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19. Settembre/Leistagst 2016 Editoriale Per una nuova etimologia di mòcheno La conoscenza della lingua mòchena De viarer van bersntoler museum The network to promote linguistic diversity Schneala' 1916

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19. Settembre/Leistagst 2016 Editoriale Per una nuova etimologia di mòcheno La conoscenza della lingua mòchena De viarer van bersntoler museum The network to promote linguistic diversity Schneala' 1916 Gozzer Pietro Perot va Kasar Anno X, n Settembre Quadrimestrale Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale 70 % - CPO Trento - Taxe Percue - SAP n ISSN Editore Bersntoler Kulturinstitut/ Istituto Culturale Mòcheno Direttore responsabile Loris Moar Coordinatore editoriale Roberto Nova Comitato di redazione Mauro Buffa; Lorenza Groff; Claudia Marchesoni; Sara Toller; Manuela Pruner; Leo Toller Sede redazione I Palù del Fersina Località Tolleri 67 Palai en Bersntol/Palai im Fersental (TN) Tel Fax Autorizzazione del Tribunale di Trento n del Progetto grafico Roberto Nova, BigFive Composizione e impaginazione Roberto Nova, BigFive Stampa Tipografia Alcione - Lavis (TN) In copertina: Oachlait/Roveda. Foto BKI In quarta di copertina: Ecker, Garait/Frassilongo. Foto BKI Con il patrocinio di: SOMMARIO Editoriale Moar Loris Per una nuova etimologia di mòcheno Jan Casalicchio & Federica Cognola La conoscenza della lingua mòchena Leo Toller De viarer van bersntoler museum Sara Toller The network to promote linguistic diversity Mauro Buffa Schneala' 1916 Lorenza Groff Rubriche Òlta kuntschòftn: Gozzer Pietro Perot va Kasar Elio Moltrer Tovl S Bersntoler Rachl Hannes Pasqualini Post 2 EDITORIALE VOURSTELL Loris Moar Direttore Lem ANDAMENTO DELLA POPOLAZIONE MÒCHENA Poco tempo fa sono usciti sui quotidiani locali i dati dell andamento demografico dei comuni Mòcheni. Dati che non sono certo rassicuranti e confortevoli per la nostra comunità Mòchena, perché non vi è crescita della popolazione, anzi si riscontra un andamento in continua diminuzione se guardiamo i dati dal primo censimento ufficiale fatto nel Censimento 1921 Censimento 2011 Dati rilevati al 2015 Variazione in % al 2015 Palù del Fersina % Fierozzo % Frassilongo % S. Orsola ,6% Nella tabella sono riportati i dati del censimento della popolazione Mòchena fatta nel 1921 e quella del Quello che colpisce immediatamente sono le percentuali di calo della popolazione nei tre comuni Mòcheni. Per S. Orsola Terme la situazione è diversa, la popolazione è stata stabile fino al 1961 per poi decrescere fino a 789 abitanti nel Dagli anni novanta si è avuta una controtendenza registrando un incremento della popolazione che nel censimento del 2001 gli abitanti registrati sono stati 906 e nel censimento del 2011 sono passati a Per i Comuni della minoranza Mòchena la tendenza dello spopolamento è pressoché identica. Nel comune di Fierozzo/Vlarotz la popolazione subisce un calo dal primo censimento del 1921 fino agli anni sessanta per poi rimanere stabile fino al 2001 e registrare una leggera crescita nell ultimo decennio. Per Frassilongo/ Garait e Palù del Fersina/Palai en Bersntol si registra un calo demografico costante, salvo registrare un piccolo aumento in questi ultimi cinque anni. Tendenza LEM n. 19 3 EDITORIALE VOURSTELL che non è certo strutturale e di buon auspicio. A guardare i dati del censimento si nota che i Comuni che subiscono incrementi della popolazione sono i centri abitati medi o grandi dove si trovano strutture, servizi e posti di lavoro, dove la vita non è cosi dura e difficile come quella vissuta in montagna. Non ci sono le condizioni per prevedere un aumento della popolazione della minoranza Mòchena, in primis per il calo delle nascite, poi per la situazione economica in atto che non è certo favorevole a un incremento dei residenti. I fattori dello spopolamento sono molti e tra questi troviamo l altimetria con le relative condizioni climatiche e pedologiche, l insufficienza del reddito a causa dell estrema parcellizzazione dei fondi in concorrenza con le economie della pianura, la mancanza di servizi unita al peso degli oneri tributari. Le stime agronomiche dimostrano che il rendimento annuale del raccolto della montagna è del 40% inferiore rispetto alla pianura, e più si sale in alto sempre più si restringe la possibilità di fare il secondo o terzo raccolto dopo quello principale. Anche il terreno coltivato si restringe al salire della quota a causa delle pendenze, della presenza di rocce, di pascoli improduttivi, della neve ecc. A partire dagli anni Cinquanta il declino delle attività primarie, dell agricoltura, delle attività forestali è stato costante a favore del settore secondario e terziario del fondo valle. Allo spopolamento della montagna e delle zone più periferiche corrisponde la concentrazione della popolazione nei centri urbani del fondovalle. Tutto questo fenomeno comporta il degrado dell ambiente e del paesaggio e il suo effetto è Vlarotz, Auserpèrg pet de nai' kirch (Foto BKI) Settembre/Leistagst 2016 4 EDITORIALE VOURSTELL Vlarotz, de heff Eckern, Meidln, Tuneger ont Boler en de sèskerjor/anni '60 (Archiv BKI, foto G. Thien) immediatamente visibile. Con la cessazione dell attività agricola e pastorale e l abbandono dei campi e dei pascoli, questi da subito sono invasi dalla vegetazione arbustiva con un inselvatichimento e arretramento della potenzialità produttiva. Questo processo altera il paesaggio tradizionale con la conseguenza della perdita di elementi di grande valore come la biodiversità che limita la fruibilità turistica del territorio. L abbandono della manutenzione dei terrazzamenti e della regimazione delle acque irrigue, degli argini e dei canali manifesta un pericoloso agente erosivo la cui forza delle acque ne determina pericolosi rischi idro-geologici. L effetto invece del rimboschimento aumenta il rischio degli incendi e le loro conseguenze. La popolazione Mòchena attuale è mediamente anziana e quindi è naturale che nel prossimo ventennio assisteremo ancora a un calo demografico. Non è da escludere poi che anche i giovani che ora studiano e che a breve vogliono inserirsi nel mondo del lavoro debbano in futuro lasciare la nostra comunità, perché è difficile trovare il lavoro sotto casa. L aumento dell istruzione e la specializzazione delle professioni fa si che non si trovino in Valle posti di lavoro e quindi automaticamente si crea emigrazione. Con quest andamento demografico si rischia di compromettere nel medio lungo termine la stessa sopravvivenza fisica della popolazione. LEM n. 19 5 EDITORIALE VOURSTELL Purtroppo questo è lo scotto del vivere in montagna perché la politica provinciale e nazionale non considera e si dimentica di costoro. In passato con i sindaci della minoranza linguistica Mòchena e Cimbra si è spesso fatto presente agli amministratori del trentino le obiettive difficoltà del vivere in montagna determinato non solo dalla distanza geografica ma anche e soprattutto dalle diversità storiche, culturali, linguistiche ed economiche e quindi delle problematiche più diverse cui le stesse devono far fronte. Vero è che con la legge provinciale n 6 del 2008 la Provincia riconosce le minoranze germanofone e ne tutela la sua lingua, ma non considera né valorizza queste comunità sotto l aspetto economico e sociale. Alla montagna e agli uomini che la popolano deve essere dato il ruolo che le spetta per la salvaguardia del territorio, per gli effetti economici che ne possono derivare, per il paesaggio che offre, per il mantenimento delle istituzioni come gli usi civici, le cooperative, i beni collettivi, i valori di mutualità e le testimonianze di vecchi e antichi mestieri. Alla montagna va dato il giusto riconoscimento e attenzione che le spetta perché può offrire una grande potenzialità economica e di sviluppo sostenibile per i giovani, non solo rivolto all agricoltura e al turismo ma a tutte le risorse ambientali e naturali presenti di cui è custode. Se non si attuano iniziative atte a frenare l abbandono della montagna questa è destinata a scomparire. Ritengo che vada fatta una politica in controtendenza rispetto a quella attuale nella gestione del territorio che può salvarsi dallo spopolamento solamente se s importano i modelli di sviluppo della pianura in sinergia con la montagna nella cultura dello sviluppo diverso e di controllo del territorio insieme alla tutela di un ambiente, dei suoi attori, della loro storia e cultura e, nel caso nostro, della minoranza linguistica. E' compito delle istituzioni politiche creare delle opportunità perché la gente possa rimanere in quota ridando a queste aree, da troppo tempo trascurate, più potere decisionale e autonomia finanziaria per garantire progetti di sostenibilità a garanzia delle valenze ambientali e diversità culturali combinando tradizione e innovazione. La stessa Convenzione delle Alpi impone non solo la difesa delle comunità alpine portatrici di patrimoni culturali, ma ne impone azioni propositive di sviluppo sostenibile dinamico e aperto al turismo. Quest accordo sottoscritto nel 1991 dai paesi alpini (Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Monaco Slovenia, Svizzera,) e dall Unione Europea con l obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile e tutelare gli interessi della popolazione residente, tenendo in considerazione delle complesse questioni ambientali, sociali, economiche e culturali è già in vigore negli altri Stati Alpini aderenti alla convenzione, mentre in Italia è ancora in attesa da molti anni di essere approvata. Purtroppo la politica si rivolge sempre dove i numeri portano consenso, pensando che la trasformazione è più redditizia nel prendere atto delle grandi economie di scala. Ne sono un esempio l unione dei comuni e le relative gestioni associate, imposte per legge solamente per problemi di economia di scala e di risparmio di risorse, concetto peraltro discutibile e non provato. Tutto queste scelte sono fatte senza tenere in considerazione quanto detto sopra e non basta promuovere convegni e dibattiti di sostenibilità se poi non si attuano azioni concrete che diventino realtà. Se vogliamo una controtendenza, occorre una nuova governance più attenta alle realtà di montagna alle persone che la vivono e alle loro peculiarità. La montagna sarà perduta se non sarà presidiata da chi l ha colonizzata e vissuta fino ad oggi. Settembre/Leistagst 2016 6 Jan Casalicchio Federica Cognola Università di Trento Università Ca Foscari, Venezia PER UNA NUOVA ETIMOLOGIA DI MÒCHENO 1. Introduzione Nel corso dei decenni, varie ipotesi sono state avanzate per spiegare l origine del termine mòcheno. La più comune collega mòcheno al verbo mòchen ( fare ) ed ipotizza che gli abitanti della Valle del Fersina siano stati chiamati mòcheni perché pronunciavano spesso questo verbo. Il nostro lavoro ha dimostrato come questa spiegazione, e tutte le ipotesi che colleghino il termine mòcheno alla sola Valle del Fersina, siano errate. Contrariamente a quanto si è creduto fino ad ora, infatti, il temine mòcheno fa parte di una serie di termini tra loro collegati (come mòch e tamòcco) diffusi nell arco alpino orientale per indicare i tedeschi. La nostra ricerca ha mostrato come tutti e tre questi termini derivano dalla parola del medio alto tedesco (fase linguistica del tedesco compresa tra il 1050 e il 1350) der mocke, che era usata per indicare persone rozze e incolte. 2. Alcuni dati 2.1 Ipotesi etimologiche precedenti Ecker, Frassilongo/Garait (Foto BKI) L origine del termine mòcheno per indicare gli abitanti della valle del Fersina e la loro lingua ha suscitato interesse e curiosità in molti studiosi, che non sono arrivati, tuttavia, a proporre una spiegazione unitaria per questa parola. Nel riassumere questi studi, partiamo da ciò che tutti condividono, cioè che il termine mòcheno è un termine dato dall'esterno (esoetnico) dalla comunità romanza, e non è, quindi, un termine usato dalla comunità per definire i propri membri e la propria lingua. Questo fatto è molto importante per spiegare il significato della parola mòcheno perché la ricerca linguistica nel campo dell etimologia ha dimostrato che gli esoetnici nascono attraverso un numero limitato di meccanismi. Prendiamo per esempio la parola italiana vù cumprà per indicare negli anni 90 i LEM n. 19 Nuova etimologia di mòcheno 7 venditori ambulanti di origine africana. Questo termine è nato attraverso la generalizzazione di una frase tipica di questi ambulanti, che è stata estrapolata dal loro parlato ed è andata a designarli come gruppo. Lo stesso meccanismo è stato ipotizzato anche per il termine mòcheno, che è stato ricollegato al verbo mòchen, preso dalle popolazioni romanze circostanti come parola simbolo degli abitanti della valle del Fersina (Azzolini 1886, Piatti 1996, Nocentini 2010 tra gli altri), esattamente come nel caso di vù cumprà. Come parzialmente già notato in Lorenzi (1930), questa ipotesi non è particolarmente convincente perché presuppone che i trentini fossero in grado di isolare una singola parola, tra l altro nemmeno molto frequente (il verbo generico per fare è tea in mòcheno) all interno di un discorso in mòcheno, cosa che chiunque abbia sentito parlare una lingua straniera sa essere molto difficile. Per questo è stato ipotizzato (Morelli 1979) che il termine mòcheno sia entrato attraverso alcune espressioni formulaiche dei krumeri, come per esempio mòch i faccio io captate dalla popolazione perché legate a contesti chiari e sempre uguali. Tuttavia, anche questa ipotesi è piuttosto debole perché presuppone che i krumeri abbiano operato soprattutto in Trentino, mentre sappiamo che erano attivi, invece, per la maggior parte nei paesi tedescofoni dell Impero Austro-Ungarico, e, in tempi più recenti, soprattutto in Alto Adige. 2.2 Testimonianze storiche, onomastiche e toponomastiche del termine mòcheno Le ipotesi etimologiche per mòcheno discusse sopra partono dall idea che questa parola sia nata nell area romanza limitrofa alla Valle del Fersina. Questa idea sembra essere confermata da quella che è stata considerata a lungo la prima attestazione del termine mòchen, in un libro di padre Giangrisostomo Tovazzi del 1768 in cui si parla di un prete boemo che predicò ai Mòcheni. In realtà il termine mòchen è documentato già a partire dal 1500 come cognome e soprannome di famiglia, non in valle del Fersina (o in zone limitrofe), bensì nel Trentino nordoccidentale: in val di Non ( anna f. q. simon mochen, 1512; Negri 1907: 180), e in val di Sole, dove compare tre volte, una al femminile ( de la Mòchena, 1563), e due volte nella forma Mòchen, come cognome (1586) e come soprannome (1597; Lorenzi 1932: 440). Il Termine Mòchen è attestato venticinque volte come toponimo nel Dizionario Toponomastico Trentino, per indicare zone prative o masi/case (vd. anche Flöss 2015). 1 Sono inoltre numerose le occorrenze delle forme collegate a mòcheno, mòch/mòco/mòchi, riferite anch esse a zone prative o a masi/case. La distribuzione di tutti questi toponimi interessa due aree: una prima area vicina alla valle del Fersina (Valsugana e zone limitrofe), e una più distante, comprendente punti non collegati fra loro (Primiero, Storo, Ala/Avio, Fiemme e Fassa). 2.3 Mòcheno e forme connesse come soprannome etnico Un fatto che non è stato notato negli studi sull etimologia di mòcheno (con l eccezione degli accenni in Piatti 1996 e Pallabazer 1997) è che la forma mòch (con la variante much), ricollegabile a mòcheno, è ampiamente attestata come esoetnico nell arco alpino orientale. Nella mappa 242 dell Atlante Linguistico del Ladino Dolomitico-II (domanda: I tedeschi: generico/spregiativo ), il termine mòch / much compare in 28 punti d inchiesta su 217. La distribuzione geografica del termine è omogenea e comprende la valle di Fassa in Trentino, la fascia medio-alta del Veneto e parte del Friuli. Inoltre, mòch è registrato con il significato di tedesco/tirolese in fassano (DILF); much significa tedesco in agordino (Rossi 1992: 696) e a 1 Dal computo sono esclusi tutti i casi in cui il DTT indica un legame con la valle del Fersina o con i suoi abitanti. Settembre/Leistagst 2016 8 Jan Casalicchio & Federica Cognola Roudler, Fierozzo/Vlarotz (Foto BKI) Vittorio Veneto (Zanette 1980: 372) e tedesco/austriaco in cadorino (De Donà/De Donà Fabbro 2011: 404; Livan 2012: 314). Una forma connessa con mòcheno è anche tamocco usato in Alto Adige per indicare gli appartenenti al gruppo linguistico tedesco. 3. Nuova ipotesi etimologica per mòcheno 3.1. Il termine mòcheno come generico per tedesco molto enigmatico. Ipotizziamo che ciò sia dovuto al fatto che questo termine significava genericamente tedesco e non poteva avere valore distintivo in quell area dove erano presenti fin dal 1200 diverse comunità alloglotte (Piatti 1996). Il termine si è specializzato per la Valle dei Mòcheni in un secondo momento, a seguito dell estinzione delle altre colonie tedescofone in Valsugana. Questa ipotesi trova conferma in fonti storiche di 800 e 900, dove sono chiamati mòcheni i diversi gruppi tedescofoni della Valsugana e la loro lingua (Azzolini 1836: 631,Tecini 1860: 33, Prati 1923: 82). Riassumiamo i risultati delle nostre ricerche. Il termine mòcheno è diffuso fin dal 1500 in diverse aree del Trentino come toponomino e cognome; in tutto l arco alpino orientale è attestato in diverse forme (mòchen, mòch, much) come soprannome per tedesco. Pensiamo che questi dati indichino chiaramente che, contrariamente a quanto ipotizzato fino ad ora, il termine mòcheno non nasca per designare gli abitanti della valle del Fersina e la loro lingua, ma fosse un termine generico per indicare i tedeschi, che si è specializzato solo più tardi. Questo è confermato anche dal fatto che Mòchen non è diventato cognome e soprannome in Valsugana, un fatto di per sé 3.2. Significato di mòcheno Abbiamo visto che i termini mòch/much/mòcheno significano tutti tedesco. Da dove deriva questo significato? Chi era il mòch / mòchen? Le nostre ricerche ci hanno portato a ipotizzare che prima di significare tedesco, mòch/ mòchen indicasse semplicemente coloro che coltivano e abitano la montagna, e che il significato di tedesco sia posteriore, dovuto al fatto che i coloni tedeschi erano indicati spregiativamente come persone rozze perché dediti ad attività di montagna legate al maso. Questa trafila è confermata dalle fonti sul ladino. Nel LEM n. 19 Nuova etimologia di mòcheno il fass. mòch significava solo contadino (De Rossi 1914), e in livinallese ha mantenuto questo significato fino a oggi (Masarei 2005: 268). Nel fassano odierno, invece, mòch indica il proprietario di maso altoatesino e anche l altoatesino tedescofono in generale. Ciò è particolarmente importante se teniamo conto dell estrema conservatività che caratterizza le aree ladine rispetto a quelle venete e trentine. L idea è quindi che un processo simile a quello documentato per il termine mòch in ladino abbia interessato anche il termine mòcheno, sebbene non ne abbiamo evidenza diretta. 2 Proponiamo che il termine mòch sia entrato attraverso la parola del medio alto tedesco der mocke grumo, mucchio, fig. persona goffa e incolta (BMZ; vd. Mastrelli- Anzilotti in Pallabazzer 1997). Questo significato di base si è mantenuto in tamòcco e in mòch in alcune varietà venete e trentine. Altrove mòch è diventato contadino, montanaro, proprietario di maso, ipotizziamo per associazione tra persona rozza, grullo e montanaro (stessa associazione che abbiamo nell'italiano villano in cui l associazione è stata applicata nella direzione inversa contadino grullo', Beccaria 2004). Dai significati di persona rozza/grullo e montanaro/proprietario di maso si arriva al significato di tedesco. Il passaggio da grullo a tedesco è ben documentato in area italiana settentrionale, si vedano per esempio il caso di toni in milanese (da nome proprio diventa prima grullo/stupido, e poi nell 800 soldato austriaco/tedesco, Pfister/ Lupis 2001: 68 ss.) e di much nel dialetto di Vittorio Veneto, dove significa sia scimunito sia tedesco, ma non contadino (Zanette 1980: 372). 4. Conclusioni In questo articolo abbiamo proposto un nuova etimologia per la parola mòcheno e abbiamo dimostrato come la sua storia è molto lunga e solo in parte colle- 2 Si not
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