai, per certi tratti, la posizione di alcuni fascisti e di Mussolini stesso è antisionista. Il duce non è contrario alla creazione di uno stato da assegnare agli ebrei nei territori controllati dagli inglesi in Medio oriente, ma diffida di quegli ebrei italiani apertamente sionisti poiché li si sospetta di anteporre la nuova futura patria a quella natia. A lungo la politica estera fascista userà la carta del sionismo per cercare d indebolire la presenza inglese nel Mediterraneo, ma ciò non toglie che veda il movimento sionista con una certa diffidenza. La nuova concezione razzista del fascismo negli anni trenta Il successo elettorale del partito nazionalsocialista di Hitler in Germania nei mesi finali della repubblica di Weimar, incoraggiò alcuni giornali fascisti a riprendere una mai sopita polemica antisemita. Tuttavia, nel 1932, nella sua famosa intervista al giornalista E. Ludwig, Mussolini si mostrò ancora lontano dalla politica ebraica tedesca, tanto da destare preoccupazioni nei camerati più razzisti come Preziosi e, per contro, rassicurare i capi delle comunità ebraiche italiane. 7 Tuttavia, dopo la nomina a cancelliere di Hitler, nel gennaio del 1933, un fondo di antisemitismo si diffonde sempre di più nella stampa italiana e non solo in quella fascista. Invece, in quei primi mesi di azioni persecutorie contro gli ebrei in Germania, la posizione di Mussolini è complessa. In linea di principio, non era contrario all antisemitismo tedesco, ma contestava la necessità di un azione pubblica governativa contro gli ebrei e le sue forme violente. Inoltre non condivideva il razzismo biologico nazista che dava la centralità razziale alla razza ariana nordica, trascurando evidentemente quella mediterranea. 8 Intanto, erano iniziate le prime emigrazioni ebraiche dalla Germania e la loro meta iniziale era l Italia, terra di transito, poiché era dal porto di Trieste che s imbarcavano quegli ebrei diretti in Palestina. Dunque, oltre a quelli nativi, risiedevano in Italia un buon numero di ebrei provenienti da altri paesi in attesa d imbarco e con l aumentare delle persecuzioni naziste cresceva anche il loro numero. Un altro giornale fascista Il Tevere, diretto da Telesio Interlandi, prese a pretesto la questione sionista per sferrare un duro attacco alla razza ebraica. 9 In sintesi, fra il 1933 e il 1934, pur essendo ancora minoritario, l antisemitismo non è più un fatto marginale nel fascismo. Del resto nel 1934, il rapporto fra Italia e Germania è ancora favorevole a Roma, come dimostra il fallimento del primo tentativo di annessione dell Austria, impedito proprio da Mussolini. 5 R. De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Oscar Saggi Mondadori, Cles (TN), 1977, pp Sul totalitarismo fascista vedi E. Gentile, La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista, Carocci, Roma, De Felice, op. cit., pp , che si riferisce alla celebre intervista di E. Ludwig, Colloqui con Mussolini, pubblicata da Mondadori nel M. Sarfatti, La Shoah in Italia. La persecuzione degli ebrei sotto il fascismo, Einaudi, Torino, 2005, p De Felice, op. cit., pp Una svolta nel razzismo italiano avviene durante la Guerra d Etiopia e la costituzione dell Impero. Il fascismo teme la mescolanza del sangue italiano con quello africano e perciò paventa un indebolimento della razza. Per evitare i rapporti misti dei soldati con le etiopi, non si esita ad inviare nella nuova colonia un buon numero di donne italiane. Tuttavia, Mussolini stesso ordinò la fustigazione sulla pubblica piazza di tre donne italiane colpevoli di aver avuto rapporti con indigeni. Da eugenetico, il razzismo fascista sta diventando qualcosa di diverso, di più aggressivo. Per Mussolini ora il problema dei rapporti fra bianchi e neri era basilare. 10 Avvicinamento dell Italia fascista alla Germania e questione razziale L aumento del tasso di antisemitismo italiano è proporzionale all avvicinamento dell Italia alla Germania, divenuto più forte con la nomina a ministro degli esteri di Costanzo Ciano. Ora gli storici sono concordi nel ritenere autonomo questo percorso verso le leggi razziali, per nulla indotto da Hitler. Fu l Italia fascista che per cementare l alleanza con il Terzo Reich si avviava ad approvare leggi discriminatorie contro gli ebrei. Le disposizioni legislative furono precedute da un assordante campagna propagandistica, svoltasi nel 1937, che toccò il punto più alto quando anche i giornali più seri come Il Corriere della Sera o La Stampa, pubblicarono articoli invocanti interventi «contro il meticciato ebraico che inquinava l Italia», soprattutto in ambito intellettuale. Il Giornale d Italia arrivò a deplorare «l ospitalità che specialmente nel Veneto si dà ad ebrei tedeschi fuoriusciti». 11 Non mancarono di unirsi a questo coro giornali veneti e in prima fila Il Gazzettino che mai prima di allora si erano occupati di questioni ebraiche. Poi, che alcuni ebrei fossero antifascisti, come del resto anche altri italiani, che l economia autarchica imposta al Paese dopo la guerra d Etiopia trovasse l avversione di imprenditori ebrei, ma anche di italiani, e che alcuni ebrei combattessero in Spagna assieme alle Brigate internazionali, erano fatti usati come pretesti per amplificare la propaganda antisemita. Insomma, la linea moderata tenuta sin lì dal fascismo nei confronti della questione ebraica si esaurì a partire dal 1936 e fu sostituita da una politica antiebraica pubblica e generalizzata e rivolta contro tutti gli ebrei della Penisola. 12 Il fascismo andava assumendo sempre più un carattere ideologico razziale di tipo biologico. Il cambio di passo lo dà Il Popolo d Italia, il giornale fondato da Mussolini, quando pubblica i primi articoli razzisti il 23 marzo 1937, dopo che il duce stesso ha allontanato i redattori ebrei dal giornale. Dopo anni di emarginazione, Farinacci, il più antisemita dei gerarchi fascisti, tornò in auge e guidò la delegazione italiana invitata al congresso nazista di Norimberga. Verso il «tradimento della patria». I primi provvedimenti razziali Il 1938 dunque fu l anno della svolta. In febbraio, l Informazione diplomatica n. 14, redatta dallo stesso Mussolini, se smentiva voci di una prossima politica antisemita italiana, avvertiva che «il Governo fascista si riserva tuttavia di vegliare sull attività degli ebrei giunti di recente nel nostro Paese». È il segnale. La stampa italiana si esercita ancora in una diffusa operazione propagandistica antiebraica fino ad arrivare al famigerato manifesto della razza pubblicato dal Giornale d Italia nel luglio del 1938 e sottoscritto da un gruppo di scienziati (in realtà quasi tutte figure di secondo piano del mondo accademico italiano) in cui si sposa definitivamente il concetto biologico di razza. Oltre a postulare l esistenza di una razza italiana pura si affermava che «gli ebrei non appartengono alla 10 De Felice, op. cit., p Id., pp Sarfatti, op. cit., p razza italiana». 13 Dopo il manifesto e la pubblicazione di una nota del Partito nazionale fascista che metteva al centro dell attenzione la questione della razza, iniziava l attività persecutoria. S istituì il 19 luglio presso il Ministero degli interni la Direzione generale per la demografia e la razza, detta Demorazza, che per cinque anni avrebbe deciso le sorti di decine di migliaia di ebrei italiani e stranieri. Il primo provvedimento fu il censimento dei dipendenti dei ministeri di «razza ebraica». Il 5 agosto un altra Informazione diplomatica specificò che «discriminare non vuol dire perseguitare», ma nel contempo dichiarava che la partecipazione degli ebrei alla vita italiana andava ridimensionata al loro numero, che si diceva essere di 44 mila unità. Provvedimenti ancora una volta accompagnati da una bagarre propagandistica di cui si fecero promotori gli studenti fascisti dei gruppi universitari guidati da Achille Starace. Il Ministro dell educazione nazionale, Giuseppe Bottai, il più solerte dei ministri pronti ad applicare le nuove direttive razziali, ordinò che per l anno scolastico 1938/39 non si accettassero le iscrizioni di studenti ebrei stranieri nelle scuole del Regno. 14 Poi, il 6 agosto, inviò circolari a scuole, provveditori e rettori per raccomandare la diffusione del giornale La difesa della razza che doveva essere letta da tutti i docenti. Nella scuola di base si doveva dare ai bambini «una prima embrionale coscienza razzista», nella scuola media si dovevano «impartire i caposaldi della dottrina razzista» e infine la gioventù delle superiori deve esserne «divulgatrice e animatrice». Tre giorni dopo, una nuova circolare ordinò ai provveditori di escludere gli ebrei da ogni supplenza o incarico scolastico e il 24, s inviò un elenco di libri di testo di autori ebrei da sostituire con ariani, in tutto, cento e quattordici. Tra essi, Svevo e Moravia. 15 Le leggi razziali e il ruolo del conte Volpi Per prendere importanti risoluzioni sulla questione ebraica, il Gran Consiglio del Fascismo si riunì a Roma nella notte fra il 6 e il 7 ottobre Presieduto da Mussolini, segretario Starace, tra i presenti vi fu anche il conte Giuseppe Volpi. Ora dal resoconto stenografico del Consiglio, pubblicato nel Foglio d ordini del Partito nazionale fascista n. 214 del 26 ottobre 1938, si evince che il conte Volpi non solo partecipò a quella riunione ma che intervenne a favore delle disposizioni razziali, mentre contrari furono solo Balbo, De Bono e Federzoni. Solo Italo Balbo si batté perché non fossero allontanati dalle scuole i bambini ebrei. Dunque era possibile opporsi, cosa che il conte Volpi non fece. Tra le varie disposizioni razziali, ci fu il divieto dei matrimoni misti e l esclusione degli ebrei dall insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado. 16 La dichiarazione programmatica del Gran Consiglio fu subito seguita da disposizioni di legge. 17 Il decreto legge del 15 novembre, stabiliva all art. 3 che «alle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, frequentate da alunni italiani, non possono essere iscritti alunni di razza ebraica» 18. I bambini ebrei potevano frequentare solo scuole ebraiche a spese delle rispettive comunità israelitiche. 13 De Felice, op. cit., pp ; il documento pubblicato da Sarfatti, op. cit., pp De Felice, op. cit., pp Id., p Id., p. 364, Sarfatti, op. cit., pp I principali provvedimenti furono quelli del r.d. 5 sett n e del r.d. 23 sett n. 1630, poi coordinati in testo unico con r.d.l. 15 nov n. 1779: con queste norme veniva vietato agli appartenenti alla razza ebraica di iscriversi e di insegnare nelle scuole italiane (circolari applicative di queste norme e delle altre norme vengono emanate dall agosto 1938 al gennaio Norme di portata più generale furono poi emanate col r.d.l. 17 novembre 1938 n convertito in legge il 5 gennaio Il testo integrale in Sarfatti, op. cit., p La Demorazza ordinava intanto alle anagrafi dei comuni italiani di eseguire un censimento della popolazione di razza ebraica, ove fosse indicata la loro residenza. Erano misure discriminatorie che però iniziavano a essere anche persecutorie. L unica opposizione venne da Pio XI soprattutto per la violazione al Concordato del 1929 causata dalla cancellazione degli effetti civili dei matrimoni misti fra ariani ed ebrei celebrati in chiesa. Il re non si oppose e firmò. Una delle conseguenze delle leggi razziali fu il censimento del Gli ebrei censiti furono di cui italiani e stranieri, destinati però ad aumentare a seguito della fuga dalle persecuzioni naziste condotte nei territori conquistati dalla Germania. In Veneto, ne furono censiti (a cui andrebbero aggiunti i molti ebrei stranieri) di cui in provincia di Venezia, 748 a Padova, 414 a Verona, 147 a Treviso e 57 a Vicenza. 19 Il provvedimento fu preso con una certa preoccupazione dagli ebrei, ma lasciando sostanzialmente indifferenti tutti gli altri. Il censimento fu aggiornato fino al 1941, quando gli ebrei stranieri censiti salirono a diecimila, soprattutto tedeschi ed austriaci in fuga. Per i carnefici, negli anni della persecuzione delle vite, il censimento si sarebbe rivelato un strumento formidabile. Le conseguenze delle leggi razziali in Veneto In tutta Italia, fra il 1938 e il 1939, furono allontanati dall Università novantasei docenti e centonovantacinque liberi docenti. Dalle scuole medie centosettantaquattro insegnati. Dalle statistiche non risultano i maestri e le maestre che pure loro, se di razza ebraica, devono essere stati privati della cattedra. Da Ca Foscari, fu allontanato lo storico economico di fama europea Gino Luzzatto, sostituito nella cattedra di storia economica da un giovane Amintore Fanfani; stessa sorte per il filosofo del diritto Adolfo Ravà che dovette sopportare anche il licenziamento della figlia Marcella dalla Biblioteca Marciana mentre al figlio Tito non fu rinnovata la libera docenza a Padova. Fu allontanata l assistente Elsa Campos che, nel 1939, decise di trasferirsi in Palestina. 20 Infine, Gustavo Sarfatti fu radiato dall ordine degli avvocati dopo aver perso la libera docenza in diritto marittimo. 21 Analoghi provvedimenti furono presi all Università di Padova. In città, non ci si limitò a espellere i professori in attività ma anche quelli defunti. Il podestà volle rimuovere dalla balaustra del municipio il busto di Emilio Morpurgo 22, già rettore dell ateneo patavino. In effetti, Bottai cercò di eliminare dalle scuole italiane tutto ciò che poteva essere condotto all ebraismo, non solo insegnanti e studenti, ma anche bidelli, carte geografiche e persino nomi di scuole. Fortuna che né Bottai né Farinacci, lui cremonese, sapevano che il liceo di Cremona era intitolato a un veneziano dai nonni paterni ebrei, Daniele Manin che così conservò la sua denominazione. In Italia, gli studenti allontanati dai provvedimenti fascisti furono circa 5.600, duecento universitari, mille ragazzi delle medie e bambini delle elementari. Ad essi però vanno aggiunti gli ebrei stranieri che non compaiono nelle statistiche, numerosi, soprattutto in Veneto De Felice, op. cit., p. 11. Dati che andrebbero rivisitati grazie alle nuove ricerche, soprattutto L. Picciotto, Il libro della memoria. Gli Ebrei deportati dall Italia ( ). Ricerca della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Mursia, Milano Elsa Campos aveva appena pubblicato il suo lavoro I Consorzi di bonifica nella Repubblica veneta, Cedam, Padova Ca Foscari allo Specchio, op. cit., p Selmin, op. cit., p De Felice, op. cit., p Centinaia dunque i bambini allontanati anche dalle scuole venete. La persecuzione dei diritti non colpì solo la scuola ma anche altri settori della vita civile. Quattro fra impiegati e commessi furono allontanati dalla Cassa di Risparmio di Venezia perché di razza ebraica. Ma l indagine riguardò anche i clienti di razza ebraica. Il direttore della Carive inviò a Roma gli estremi delle posizioni debitorie di cinquantatre clienti ritenuti semiti. Poi, solerte, allegò gli elenchi delle ditte semite, un altro elenco di altri quarantatre mutuatari semiti e tutto ciò in aperta violazione del segreto bancario che pur la Banca d Italia aveva invitato a garantire in ogni caso. Invece, l indagine si allargò anche alle succur
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