1. I PRESUPPOSTI OGGETTIVI PER IL RICONOSCIMENTO DEI PERMESSI: L ACCERTAMENTO DELL HANDICAP GRAVE E L ASSENZA DI RICOVERO DEL SOGGETTO DISABILE.

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Oggetto: Circolare n. 5 - Disposizioni in materia di permessi per i dipendenti che assistono familiari con handicap grave. Novità introdotte dalla Legge 4 novembre 2010, n.183 (c.d. collegato sul lavoro)

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Oggetto: Circolare n. 5 - Disposizioni in materia di permessi per i dipendenti che assistono familiari con handicap grave. Novità introdotte dalla Legge 4 novembre 2010, n.183 (c.d. collegato sul lavoro) e dal D.Lgs 18 luglio 2011, n Ai dipendenti fruitori dei permessi ex lege 104/1992 S E D E Premessa La materia dei permessi lavorativi per l assistenza ai familiari portatori di handicap grave ha rappresentato un tema lungamente dibattuto per le numerose interpretazioni e circolari succedutesi nel tempo. Recentemente il legislatore, dapprima con la Legge 4 novembre 2010, n.183 (art. 24) e successivamente con il Decreto Legislativo 18 luglio 2011, n. 119 (art.6) ha provveduto a ridefinire in modo sistematico la disciplina dei permessi lavorativi per l assistenza ai familiari portatori di handicap grave, chiarendo alcuni degli aspetti più controversi. In particolare, le modifiche introdotte con i provvedimenti normativi sopra richiamati, riguardano: 1. la restrizione dei soggetti legittimati a fruire dei permessi per assistere persone in situazione di disabilita grave; 2. l eliminazione dei requisiti della convivenza, della continuità ed esclusività dell'assistenza; 3. la nuova disciplina del diritto al trasferimento del lavoratore che fruisce dei permessi a scegliere, ove possibile e compatibilmente con il fabbisogno e le esigenze di servizio, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere; 4. la decadenza dal diritto alle agevolazioni in caso di accertamento di insussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa in materia; 5. l istituzione di una banca dati presso il Dipartimento della Funzione Pubblica per il monitoraggio dei permessi accordati ai pubblici dipendenti; 6. le ipotesi in cui è consentita la cumulabilità dei permessi per I'assistenza a più familiari portatori di handicap grave; 7. la possibilità di fruire dei permessi per l assistenza di un familiare disabile residente in località distante rispetto al Comune di residenza del lavoratore. 1. I PRESUPPOSTI OGGETTIVI PER IL RICONOSCIMENTO DEI PERMESSI: L ACCERTAMENTO DELL HANDICAP GRAVE E L ASSENZA DI RICOVERO DEL SOGGETTO DISABILE. a) L'accertamento dell handicap grave Condizione primaria per il riconoscimento dei permessi previsti all'art. 33, comma 3, della legge 104/92 è che la persona da assistere sia stata riconosciuta portatrice di handicap in situazione di gravita dalla commissione medico-legale costituita presso la ASP competente, secondo la procedura prevista dall'art. 4. Dal 1 gennaio 2010 sui contenuto dell'accertamento si esprime definitivamente I'INPS, ai sensi dell'art. 20 della Legge n. 102/2009, e pertanto devono essere considerati definitivi e come tali idonei a giustificare il riconoscimento dei permessi solo i verbali recanti il timbro stampigliato dell'inps (ai fini della fruizione dei permessi il verbale di accertamento della Commissione medica ASP, in attesa della validazione da parte dell'lnps, può valere come certificazione provvisoria). L'accertamento provvisorio dell'handicap grave Qualora la commissione medica, di cui all'art. 4 della legge 104/1992, non si pronunci entro 15 giorni - in caso di patologie oncologiche - (v. art. 6 comma 3 bis della legge n. 80/2006) o 90 giorni - per tutte le altre patologie - (v. art. 2 comma 2 del D.L. n. 324/1993 convertito in legge n. 423/1993) dalla data presentazione della domanda, gli accertamenti sono effettuati, in via provvisoria, ai soli fini previsti dall'art. 33 della stessa legge, da un medico in servizio presso una struttura pubblica o privata equiparata alla pubblica (v. circolare Inps n. 32/2006), specialista nella patologia dalla quale e affetta la persona disabile; detta certificazione ha validità fino alla conclusione del procedimento di accertamento. Casi particolari Non occorre uno specifico accertamento dell'handicap grave da parte della Commissione Medica per i soggetti affetti dalla sindrome di Down, per i quali e sufficiente la certificazione del medico di base corredata dalla presentazione del cariotipo (mappa genetica) ed i grandi invalidi di guerra, per i quali I'handicap grave e attestato dalla documentazione rilasciata agli interessati dai Ministeri competenti al momento della concessione dei benefici pensionistici (Mod. 690 copia del decreto concessivo della pensione). Occorre evidenziare che il verbale di accertamento dell'handicap può stabilire la rivedibilità del soggetto, indicando una data di scadenza della certificazione, in tal caso decorso detto termine, decadono i benefici relativi ai permessi. Si raccomanda, pertanto, agli interessati, per continuare a beneficiare delle agevolazioni già riconosciute, di provvedere tempestivamente all'attivazione dell'iter procedurale finalizzato alla conferma della condizione di disabilità grave. Nell'ipotesi in cui una nuova valutazione accerti che non sussiste più la connotazione di gravita dell'handicap, il dipendente (fruitore dei permessi per se stesso o per assistere un familiare) è tenuto ad effettuare immediata comunicazione all'ufficio Unico del Personale. b) Assenza di ricovero del disabile in situazione di handicap grave Altro requisito essenziale per la concessione dei permessi lavorativi di cui all'art. 33 della Legge n.104/1992, oltre all'accertamento dell'handicap, è l assenza di ricovero a tempo pieno della persona con disabilità grave, intendendosi per tale il ricovero per l e intere 24 ore presso strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa . Al riguardo, si fa presente che i permessi in argomento non possono essere riconosciuti al dipendente per far fronte a necessita assistenziali non sanitarie (es. aiuto nell'igiene, nell'alimentazione, nel supporto personale) di cui i familiari di una persona ricoverata si fanno carico. Detti permessi possono essere invece concessi anche in presenza di ricovero nei seguenti tre casi: I. interruzione del ricovero per necessità del disabile di recarsi fuori della struttura che 1o ospita per effettuare visite o terapie; II. ricovero a tempo pieno di un disabile in coma vigile e/o in situazione terminale; III. ricovero a tempo pieno di un minore in situazione di disabilità grave per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare. Naturalmente la ricorrenza delle situazioni eccezionali sopra richiamate dovrà risultare da idonea documentazione medica da presentare all'ufficio del Personale. 2. ONERI A CARICO DEL DIPENDENTE CHE FRUISCE DEI PERMESSI PER ASSISTERE UN SOGGETTO PORTATORE DI HANDICAP RESIDENTE IN LOCALITA DISTANTE. L'art. 24 della legge 183/2010, aveva già abrogato le condizioni di continuità ed esclusività , fissate dalla Legge 104, nel caso in cui i permessi fossero richiesti per l assistenza a parenti ed affini. Per effetto di tale modifica la concessione dei permessi può essere richiesta dal dipendente anche quando il familiare da assistere abiti a centinaia di chilometri di distanza rispetto al luogo di residenza del lavoratore. Tuttavia, al fine di combattere eventuali abusi nel godimento dei permessi, il Decreto Legislativo n. 119/2011, entrato in vigore in data 11 agosto 2011, ha aggiunto il comma 3-bis all'art. 33 della Legge n. 104/1992 che disciplina espressamente tale fattispecie. In base a tale normativa il lavoratore che fruisce dei permessi per assistere un soggetto portatore di handicap grave residente in Comune situato a distanza stradale superiore a 150 chilometri rispetto a quello ove ha la propria residenza, è tenuto ad attestare con titolo di viaggio, o altra documentazione idonea, il raggiungimento del luogo di residenza dell'assistito. I dipendenti che si trovino nella predetta situazione hanno l obbligo al rientro in servizio, per ogni permesso fruito in base all'art. 33, comma 3, della Legge n. 104/1992, di produrre all'ufficio del Personale la documentazione sopra menzionata, attestante il raggiungimento del luogo di residenza dell'assistito. Qualora tale documentazione non sia presentata, o non sia ritenuta idonea ai fini della fruizione del permesso, l e relative assenze saranno convertite in ferie o in altri istituti previsti dalla vigente normativa contrattuale. 3. I SOGGETTI LEGITTIMATI A FRUIRE DEI PERMESSI I lavoratori legittimati a fruire dei permessi sono: a) il dipendente in situazione di handicap grave; b) i dipendenti genitori che assistono figli in condizione di handicap grave di eta inferiore ai tre anni; c) il dipendente che assiste un familiare in situazione di handicap grave, ivi compresi i genitori che assistono figli di eta superiore ai tre anni. A seguito dell'entrata in vigore della legge n.183/2010, che ha sostituito il terzo comma dell'art. 33 della Legge n.104/1992, il diritto a fruire dei permessi mensili (pari a tre giorni al mese o 18 ore) compete al coniuge (ora indicato espressamente dalla norma), o parente o affine entro ii 2 grado della persona con handicap in situazione di gravità. Solo in presenza di specifiche condizioni il diritto a fruire dei permessi può essere esteso ai parenti e agli affini entro il terzo grado della persona da assistere. II diritto a beneficiare dei permessi per assistere familiari o affini di terzo grado permane quando il coniuge o genitori della persona da assistere siano deceduti o mancanti, abbiano compiuto 65 anni di età, o siano anch'essi affetti da patologie invalidanti. Per genitore o coniuge mancante si deve intendere non solo una situazione di assenza naturale ogiuridica, come il caso del genitore solo , ma anche condizioni a tale stato assimilabili, quali divorzio, separazione legale, abbandono, purchè certificate dall'autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità. In relazione alle cosiddette patologie invalidanti, in mancanza di una loro definizione legislativa, la circolare della Funzione Pubblica sopra citata propone, come riferimento per la loro individuazione il Decreto Ministeriale n. 278/2000, (Regolamento di attuazione dei congedi per eventi e cause particolari), che ha disciplinato le ipotesi in cui e possibile accordare il l congedo per gravi motivi di cui all'art. 4, comma 2, della legge n. 53/2000. In particolare, si tratta di: - patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o perdita dell'autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, soggette riacutizzazioni periodiche; - patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali; - patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario. In presenza di queste situazioni, che naturalmente devono essere documentate, la legge estende l ambito di applicazione soggettivo del diritto ai permessi mensili, considerando a priori che i soggetti affetti da patologie invalidanti non siano in grado di prestare un'assistenza adeguata alla persona in situazione di handicap grave. E' opportuno evidenziare che la possibilità di riconoscere i permessi ai parenti o affini di terzo grado si verifica anche nel caso in cui uno solo dei soggetti menzionati (coniuge o genitori) si trovi nelle descritte situazioni (assenza, decesso, patologie invalidanti), poichè nella diposizione normativa e utilizzata la congiunzione disgiuntiva ( qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti'). 4. LA NUOVA DISCIPLINA PER II CUMULO DEI PERMESSI IN PRESENZA DI PIU FAMILIARI DISABILI INTRODOTTA DALL'ART.6 DEL DECRETO LEGISLATIVO N. 119/2011. L'art.33, comma 3, della Legge n. 104/1992, come modificato dall'art.24 della legge183/2010, stabilisce che il diritto alla fruizione dei permessi non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per I'assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravita , ad eccezione dei genitori che assistono un figlio disabile, ai quali viene concessa la possibilità di fruire dei permessi retribuiti, sempre nel limite di 3 giorni al mese, alternativamente. L'applicazione di tale prescrizione comporta la necessita di individuare un unico referente per ciascun disabile, trattandosi del soggetto che assume il ruolo e la connessa responsabilità di porsi quale punto di riferimento della gestione generale dell intervento, assicurandone il coordinamento e curando la costante verifica della rispondenza ai bisogni dell'assistito (parere n del 2008 del Consiglio di Stato). La nuova disciplina dei permessi per l assistenza ai familiari portatori di handicap, a seguito delle modifiche introdotte dall'art. 24 della Legge n.183/2010 non esclude la possibilità per lo stesso dipendente di assistere contemporaneamente più persone e di conseguenza di fruire nell'arco del mese di tre giorni di permesso per ciascun assistito. II Decreto Legislativo n. 119/2011, entrato in vigore l 11 agosto 2011, ha regolamentato espressamente l ipotesi della cumulabilità dei permessi, limitando i casi in cui il dipendente può richiedere permessi aggiuntivi. Infatti, I'art. 6 del Decreto citato sancisce che il dipendente può prestare assistenza nei confronti di più soggetti affetti da handicap grave solo a condizione che il secondo familiare da assistere sia il coniuge o un parente o affine entro il primo grado . La possibilità di cumulare i permessi quando il secondo familiare da assistere sia un parente o affine di secondo grado viene ammessa solo nel caso in cui il coniuge o i genitori del familiare in questione abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. In base a questa regola non è ammessa la cumulabilità dei permessi nel caso in cui anche il secondo familiare da assistere sia un parente o un affine di terzo grado. Per i dipendenti che attualmente assistono più parenti o affini tutti di terzo grado quindi sarà possibile assistere uno soltanto di questi, fatte salve le condizioni di assenza, anzianità o invalidità di genitori o coniuge illustrate nel paragrafo. I dipendenti che assistono più parenti o affini tutti di secondo grado, per i quali non sussistono le condizioni di assenza, età, invalidità del coniuge/genitori della persona da assistere non potranno più beneficiare della concessione del secondo permesso, ma solo del primo . Nulla cambia nel caso in cui il primo familiare assistito sia di terzo grado (sempre fatte salve le condizioni previste dalla legge di assenza, anzianità o invalidità dei genitori o del coniuge) e il secondo familiare assistito sia invece di secondo grado. Infatti, il Decreto Legislativo n. 119/2011 non abroga la disposizione che consente la concessione del primo permesso anche per il terzo grado di affinità o parentela, nel caso in cui manchi (o sia invalido o deceduto) il coniuge o il genitore. 5. I BENEFICI RICONOSCIUTI AI GENITORI DI FIGLI MINORI CON HANDICAP GRAVE a) I tre giorni al mese di permessi retribuiti I genitori che assistono un figlio in situazione di handicap grave, in deroga alla regola del referente unico, possono fruire dei permessi retribuiti alternativamente, fermo restando il limite complessivo dei tre giorni mensili. Si evidenzia peraltro che, in base alla nuova disciplina, i permessi giornalieri possono essere fruiti anche dai genitori di un minore di tre anni in situazione di handicap grave. La possibilità per i genitori di minore di tre anni disabile di fruire dei permessi ai sensi dell'art. 33 della legge n. 104/1992, si aggiunge alle altre prerogative previste nei confronti degli stessi dal D.lgs. n. 151 del Quindi, resta fermo il diritto dei genitori del minore di tre anni in situazione di handicap grave di fruire, in alternativa, dei permessi giornalieri mensili, del prolungamento del congedo parentale o dei riposi orari retribuiti di cui all'art. 42 del D.Lgs. n. 151/2001. A tal proposito il Dipartimento della Funzione Pubblica nella circolare n.13/2010, ha chiarito che, in quanto rivolti a soddisfare il medesimo scopo, la fruizione degli istituti riconosciuti ai genitori per l assistenza del figlio disabile deve intendersi alternativa e non cumulativa nell'arco del mese, cosicchè nel mese in cui uno dei due genitori abbia fruito di uno o più giorni di permesso ai sensi dell'art. 33, comma 3, entrambi i genitori non potranno beneficiare per lostesso figlio neppure delle due ore di riposo giornaliero, del prolungamento del congedo parentale e del congedo di cui all'art. 42, comma 5, del D.lgs_n. 151 del 2001 e viceversa. b) II prolungamento del congedo parentale: l e nuove regole introdotte dal Decreto Legislativo 119/2011. Occorre segnalare che il Decreto Legislativo n.119/2011 ha apportato modifiche alla disciplina del prolungamento del congedo parentale di cui all' art.33 del Decreto Legislativo n.151/2001. Secondo la nuova formulazione dell'articolo citato, i genitori, anche adottivi o affidatari, per ogni figlio portatore di handicap grave, possono fruire entro il compimento dell'ottavo anno di età del bambino, del prolungamento del congedo parentale, in maniera continuativa o frazionata, sino ad un periodo massimo di tre anni. La possibilità di fruire del congedo suddetto decorre dal momento in cui termina il periodo di congedo parentale ordinario riconosciuto alla generalità dei genitori dall'art. 32 del Decreto Legislativo 151/2001. Anche il prolungamento del congedo parentale, al pari degli altri istituti per I'assistenza ai figli disabili, presuppone che il minore interessato non sia ricoverato a tempo pieno presso strutture specializzate, a meno che la presenza dei genitori non venga richiesta dai sanitari. L'autorizzazione a fruire del prolungamento del congedo parentale è subordinata alla presentazione da parte del/la dipendente del verbale di visita medico-legale per l accertamento dell'handicap, effettuata presso la competente Commissione A.S.P., secondo le disposizioni previste dall'art. 4 della legge n 104/92, dal quale risulti lo stato di handicap grave del bambino/a interessato/a. I periodi di astensione dal lavoro, per effetto della fruizione del prolungamento del congedo parentale, sono retribuiti al 30%, sono computati nell'anzianità di servizio, comportano la riduzione delle ferie e della 13^ mensilità e sono coperti da contribuzione figurativa. c) I riposi giornalieri In alternativa al prolungamento del congedo parentale ed ai 3 giorni di permesso mensile retribuito, fino al compimento del terzo anno di vita del bambino, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, possono fruire di 2 ore di riposo giornaliero retribuito. 6. LE PREROGATIVE RELATIVE ALIA SEDE DI SERVIZIO La Legge 183/2010 interviene anche in merito al beneficio relativo alla scelta della sede di lavoro da parte del dipendente, previsto dall'art. 33, comma 5, della legge 104/1992: la norma, nella versione attuale, dispone che il lavoratore ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere. E' opportuno evidenziare che la norma, rispondendo all'esigenza di tutela del disabile, accorda al lavoratore un diritto, che può essere mitigato solo in presenza di circostanze oggettive come ad esempio la mancanza di posto in relazione al fabbisogno organico della sede prescelta dal dipendente. 7. LE MODALITA DI FRUIZIONE DEI PERMESSI Si ritiene necessario chiarire, innanzitutto, le modalità con cui i dipendenti sono tenuti a comunicare le assenze dal servizio giustificate dalla fruizione dei permessi di cui alla legge 104. Al riguardo l'amministrazione pur riconoscendo il ruolo fondamentale svolto da coloro che assistono familiari in condizioni
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